Cos’è la Geobiologia

di Pier Prospero  —

La Geobiologia è un vasto contenitore non ancora formalizzato ufficialmente in cui si trovano varie branche di studi e di professionalità. Si va dallo studio dell’interazione tra ambiente abiotico e ambiente biotico nell’evoluzione della vita sul pianeta, oggetto di corsi di laurea in alcune università, alle indagini sugli effetti dell’acqua sotterranea sulla salute1.
Per noi che ci occupiamo di analisi geobiofisica e rilevazioni geobiologiche, la Geobiologia è un’arte applicata, codificata dal dr. med. Ernst Hartmann e dal suo Gruppo di Ricerca di Waldbrunn (Heidelberg), utilizzata per individuare le aree in cui vi sono radiazioni naturali nocive alla salute di chi vi è esposto.

È un’arte applicata principalmente al servizio della medicina e orientata a garantire il massimo benessere e la conservazione della salute.

posizione esatta del letto copia
il letto “al posto giusto”

L’individuazione delle zone di disturbo naturali le cui radiazioni sono nocive fa parte della moderna “igiene abitativa” che in Germania trova concreta applicazione da parte degli Heilpraktiker. Un tempo questi esperti di salute verificavano se le condizioni delle abitazioni erano igieniche dal punto di vista dell’illuminazione, del ricambio d’aria, dei servizi igienici, ora con il cambiamento delle problematiche la verifica che eseguono riguarda il posto dei letti rispetto alle zone di disturbo naturali e l’intera abitazione rispetto all’intensità dei campi elettromagnetici tecnici.
Questa prassi, legata all’osservazione medica sulle ricorrenti patologie di pazienti diversi che dormivano nella stessa posizione, sulla verticale, ai vari piani delle palazzine, ha dato origine alla Geobiologia come intesa dal dr. Hartmann.
L’attuale igiene abitativa per lui prevede necessariamente l’individuazione delle zone di disturbo e l’adeguata disposizione dei letti, oltre alla misura dell’intensità dei campi elettromagnetici tecnici che deve rimanere al di sotto di una soglia di sicurezza.
La tesi di Hartmann, medico lui stesso, è che un medico non potrà vedere risultati nelle sue terapie se il paziente vive in un ambiente non igienico da questi punti di vista, che ovviamente in un Paese occidentale ormai rimangono gli unici fattori di mancanza di “igiene abitativa”, assieme all’inquinamento indoor prodotto dai materiali chimici e non bioecologici di cui si compongono le strutture murarie e gli arredi.
Da qui ha origine la ricerca della biologicità del terreno dove sorge la casa e poi della biologicità dei materiali di costruzione, ricerche che hanno preso il nome, soprattutto per merito del dr. Hartmann, di Geo-biologie e Bau-biologie.
Il senso di questi neologismi è che il terreno dove la casa sorge e i materiali con cui è costruita siano confacenti alla vita umana, e alla vita in senso lato, cioè “biologici”.
Per ottenere questo requisito di “biologicità” il posto dove si dorme deve essere esente dalle radiazioni elettromagnetiche tecniche e da quelle delle zone di disturbo naturali. Per disporre adeguatamente il letto occorre che il terreno sia analizzato per individuare eventuali fenomeni geologici o idrogeologici che inviano campi magnetici ed elettromagnetici in superficie costituendo “zone di disturbo” delimitate; inoltre occorre una ricerca delle “pareti” dei reticoli energetici parallelo e diagonale al nord per determinare la posizione dei loro punti di massima intensità dati dall’incrocio delle “pareti” di ciascun reticolo. Questi punti e le altre zone di disturbo costituiscono delle piccole aree dove vi sono delle radiazioni naturali di bassa intensità ma capaci di nuocere molto con lunghe esposizioni ripetute nel tempo.
La posizione critica è quella del letto perché dormendo si resta sempre nello stesso punto trascorrendovi molto tempo rispetto al totale di vita, e anche poiché adesso sappiamo che il sistema immunitario mentre dormiamo è al massimo della sua attività, per cui l’esposizione alla radiazione, naturale o tecnica, può facilmente costituire l’elemento scatenante di un’autoaggressione immunitaria2.
Soddisfare questa necessità di individuare le zone di disturbo naturali è lo scopo della Geobiologia.

ricerca scorrim acqua sotterranea su terr
ricerca geobiologica in un terreno dove sarà costruita una casa

Al contrario dei disturbi prodotti dai campi elettromagnetici tecnici, le zone di disturbo naturali non sono individuate dalle sonde degli attuali strumenti di misura, probabilmente a causa di un differente tipo di campo non ancora conosciuto abbastanza, quindi in questo ambito non si tratta di dotarsi degli strumenti adatti e delle opportune tecniche di buona misurazione, oltre che delle soglie a cui paragonare le misure ottenute, ma si tratta di “percepire” col proprio corpo la presenza di queste zone di disturbo e di farlo in tempo reale, senza attendere il periodo necessario per la manifestazione della patologia.
Sebbene tutti abbiano un qualche grado di sensibilità, solo alcune persone ipersensibili sono capaci di percepire immediatamente il disagio o l’allarme provocato dall’incontro con una zona di disturbo naturale. Queste persone normalmente si scoprono capaci di questa percezione dopo ripetute esperienze casuali, quando riescono ad incrociare i dati delle loro esperienze soggettive con i dati della letteratura in materia o quando incontrano un altro ipersensibile. Lo stesso avviene per le persone elettrosensibili e nessuno trova opportuno definire “paranormale” o “esoterica” la loro sensibilità esasperata.

Nel caso della Geobiologia si tratta di persone la cui genetica porta una eccessiva sensibilità al magnetismo e all’elettromagnetismo, non all’elettricità; persone che nel passato hanno sempre operato come rabdomanti e che rimanendo impossibile capire quali fossero i meccanismi all’origine delle loro capacità sono stati alternativamente reputati dotati di poteri magici oppure perseguitati come “indemoniati”. Nel bene e nel male sono stati sempre avvolti in un’aura di pensiero magico molto intensa, tale da impedire anche a loro stessi di rendersi conto di come stanno realmente le cose.
La situazione degli ipersensibili al magnetismo non è diversa da quella dei direttori d’orchestra o dei migliori musicisti: questi nascono con una dote genetica che se resa consapevole e coltivata li porta a intraprendere la professione di musicisti e poi ad eccellere; sono molto rari rispetto alla popolazione di un Paese e hanno straordinarie capacità di distinguere le frequenze acustiche, capacità non comuni agli altri umani, ma non per questo si reputano destinatari di un dono divino o “indemoniati”; loro stessi si ritengono degli “artisti” e non dei possessori di poteri paranormali. Eppure sono pochissimi e la gente comune non può replicare in laboratorio le loro prestazioni.
Il paragone dovrebbe rendere chiaro che se la sensibilità esagerata riguarda le frequenze elettromagnetiche invece di quelle acustiche, nulla cambia per il resto.
La Geobiologia è anche l’ipersensibilità di queste persone applicata all’analisi dei luoghi per la ricerca delle zone di disturbo, in questo senso è un’arte e il livello di riuscita è legato alla “bravura” dell’ “artista” ipersensibile.
Per tutti gli artisti, alla base della loro bravura, oltre alla dotazione genetica, vi è un lungo lavoro di apprendistato e un continuo esercizio, una conoscenza della metodologia di lavoro e delle tecniche necessarie per ottenere i risultati voluti (se uno portato per fare il musicista non impara a suonare uno strumento non può certo dimostrare le sue capacità), così anche per un ipersensibile che si vuol dedicare all’arte della Geobiologia occorre imparare ad utilizzare il suo “strumento” di percezione, che è il suo corpo (la mente è una funzione del corpo e la separazione tra le due entità non è reale), la metodologia di lavoro e le tecniche necessarie; nemmeno qui ci si può improvvisare, ma occorre lavorare, e seriamente, poiché non è un gioco di società, ma si va a determinare la prevenzione dell’insorgenza di patologie.

La Geobiologia ha ricevuto continue conferme dai riscontri clinici ottenuti sui pazienti da medici che conoscendo l’Omeopatia o la Medicina Funzionale hanno tratto le loro conclusioni sullo stato dei pazienti e sull’andamento delle cure considerando anche il posto dove questi dormivano.
All’inizio e per alcuni decenni queste sono state le uniche conferme. Il dr. Hartmann mise a punto un metodo di ricerca basato sulle variazioni della resistività cutanea, fece moltissimi di questi “geobioritmogrammi” e i risultati in parte confermarono le evidenze cliniche, senza però arrivare a costituire prove scientifiche. Alla fine della sua vita deve essersi reso conto degli errori di metodo, dovuti all’inesperienza nel settore e alla “grossolanità” della strumentazione, poiché non ha reso disponibili questi grafici né ai suoi collaboratori, né ai ricercatori scientifici, fatta eccezione per quanto aveva già pubblicato.
La serie di riscontri clinici, iniziata negli anni venti del novecento, è sfociata nella Geopatologia, il settore della Medicina che si occupa delle patologie in cui una concausa significativa è data dal luogo di riposo.
Negli ultimi anni del secolo scorso però sono intervenuti parecchi fatti rilevanti per l’oggettività dei fenomeni studiati dalla Geobiologia: lo studio scientifico della “memoria dell’acqua” ha portato alla formulazione della teoria quantistica dei domini di coerenza per spiegare la risonanza, teoria che oltre a spiegare come l’acqua trattenga e scambi le informazioni elettromagnetiche, spiega anche come una persona riesca a percepire la presenza di acqua sotterranea anche se è praticamente ferma nelle falde confinate e a determinarne le proprietà, sebbene questa non emetta alcun campo percepibile in superficie, e più in generale come si possa comprendere lo scambio energetico del substrato. Questa teoria ci spiega anche come si possa distinguere una zona di disturbo da un’altra di diversa natura quando le si incontra.

Le faglie geologiche più importanti3 sono state mappate a satellite con sofisticati scanner ad ampio spettro e si sono quindi determinate le frequenze emesse da questi fenomeni geologici, confermandone la nocività per la presenza di UV e di ionizzanti; gli stessi scorrimenti di acqua sotterranea più rilevanti sono visibili alla spettrometria all’infrarosso per il loro maggior assorbimento rispetto al restante substrato geologico.
Rispetto all’acqua sotterranea in scorrimento veloce, la fisica ci ha spiegato che il moto vorticoso delle molecole di acqua causato dalla presenza dei materiali di contenimento provoca un vettore magnetico che è in grado di superare tutti i materiali soprastanti e di giungere in superficie4 abbastanza verticalizzato per effetto della massa di materiale che si trova sotto e ai lati, così come avviene per il campo magnetico dei cavi dell’alta tensione interrati. Quindi anche la zona di disturbo relativa all’acqua sotterranea in scorrimento veloce ha trovato una spiegazione scientifica e attende ora la messa a punto di sonde in grado di rilevare il campo magnetico emesso; di conseguenza ha trovato spiegazione anche la sua nocività, data l’analogia con il campo magnetico a bassissima frequenza dei cavi di alta tensione interrati.
Nulla è successo invece per quanto riguarda i reticoli energetici, se non la conferma dell’esistenza di un piccolo reticolo orientato con il lato a nord che avendo la maglia di 50/55 cm crea un grosso rischio di errore poichè i suoi segnali si possono confondere con quelli del reticolo detto di Hartmann la cui maglia è all’incirca un multiplo di 50 cm (;200×250 cm). Nessuna nuova ipotesi sulla loro origine e composizione è stata formulata, mentre tutte le ipotesi fin qui addotte sono state abbandonate perché smentite dai progressi delle conoscenze scientifiche.
Nello stesso periodo storico sono subentrati inoltre due fatti molto importanti a sostegno della ragionevolezza e della scientificità degli assunti della Geobiologia: uno studio di ampio respiro sulla realtà della rabdomanzia abbinato agli aiuti della Germania ai Paesi terzi sotto forma di realizzazione di pozzi per l’acqua in zone aride, e uno studio richiesto dalle associazioni dei consumatori austriache e finanziato dal Governo Austriaco per stabilire se la rilevazione di “zone di disturbo naturali”, considerate nocive, costituisse una truffa ai danni dei clienti.
Il primo è lo studio dell’agenzia governativa tedesca GTZ sulla possibilità di utilizzare i rabdomanti per la ricerca di acqua sotterranea, abbattendo così i costi e rendendo più concreto l’aiuto alle popolazioni delle zone aride dei Paesi terzi. Questo progetto era stato preceduto dalla selezione di alcuni rabdomanti le cui capacità fossero scientificamente dimostrate. Questo studio preliminare, “Il Rapporto sulla Rabdomanzia” dei famosi e stimati docenti universitari H. L. Koenig e H.-D. Betz, oltre a fornire i criteri con cui selezionare le reali capacità dei candidati, fece indirettamente in modo di dimostrare che le capacità rabdomantiche, pur non così diffuse come preteso, fossero dimostrate reali.
Il piccolo gruppetto di rabdomanti selezionato tra 500 candidati partecipò alla ricerca di acqua nelle zone aride in un progetto che durò complessivamente 10 anni e produsse un grande numero di pozzi dei quali alcuni furono determinati solo con le capacità rabdomantiche, mettendo a volte alla prova anche gli sciamani locali, altri solo con le procedure e le tecniche della geologia, e una gran parte con la combinazione delle due capacità per cui la geologia classica determinava l’area in cui poteva esserci l’acqua e poi il rabdomante stabiliva dove perforare in quell’area. Si vide che gli sciamani locali, contrariamente alle aspettative, non riuscivano a determinare punti di perforazione validi; il gruppo di controllo di pozzi perforati solo con le tecniche geologiche ufficiali diede un risultato del 50% di perforazioni efficaci, praticamente casuale; altrettanto avvenne con il gruppo di controllo dei pozzi determinati solo dai rabdomanti; la grande rivelazione dello studio venne invece dal terzo gruppo di pozzi, il più numeroso, in cui sommando le due conoscenze e tecniche si raggiunse il 98% di perforazioni efficaci. Questo lavoro determinò la necessità di accettare scientificamente la rabdomanzia come fenomeno raro ma reale e molto utile, soprattutto se abbinato alle conoscenze scientifiche attuali; infatti come migliore rabdomante emerse la figura di Hans Schroeter, un ingegnere minerario che conosceva molto bene la geologia e la tecnologia per le ricerche e le perforazioni avendo lavorato anni alle prospezioni petrolifere, che si scoprì possedere una grandissima sensibilità e una precisione unica nel determinare non solo il punto in cui perforare, ma anche le caratteristiche dell’acqua individuata, dal pH alla temperatura, ad altri parametri e componenti che ne determinano la qualità.
Il Forschungskreis für Geobiologie del dr. Hartmann e l’Istituto GEA hanno fatto proprie queste conclusioni adottando la filosofia che la rabdomanzia, e più in generale la Geobiologia e l’analisi geobiofisica, debbano basarsi sulle conoscenze scientifiche più aggiornate che formano il substrato concettuale dal quale partire.
Il secondo è lo studio medico scientifico ufficiale, pubblicato a Vienna nel 1990 dal dott. prof. Otto Bergsmann, che nonostante la sua impostazione contraria in partenza alla Geobiologia, ha dimostrato la nocività della permanenza sulle “zone di disturbo” naturali per l’alterazione di ben 12 parametri sanguigni sui 24 indagati, e tra questi parametri alterati ve ne sono due molto importanti: la serotonina e la VES.
Questo studio, intitolato “Standort Risikofaktor” conclude che tra i fattori di rischio per la salute presenti nella casa si deve aggiungere anche quello della posizione del letto per la presenza di “zone di disturbo” dovute ad emissioni elettromagnetiche naturali non ancora conosciute (riferendosi ai punti di massima intensità dei reticoli energetici).
In questo modo ha trovato dimostrazione l’affermazione della Geopatologia che attribuisce anche alle piccole “zone di disturbo” dovute all’incrocio delle “pareti” dei reticoli energetici un reale fattore di rischio per la salute.
Finché questo studio non sarà ufficialmente invalidato nessuno può dire che la Geobiologia dei reticoli è una specie di truffa e nessuno può più sostenere che i reticoli energetici non esistono: non sapremo da cosa sono composti e da cosa hanno origine, ma sappiamo con certezza che ci sono e che i loro incroci sono nocivi.
In pochi decenni, dall’inizio alla fine del novecento, la Geobiologia ha fatto quindi un bel progresso.
Nonostante questo gli scettici organizzati, setta scientista che vede la scienza come una religione dogmatica, sono sempre pronti ad attaccare come ciarlatano chi si occupa di Geobiologia, soprattutto per i reticoli energetici, unico punto debole rimasto per la non dimostrabilità scientifica, e tentano ancora di screditare i rabdomanti sostenendo che sebbene sia accertato che l’acqua sotterranea in scorrimento emani un campo magnetico, è impossibile che un essere umano percepisca i campi magnetici non avendo egli organi sensoriali adatti. E sono sempre sfortunati perchè le ricerche scientifiche involontariamente li smentiscono di continuo, così come quella che ha fatto conoscere i punti di accumulo di magnetite nel corpo umano, dopo le già vecchie ricerche sui centri di sensibilità magnetica di vari animali. Inoltre tutti percepiscono sulla pelle e con i fosfeni (scintille di luce negli occhi anche al buio completo) un campo magnetico se è portato ad un’intensità abbastanza elevata, quindi non si può affermare che gli umani non possono percepire i campi magnetici, ma solo che normalmente li percepiscono solo se molto forti, cosa che non esclude che qualche individuo li percepisca anche se molto deboli.
Si dovrà pensare a qualcuno che controlli le affermazioni paranoiche del CICAP!
Ma occorre anche seriamente pensare che occupandosi di Geobiologia non si deve prestare il fianco alle critiche degli scientisti, perché se ci si comporta da ciarlatani pur di vendere qualcosa si dà ragione a loro.
La Geobiologia, intesa come la intendono il Gruppo di Ricerca fondato dal dr. Hartmann e di conseguenza l’Istituto GEA, è una cosa seria, come lo sono le patologie che le zone di disturbo contribuiscono in modo fondamentale a far insorgere.
Però guardando il web si vede che invece praticamente quasi tutti i siti relativi alla Geobiologia parlano di tutt’altro o in termini molto diversi e distorti5.
Purtroppo nel mondo infantile del pensiero magico, buono solo per vendere e rincretinire, non c’è molto posto per le cose serie, e questo fa comodo anche agli scettici scientisti, soprattutto se, oltretutto, queste cose serie possono prevenire le malattie e quindi far diminuire la vendita di farmaci…
Di fatto questi siti non servono a divulgare la Geobiologia e la sua importanza per la prevenzione delle geopatologie, ma a pubblicizzare e vendere oggetti o stuoie alle quali sono attribuite proprietà magiche di “schermatura” proprio come se si parlasse di amuleti contro il malocchio. Quindi sono quasi tutti siti di produttori o venditori di simili oggetti magici, e anche la quasi totalità di quelli che non lo sono servono volontariamente o inconsapevolmente a formare e rafforzare il milieu magico di fondo perché chi si avvicina alla Geobiologia debba pensare per forza alla necessità di acquistare una “schermatura”.
Allo stesso modo praticamente tutti i libri sull’argomento disponibili in italiano (eccetto “Geobiologia” di R. Alexandre, che però è vecchio e superato risalendo al 1970) sono niente altro che dei grossi depliant pubblicitari per i vari sistemi di “schermatura” magica.
Ma la Geobiologia non è questo ed è ben altro, come ci ha insegnato il dr. Hartmann.
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note:

1Geobiologia è un termine che attualmente indica due cose molto diverse: nel linguaggio accademico designa una branca degli studi scientifici di nuova impostazione e arrivata dagli Stati Uniti, cioè lo studio dell’incidenza delle modificazioni geologiche e geofisiche sull’evoluzione delle specie viventi. Nel linguaggio corrente invece Geobiologia indica la ricerca rabdomantica delle “zone di disturbo”, e deriva dal termine tedesco “Geobiologie” adottato dal dr. Hartmann per lo studio della posizione di questi punti nocivi nelle abitazioni allo scopo di evitare la corrispondenza con le posizioni delle persone mentre dormono.
Mentre la parola inglese “Geobiology” è il composto di Geology e Biology, e indica l’interazione della Geologia con la Biologia in un’accezione prettamente accademica, la parola tedesca “Geobiologie” deriva dalla preposizione del suffisso “Geo” (terreno) a “Biologie” per indicare “biologia del terreno” come sarà poi fatto per coniare il termine “Baubiologie”, tradotto in italiano con “bioarchitettura”, che significa “biologia del costruire”, in questi neologismi tedeschi la parola “biologie” sarebbe più precisamente da tradurre con “biologicità”, cioè “caratteristica conforme alla vita”. In questo modo dicendo “Geobiologie” in Germania si parla della biologicità del terreno, cioè delle caratteristiche del terreno che devono essere conformi alla vita, vitali e non antivitali, in una accezione prettamente medica (Hartmann era un medico). Tra le caratteristiche del terreno vi sono quelle visibili: l’essere asciutto o umido, l’essere inquinato o l’essere sano, e quelle invisibili: la presenza di elettrosmog o la presenza di “zone di disturbo” (come le ha denominate Hartmann).

2 si veda ad esempio lo studio: “Possibile attivazione da CEM di cellule immunitarie” Journal of Cellular Biochemistry 93:83 – 92 (2004)
Extremely Low Frequency Electromagnetic Fields as Effectors of Cellular Responses In Vitro: Possible Immune Cell Activation, Myrtill Simko and Mats-Olof Mattsson – Division of Environmental Physiology, Institute of Cell Biology and Biosystems Technology,University of Rostock, Albert-Einstein-Strasse 3, D-18059 Rostock, Germany – Cell Biology Laboratory, Department of Natural Sciences, Orebro University, SE-701 82 Orebro, Sweden

3 Le faglie minori e le dislocazioni locali si possono ritenere simili alle faglie maggiori, ma con un ambito di influenza e di emissione proporzionalmente minore; le emissioni delle fratture della roccia senza acqua sono relativamente basse e quelle delle discontinuità nei materiali ancora più leggere e attribuibili alla differenza di potenziale, ma anche qui mancano nuove certezze.

4La persona ipersensibile quando ritiene di aver incontrato un campo dovuto ad acqua in scorrimento veloce è quindi entrata in questo campo magnetico e lo scuotimento della bacchetta è dovuto alla reazione di allarme che si trasmette come sussulto alla bacchetta tenuta in tensione elastica che oscilla o come scarto che provoca una rotazione se è tenuta in modo rigido e verticale (bacchetta di Hartmann), oppure per il pendolo.

5Un esempio di terminologia errata e di concetti completamente sbagliati è preso dal sito di una ditta produttrice di “oggetti antidisturbo”, praticamente tutti i siti di simili ditte riportano concetti mutuati dalla radiestesia magica e non dalla Geobiologia.
È ovvio invece che per “geo-patia” si debba intendere un malessere dovuto principalmente al terreno, situazione che fa parte dell’Analisi Geobiofisica dei Luoghi e della Geopatologia medica.

Cosa non è la Geobiologia. Una serie di affermazioni false denigrano la materia e sono conosciute e ripetute, ma smascherarle non è difficile

di Pier Prospero   —

Si potrebbero scrivere almeno 100 pagine se solo si volessero estrapolare dai libri, dagli articoli e dai siti web le definizioni e le attribuzioni fantastiche, assurde, improbabili o davvero stupide che si trovano sulla Geobiologia.
In mancanza di studi scientifici e nell’ostilità degli scettici televisivi, la gente si sente tranquillizzata dal collocare la Geobiologia nell’ambito della “magia” e nel risolvere gli eventuali problemi delegando ad un tecnico-mago la scelta del migliore attrezzo per “schermarsi” dalle onde malefiche, mentre l’élite ci si diverte considerandola un vezzo con cui stupire nelle occasioni di ritrovo in società.
Stando le cose in questo modo diventa molto difficile per chi si occupa seriamente di Geobiologia interloquire con gli ambienti in cui si conosce un po’ di scienza e si ragiona fuori dal pensiero magico. Comunque ci si riusce e questo va a nostro merito.
Certo occorre sgomitare duro per far capire che non si è come gli altri che vendono stupidaggini, che si hanno delle ragioni da portare, serie e verificabili, che si usano metodi scientifici per convalidare le proprie affermazioni anche se si opera in un ambito non riconosciuto dalla scienza ufficiale.
All’inizio in questi interlocutori “colti” prevale sempre lo scetticismo ed essendo plausibile, dato quel che trovano scritto in proposito, è molto difficile vincerlo.

Così tra ignoranza, pensiero magico, vendita sfrenata di amuleti antidisturbo, e dall’altra parte giustificato scetticismo o pura diffidenza, la Geobiologia reale, quella del dr. Hartmann, ha poco respiro ed è poco conosciuta.
È molto più diffuso e conosciuto quello che la Geobiologia
non è.

Il modo più semplice per vedere il livello culturale che impera in chi tratta di Geobiologia è andare nel web. Le affermazioni trovate nei siti che si raggiungono cercando “geobiologia” su un motore di ricerca sono praticamente per la stragrande maggioranza false o inverosimili, ma sono purtroppo anche gli argomenti ricorrenti delle domande che vengono poste dal pubblico in una qualsiasi conferenza che tratti di Geobiologia, quindi costituiscono il “sapere diffuso” che si è formato intorno alla materia ad opera dei suoi divulgatori, i quali ovviamente sono stati molto attenti a proporre e vendere i loro marchingegni e le loro stuoie e molto meno attenti, anzi decisamente assenti, nel divulgare le nozioni insegnate dal dr. Hartmann e il suo spirito di ricerca critica col quale ha sempre cercato di verificare con esperimenti strumentali i dati empirici che trovava, e di inquadrare questi dati in una rete di informazioni che avesse un senso logico.
Eppure la Geobiologia l’ha “inventata” lui, no?
Già, ma lui non vendeva nessun marchingegno pseudo-schermante!
Farò qui un riassunto, inevitabilmente parziale, delle principali cose che la Geobiologia non è e invece le vengono attribuite, prendendo le affermazioni più ricorrenti, ma anche quelle più indicative del tipo di pensiero e di cultura che dominano l’ambiente, un ambiente dove se si ragiona con la propria testa, se si è critici, se si conosce un po’ di scienza, se si vuol verificare le affermazioni prima di accettarle si è visti come dei mostri, dei pazzi furiosi. “Nella società in cui si vive, quello che divide i matti dai sani è solo il numero, per cui la maggioranza comportandosi in un certo modo decide che è quello giusto e che gli altri che non vi si attengono sono matti“, disse una volta a Verona in una conferenza molto affollata il noto psichiatra Vittorino Andreoli parlando dei suoi concittadini, ed è proprio vero, storicamente dimostrato: ce ne accorgiamo sempre dopo molti anni di chi erano i veri pazzi, e purtroppo ce ne accorgiamo più che altro dai danni che ci hanno procurato.
Attualmente in Geobiologia la maggioranza di chi se ne occupa porta solo argomenti assurdi ma utili alla vendita degli strumenti antidisturbo, come li chiamano in Germania.
Una minoranza, tra cui gli esperti di GEA sono molto attivi, invece ne parla seriamente con argomenti plausibili e senza fini commerciali. Perciò è facile alla maggioranza di venditori far passare per “matti” i componenti di questa minoranza, ma i veri “matti” in realtà sono loro che pur di vendere qualche stuoia “antidisturbo” spacciano cose assurde con idee infantili e manipolazioni evidenti.
Allo stesso modo, anche se in senso contrario, si comportano gli scettici organizzati che continuano imperterriti a mettere la rabdomanzia e la Geobiologia nel calderone della ciarlataneria facendo di tutte l’erbe un fascio, fregandosene di chi ci lavora seriamente e delle eventuali opportunità positive per il genere umano.
Ad esempio, le “affermazioni universali” contro la rabdomanzia che questi scettici scientisti traggono dai pochi esperimenti (perlopiù metodologicamente sbagliati) da loro svolti su pochissime persone sono inficiate da un fatto molto importante, che a loro fa molto comodo e quindi non rivelano mai, cioè che chi si presta ai loro esperimenti o alle loro inchieste di norma è uno psicopatico o un invasato, uno che crede di essere ipersensibile (o sensitivo come di solito li definiscono) per grazia divina, non un ipersensibile reale.
Le persone serie che sono realmente ipersensibili e hanno veramente delle capacità fuori dal comune, se riescono a gestirle lo fanno in modestia, senza cercare la fama e i premi milionari promessi da prestigiatori americani di pessimo gusto.
Non sono fatti della stessa pasta, hanno una dignità e non si metterebbero mai a farsi “esaminare” da dei prestigiatori, artisti anch’essi ma di altra arte, rispettabile ma non paragonabile; né hanno bisogno degli esperimenti degli scettici per convincersi di quello che fanno, conoscendo già i propri limiti e le proprie capacità. Queste persone restano poco conosciute, non fondano sette, non si circondano di adepti adoranti, non si esibiscono alla folla, non sono dei manipolatori che credono di essere beneficiati da superpoteri o da doni divini, o fingono di crederlo perché questo rende fama, denaro e potere.
I veri “sensitivi” non si prestano agli esperimenti e non vanno quindi a far parte delle “statistiche” e degli esempi degli scettici, i quali avranno invece sempre a che fare con ciarlatani o poveri illusi mai disposti a verificare le loro affermazioni, ma disposti per denaro a danneggiare tutta la loro materia; del resto: a ciascuno l’interlocutore del suo livello!

Ma vediamo cosa non è la Geobiologia.
Analizzando definizioni trovate in internet (e riportate in corsivo) ne troviamo esempi eclatanti:
“La Geobiologia insegna come neutralizzare le onde negative con materiali specifici che proteggono da fenomeni elettromagnetici naturali (come i nodi di Hartmann), dai campi di energia intorno ai tralicci dell’alta tensione e dai gas dannosi nel terreno”.

Un ruolo cruciale spettava ai fiumi sotterranei: i cinesi li chiamavano vene del dragone, e li ritenevano sfavorevoli. Il progettista, dunque, era anzitutto un rabdomante, capace di scovare le acque profonde con una bacchetta“.

E’ la capacità di questi strumenti di ‘trasmutare’ le energie sottili congeste in energie sottili pure e la peculiarità di questi strumenti, primi e unici nel loro genere, è quella di non avere bisogno né di manutenzione né di ricarica. Una casa, una volta “bonificata” lo è per sempre

Esempi così e peggio se ne potrebbero portare a centinaia, ma già questi sono indicativi del “mainstream” che regna nell’ambiente.
Ma si sbagliano: la Geobiologia non è una disciplina della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, non è una materia tra le tante del paranormale come indovinare le carte Zener o lo spiritismo dei medium, non è un aspetto dell’esoterismo applicato alla Terra e alla salute da sensitivi operatori del paranormale, non è un “nuovo trend dell’architettura” né “una disciplina a cavallo tra scienza e misticismo“, non è una storpiatura di antiche conoscenze cinesi, non è la “trasmutazione sottile” né la “bonifica” magica delle case, non è quindi l’accozzaglia di stupidaggini scritte nei siti web e nei libri asserviti alla logica della vendita truffaldina che intendono solo pubblicizzare i magici strumenti antidisturbo, chiamati “biodispositivo”, dei loro autori; le pubblicazioni sono innumerevoli e fanno a gara nell’esagerare nel pensiero magico e nel fare affermazioni pacchiane e inverosimili; ma praticamente si tratta di tutte le affermazioni più diffuse tra il pubblico: le case editrici sanno bene che il pensiero magico vende bene, quello scientifico poco, quello critico per niente.

Ma la Geobiologia non è neanche una “pseudoscienza” come conclude invece wikipedia: “Le osservazioni degli studiosi di geobiologia sono state criticate da un punto di vista metodologico, in quanto caratterizzate da aneddoticità, mancanza di sistematicità, selezione delle prove a favore dell’ipotesi, vaghezza delle affermazioni e dei metodi impiegati, e pertanto secondo la maggior parte dei fisici e dei geologi hanno tutte le caratteristiche di una pseudoscienza“.
E non è nemmeno quello che ne pensano gli scettici scientisti: “supporre che esistano stranezze incontrollabili, al di fuori e in contrasto con le nostre conoscenze attuali e con principi scientifici ormai stabiliti, può essere un piacevole gioco di fantasia, che però non va oltre un divertissement per passare mezz’ora al caffè” (P. Angela: “Viaggio nel mondo del paranormale”, Mondadori, 2000). Qualcuno dovrebbe ricordare a questa setta che fa della scienza una religione, che i principi scientifici sono per definizione sempre falsificabili da nuove scoperte, non “stabiliti” una volta per tutte.

No, la Geobiologia non è tutto questo, e non è nemmeno il resto che qui non riporto per questioni di nausea.
Questi argomenti sono una deliberata falsificazione della Geobiologia, una strumentalizzazione che serve solo a fornire il substrato culturale e ideologico per poter vendere oggetti inutili a persone spaventate e indotte a “crederci”, amuleti contro il moderno “malocchio” delle onde elettromagnetiche, che naturalmente non servono a nulla se non ad arricchire chi li produce e chi li vende, e a offrire il fianco alle dichiarazioni degli scettici chiudendo il cerchio in modo perfetto.

Il manuale di quello che la Geobiologia non è, recensione di uno dei tanti libri che dicono di parlare di Geobiologia e non lo fanno

il manuale di geobiologiadi Pier Prospero  —

Il manuale di Geobiologia“, (Hobby&Work, 1997, prima edizione: 1992, Parigi)  —

Si tratta di un libro ormai “antico” ma “esemplare” perché contiene tutti gli aspetti che si possono trovare nelle pubblicazioni sulla materia fatte successivamente con incredibile prolificità dai sostenitori del pensiero magico e della vendita di strumenti antidisturbo/amuleti.

Dalla quarta di copertina veniamo a sapere che “l’autrice si è interessata soprattutto di esoterismo attraverso la Radioestesia e la sua branca particolare, la Geobiologia. Il suo incontro con Blanche Mertz e, più tardi, ad un congresso, l’incontro con il dr. Hartmann, sono stati determinanti…“.

Per il piacere degli scettici, la Geobiologia è quindi collocata nell’esoterismo come branca particolare della radiestesia, già dalla copertina.

Si tratta di un libro che non ha nulla del manuale, anzi è molto superficiale e confuso, in cui nulla è approfondito almeno un minimo. Il testo è farcito di cose prese da altri libri, immagini e scritti, senza che mai vi siano le citazioni. Questo è lo stile utilizzato da quasi tutti gli autori che si occupano di Geobiologia.

Il pensiero magico non contribuisce certo né ad essere creativi, né alla chiarezza.

L’autrice fa rientrare la Geobiologia nell’ambito “parascientifico” e parapsicologico che rafforza la visione esoterica dell’argomento anche se la Geobiologia in sé non ha niente di esoterico né di paranormale.

Per l’autrice bacchette e pendolo sono “antenne” che rilevano o trasmettono informazioni, oppure le amplificano. Questo per me è solo una forma moderna di pensiero animista dato che è evidente che le bacchette e i pendoli da soli non si muovono e non trasmettono o amplificano niente; provate a metterli attaccati ad un cavalletto e a far scorrere il cavalletto lentamente sopra una zona di disturbo e vediamo!

Perfino le “regole” della radiestesia sono descritte in modo molto superficiale, banale e inesatto (stando ad altri manuali molto più approfonditi) e questo dimostra che nell’ambito della Geobiologia chiunque si sente autorizzato a scrivere un libro, basta aver ascoltato una conferenza della Merz e una di Hartmann e aver letto un paio di libri. Questo fatto è uno dei più deleteri in assoluto per la Geobiologia, anche perché chi ragionevolmente pensa che per scrivere un libro in materia sia necessaria una grande esperienza di lavoro e una ampia cultura specifica non scrive le prime fesserie che gli vengono in mente pur di pubblicare qualcosa; in tal modo “chi sa tace e chi parla non sa“.

Ma chi pubblica viene conosciuto dalla gente e anche se non ci capisce assolutamente niente diventa un esperto di quella materia ipso facto.

Il libro in esame descrive i campi energetici reticolari come irradiazioni costituite da emissioni di radioattività naturale che i cinesi chiamerebbero “vene del Dragone” confondendosi evidentemente, poiché il Feng Shui semmai quando parla di “vene del drago” si riferisce all’emissione energetica di fenomeni geologici o idrogeologici.

La rete H (reticolo energetico di Hartmann), tra quelle conosciute, per l’autrice è la più “usata” (pag.17). Queste irradiazioni “salgono e incrociano un flusso di radiazioni cosmiche che vengono dalla zona retrostante la Via Lattea. Queste due forze si compenetrano e creano una situazione di equilibrio per tutto ciò che è vivente” e qui forse mescola l’astrologia cinese (Qi delle nove stelle?) con le prime teorie, ormai abbandonate, sull’origine dei campi reticolari che li vedevano come emanazioni energetiche del sottosuolo (Endross – teoria dei neutrini).

L’autrice afferma che il reticolo di Curry (diagonale al nord) è importante “perché concerne alcuni importanti luoghi religiosi (e non) come la Cattedrale di Chartres” e qui fa un’acrobazia incredibile pur di citare la Cattedrale di Chartres, ma lo fa decisamente a sproposito. Continua dicendo che “è un raggio che veicola una forte energia ed è sempre importante vedere come questa circoli in un’abitazione” probabilmente sempre confondendosi con il Feng Shui, ma il “cattivo” Feng Shui corrotto dalla superstizione.bacchetta h di profilo copia

A pag. 24 compare un disegno esplicativo di come si tiene la “loboantenna” (una derivazione della bacchetta di Hartmann) che mostra una persona che la tiene in modo del tutto sbagliato impugnandone le estremità; quindi l’autrice non solo non l’ha mai utilizzata, ma non l’ha nemmeno mai vista usare da qualcuno perché va tenuta tra i due indici delle mani, uno sotto e uno sopra, e non certo così, anche perché impugnandola in quel modo sarebbe ben difficile ottenerne un qualche movimento.
Il “decisivo incontro” con il dr. Harmann ad un congresso deve perciò essere avvenuto al massimo come ascoltatrice di un suo intervento in cui il dottore non ha nemmeno preso in mano la sua Bacchetta Verticale.

A pag. 29 vi sono le figure, tratte dai libri della Mertz, di un menhir su un incrocio di un reticolo e di un dolmen entro la maglia di uno stesso reticolo, ma il testo parla di acqua sotterranea invece che di reticoli e dice tra l’altro “l’acqua sotterranea agisce da freno sul corpo fisico, ma favorisce l’espansione dei corpi sottili, il che, in una chiesa, può corrispondere alla definizione di elevazione dell’anima” come dire che quello che fa male al corpo fa bene alla parte “sottile” della sua energia, addirittura corrispondendo alla nozione di elevazione spirituale!

L’autrice dimostra proprio una bella concezione, peraltro non certo originale, della separazione tra mente-anima elevata e spirituale, e corpo-prigione fonte di sofferenza da cui liberarsi!
Se quello che fa male al corpo fa bene all’anima, ben vengano le “sofferenze corporali”, ma perché allora preoccuparsi delle zone disturbate nelle case?

Poi l’autrice riporta che la presenza di acqua sotterranea “restringe” i reticoli, e qui invece è davvero originale perché è veramente difficile sentire affermare questa cosa (i reticoli non hanno nulla a che vedere con il cotone!).
Naturalmente si esprime dicendo “corsi d’acqua sotterranei” e addirittura “fiumi sotterranei“, e alla voce “faglie” (pag. 37) descrive sommariamente le fratturazioni della roccia, autodichiarando così di non capire nulla di Geologia e di non essersi mai neanche presa la briga di aprire un’enciclopedia alla voce “faglia”.

Ma già, a che serve, se è tutto magico, soprattutto il fatto che un editore pubblichi uno scritto del genere?

A pag. 41 sostiene che il fulmine cade sempre su una zona perturbata e che questo spiegherebbe i frequenti incendi di chiese nel medioevo, trascurando il dato scientifico che i fulmini cadono quasi sempre sugli oggetti più alti, soprattutto se sono a punta, che siano alberi o campanili, inoltre ci si deve chiedere perché mai i campanili delle chiese medioevali dovrebbero essere stati costruiti su zone perturbate.

A pag. 56 subito si trova che “il fulmine che si alza sempre da un punto geopatogeno (circolazione di acque sotterranee)” e dobbiamo per forza dare la colpa dello svarione alla pessima traduzione. Ma poco dopo, a proposito di elettricità artificiale, leggiamo: “come si sa, la nocività cresce in proporzione al voltaggio, fino a raggiungere il quadrato del voltaggio!” e purtroppo così l’autrice viene bocciata inesorabilmente anche sui campi elettromagnetici tecnici, materia che evidentemente ha letto senza capirla e riporta quasi peggio del peggior liceale fannullone.

Si passa “finalmente” ai capitoli sulle “presenze“, le “memorie” e il Feng Shui. Qui, da come ci viene presentata l’autrice, si dovrebbe leggere la trattazione di un’esperta e invece troviamo che: “il medium è una persona capace di entrare in contatto con lo spirito dei morti. Essere un medium significa essere nel mezzo delle cose, nel mezzo dell’universo.” Certo, una posizione molto modesta, ma a parte questo, è una ben strana idea per un’esperta in materia esoterica quella che “medium”, plurale “media”, significhi stare nel mezzo e non invece “essere il mezzo“, soprattutto in questo caso della “canalizzazione” dello spirito del defunto in una cerchia di persone che lo evocano (per chi ci crede).
Si direbbe che anche qui l’autrice abbia letto senza capire bene, ma allora dov’è la tanto dichiarata esperienza in esoterismo radiestesico?

Nella stessa pagina si legge anche che “le presenze possono essere sentite con gli strumenti radiestesici, soprattutto col pendolo” che in questo modo sono visti dall’autrice proprio come degli strumenti magici, e probabilmente per lei l’acqua si trova con la bacchetta magica …

Nessun commento sulla sommaria trattazione di Feng Shui, non di mia competenza, ma una domanda mi viene spontanea: che inserisca il Feng Shui in una trattazione di Geobiologia per via dei cosiddetti “rimedi” o “cure” di un Feng Shui degenerato e superstizioso?
Le Cure del Feng Shui snaturato e svenduto, sono sempre riportate nei libri di Geobiologia perché hanno una marcata somiglianza con la “chincaglieria” antidisturbo che gli stessi autori vanno a vendere per le case fingendo (a se stessi per primi) di fare delle analisi dell’ambiente energetico.

Né poteva mancare la più spudorata ignoranza dell’effetto placebo che il Forschungskreis für Geobiologie ha calcolato durare al massimo circa tre mesi, ma qui sembra ancora un po’ più duraturo: “collocato l’apparecchio (viene specificato prima che si tratta di un “neutralizzatore”), la sua azione è quella di montare il tasso vibratorio, e questo si rivela positivo… Sette od otto mesi dopo, una chiamata telefonica disperata: venga a togliere l’apparecchio, mi sembra che stia diventando negativo. … la mia cliente, dopo qualche mese di miglioramento, è di nuovo gravemente ammalata, le analisi del sangue sono catastrofiche…

Probabilmente in quei mesi in cui alla cliente sembrava di stare meglio per l’effetto placebo dell’inserimento dell’apparecchio antidisturbo (che non ha alcun effetto se non quello di spillarle denaro) la cliente aveva smesso di curarsi, rischiando molto forte. Un esempio eccellente del pericolo costituito dall’illusione prodotta nelle persone da questi “strumenti antidisturbo”.

In definitiva, un libro davvero molto interessante, poiché è una sorta di compendio di tutte le assurdità che si sentono dire spesso a proposito della Geobiologia da autoproclamati “maestri”, di vendita più che di pensiero…
Un minimo di senso critico e di comprensione psicologica del carattere di questi “maestri” dovrebbe far abbandonare velocemente i loro insegnamenti e i loro “rimedi” magici senza per questo abbandonare la Geobiologia.

Il dr Ernst Hartmann: insegnamenti e ricerche nell’ambito della Geobiologia moderna

di Günter Engelhardt del Forschungskreis für Geobiologie “dr. E. Hartmann” e. V. —

il dr Ernst Hartmann

Ebbi modo di conoscere il dott. Hartmann diventando suo paziente nell’anno 1965. Nel Dicembre 1966 era nato il nostro primogenito. Non dormiva tranquillo nella sua culla nemme­no dopo essere stato allattato e cambiato; strillava sempre. Proprio in questa circostanza mia moglie ed io avemmo modo di fare una singolare esperienza con il dott. Hartmann. Egli arrivò con la sua bacchetta da rabdomante e rilevò che la culla era posizionata su una zona disturbata. La spostò in una zona non disturbata e nostro figlio Andreas dormì finalmente tranquil­lo.
In qualità di giovane ingegnere nutrivo naturalmente i miei dubbi sulla questione; così, non appena il dott. Hartmann se ne fu andato, spostai ripetutamente la culla al suo vecchio posto. Ogni volta poco tempo dopo nostro figlio ricominciava a strillare: se spostavamo nuovamente la culla, cessava. Questa fu l’esperienza illuminante che mi portò a far parte del Centro di Ricerca (Forschungskreis) fondato dal dottor Hartmann.
Nel 1948 il medico Ernst Hartmann e suo fratello Robert fecero la prima esperienza con la bacchetta, che li affascinò entrambi. A partire dal 1948 il dott. Hartmann, allora medico condotto in un comune di campagna, si confrontò nel suo ambulatorio con problematiche legate all’irradiazione terrestre.
In base alle sue osservazioni esiste un legame tra irradiazione terrestre e malattie. In questo modo introdusse il concetto di “geopatologia”.
Nel 1951 fufondato un Gruppo di Lavoro sulle geopatologie, dal quale poi nel 1961 si sviluppò il Centro di Ricerca per la Geopatologia (Forschungskreis für Geobiologie), di cui il dottor Hartmann fu presidente e successivamente presidente onorario fino al suo decesso, avvenuto il 23 Ottobre 1992.
Nel 1967 egli iniziò la pubblicazione della rivista “Wetter-Boden-Mensch” WBM (Tempo atmosfe­rico, Terra, Uomo). WBM informa tutti i soci e le persone interessate sui risultati di ricerche scientifiche, di seminari e convegni, nonchè sull’attività dell’associazione.
Da rabdomanti esperti e più anziani di lui, Hartmann imparò che “una zona cancerogena” è un incrocio multi­plo di fasce disturbate, in cui è presente acqua nel sottosuolo, oppure si rileva la presenza di acqua in frattura e di una faglia.
Più avanti scoprì che nelle zone cancerogene si può trovare anche un incrocio del reticolo energetico globale, chiamato “Rete di Hartmann”.
Questo sistema di fasce energetiche larghe 21 cm ora è noto in tutto il mondo. In Europa centrale le misure delle sue maglie sono di circa 2 per 2,50 metri. Questa rete energetica globale ha degli effetti biologici particolarmente evidenti laddove le sue pareti si incrociano tra loro.
In qualità di medico il dr. Hartmann aveva un vantaggio rispetto agli altri radiestesisti: quel­lo di poter osservare attentamente i propri pazienti e riscontrare i successi e fallimenti dei rimedi e dei provvedimenti che aveva consigliato. Nacque in questo modo l’osservazione della “reazione da cambiamento”. Si tratta della reazione che si può riscontrare trasferendo il paziente da una zona geopatogena ad una neutra spostando il letto nelle immediate vicinanze. Questo trasferimento a volte non è affatto privo di rischi e dovrebbe essere tenuto sotto controllo.
Il dr. Hartmann coniò anche il termine “sensibilizzazione da luogo” per indicare l’effetto della permanenza in zone geopatogene, e attraverso un’attenta osservazione si rese conto che nell’uomo possono trascorrere fino a due anni prima che l’organismo reagisca in modo evidente a zone geopatogene e sviluppi delle malattie. La sensibilizzazione da luogo avviene oggi più rapidamente di una volta: la causa è da imputarsi ad un aumento degli agenti stressanti, come ad esempio l’elettrosmog, le tossine e numerosi veleni ambientali. Secondo il dott. Hartmann questa sensibilizzazione da luogo permane per tutta la vita e la si può verificare osservando, ad esempio, le reazioni immediate di un soggetto che fa ritorno alla casa paterna.
Nel Gruppo di Ricerca, oltre al sempre efficace provvedimento di spostare il letto, se ne tentarono anche altri. Si tentò l’impiego di farmaci omeopatici tratti da sostanze che hanno in qualche modo una correlazione con le zone disturbate, come per esempio l’acido formico, il veleno delle api, le ortiche, il vischio …
Destò molta apprensione la constatazione del dott. Hartmann che dopo la sua personale ricerca affermò che gli apparecchi antidisturbo influenzavano solo le persone con un effetto placebo, e non l’ambiente.
A partire dalla fondazione del Gruppo di Lavoro furono condotti esperimenti per trovare l’agente geopatogeno. Si provò di tutto: furono svolti esperimenti biologici con piante, con cavie e topi. Vennero eseguite misurazioni biofisiche, soprattutto col georitmogramma.

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georitmogramma di pugno del dr Hartmann

Successivamente furono ese­guiti esperimenti geofisici, misurazioni della conduttività del terreno, dell’intensità del campo magnetico terrestre ecc. Esperimenti decisivi nella ricerca dell’agente geopatico furono condotti dal dott. Hartmann nel 1954 su migliaia di eritrosedimentazioni (VES) esaminate in corrispondenza degli incroci delle fasce energetiche del reticolo globale e in luoghi definiti neutri. Nel corso di questi esperimenti si verificò il fenomeno inspiegabile per cui le eritrosedimentazioni risultavano alterate solo in determinati periodi e in concomitanza con particolari cambiamenti meteorologici. Con grande stupore del dott. Hartmann, si riscontrava da un lato una VES accelerata in concomitan­za con l’arrivo di masse di aria fredda, mentre si osservava un evidente rallentamento della velocità di eritrosedimentazione quando arrivavano masse di aria calda.
In altri esperimenti, condotti negli anni 1969-1980, si procedette ad una sistematica misurazione della radiazione gamma o rispettivamente della radiazione nucleare presente nelle stes­se zone.
Durante la ricerca dell’agente geopatogeno il dott. Hartmann e i suoi collaboratori capirono poco a poco che si doveva trattare o di un effetto di sommatoria o di una interferenza, oppure di un avvenimento che si presenta solo in determinate situazioni e in tal caso (come agente geopatogeno) provoca repentini disturbi nel sistema biologico, che conducono a vere e proprie malattie e possono essere curati o, viceversa, cronicizzarsi.
Secondo Hunecke (il padre della terapia neurale) la guarigione può essere un fenomeno fulmineo, secondo Hartmann lo può essere anche la malattia.
Si può osservare questo fenomeno in modo molto spettacolare durante l’applicazione di impulsi a bassa frequenza. Abbiamo da un lato un avvenimento atmosferico che, come già osservato in precedenza, provoca in certi luoghi degli evidenti cambiamenti nelle sostanze colloidali (gelatina, proteine, plasma sangui­gno). Nell’uomo questo avvenimento atmosferico si esprime spesso come sensibilità ai cambiamenti meteorologici, come meteoropatia accompagnata da dolori muscolari, gonfiori articolari ecc. In quei casi in cui le perturbazioni meteorologiche causano malattie localizzate o crampi ed altro ancora vi è stata una precedente sensibilizzazione degli organi colpiti attraverso l’irradiazione di una zona geopatoge­na.
Secondo il Dr. Hartmann sono necessari due fattori per far insorgere una malattia: la zona di disturbo e il fronte armosferico (sferics); egli descrisse questo fatto come “avvenimento geoatmosferico”.
Per il dott. Hartmann, nella sua funzione di medico, era di primaria importanza la ricerca di posti appropriati, da potersi localizzare con precisione e ripetutamente, in modo da poter allontanare i malati dalle zone disturbate e dagli incroci del campo reticolare. La ricerca di luoghi ottimali è un problema che ha affrontato di conseguenza.
Il dott. Hartmann, dall’alto della sua esperienza, ci mette in guardia da emissioni apparentemente non nocive perchè destrogire, oppure dal demonizzare tutto ciò che è levogiro. Secondo la sua teoria la vita è composta da polarità, cioè da componenti destrogire e levogire.
Secondo il dott. Hartmann non c’è un modo per sanare un luogo in cui dormire, l’unica possibilità è quella di cambiare zona, o sce­gliere un luogo il più possibile non disturbato. Per lui non esistono apparecchi antidisturbo in grado di eliminare le zone geopatoge­ne oppure di proteggere le persone dalle malattie e far diventare quindi superflua ogni assi­stenza medica.
Con il georitmogramma si possono riscontrare le zone geopatogene perchè in loro corrispondenza la resistività cutanea della persona esposta conti­nua a variare e la resistività corporea aumenta. Un posto sano per dormire e per soggiornarvi provoca una resistività bilanciata, che tende sempre al minimo.
Per prevenire danni ambientali provocati degli influssi cui si è esposti in casa e in particolare nella camera da letto, il dott. Hartmann proponeva alcune semplici regole da rispettare nella costruzione delle case: un’attenta ispezione del sottosuolo per individuare le zone geopatogene dovute a scorrimenti sotterranei d’acqua, faglie, fratture della roccia, ecc. Le strutture simmetriche delle fasce di disturbo possono essere disposte in modo più favorevole all’arredamento se la costruzione è orientata in direzione est-ovest o nord-sud. In questo caso le strutture patogene della rete globale, che alla nostra latitudine misurano circa 2 per 2,50 metri, possono in buona parte essere fatte combaciare con i muri divisori. In grandi camere da letto (in futuro dovranno assolutamente essere costruite così) è perciò possibi­le disporre i letti nel modo migliore. Se le fasce del campo reticolare corrono invece diagonalmente, formando un angolo di 45°rispetto ai muri, ad es. nel caso in cui si sia edificato in direzione nord-ovest oppure sud-est, si vedrà che è praticamente impossibile uscire dalla piccola unità di misura di 2 m per 2,50 m.
I letti in questo caso dovrebbero essere collocati asimmetricamente, ma ciò spesso è praticamente impossibile da attuare.
Se possibile i letti non dovrebbero essere ad incasso. L’ideale sono i letti leggeri che possono essere spostati senza alcuna fatica. È consigliabile scambiarsi i posti in cui si dorme, anche in diverse stanze, perché così non si verifica la pericolosa sensibilizzazione da luogo. Bisogna diventare migratori all’interno della propria casa.
Il dott. Hartmann era convinto che si possano produrre e utilizzare materiali che non provocano alcun disturbo al sistema di regolazione elettrica dell’uomo, cioè che non ren­dono patogeno l’ambiente.n che misura in futuro saranno ancora disponibili legno, fibre naturali, lana, seta e altri materiali che non disturbano l’organismo, è un’altra questione.
Egli sosteneva la necessità di promuovere e far sovvenzionare dallo Stato accurate ricerche, da condurre in istituti indipendenti, in modo che la ricerca scientifica sui sistemi biologici potesse finalmente decollare.
Riteneva che particolare attenzione avrebbe dovuto essere dedicata al tempo atmosferico, al luogo, alla costituzione e alla condizione reattiva del soggetto, alle peculiarità del luogo in cui si opera.
Non da ultimo, secondo lui dovevano essere condotte anche ricerche sul comportamento degli animali in riposta ai modi di costruzione ed ai materiali edili impiegati.
I campi elettrici e magnetici alternati dovrebbero essere ridotti al minimo quando sono dovuti ad impianti elettrici domestici, visto che sui disturbi esterni di questo genere purtroppo non possiamo esercitare alcuna influenza. … Anche il problema del riscaldamento può essere risolto senza spreco di energia e senza provocare disturbi ambientali.
Il dott. Hartmann ravvisava però potenziali danni futuri alla salute a causa dei forsennati tentativi di rispar­miare energia mediante specifici materiali isolanti. Con ricerche mirate si dovrebbe tentare di sviluppare materiali per l’edilizia con cui minimizzare la nocività. Ad esempio è possibile ridurre gli effetti negativi del cemento mettendo in opera pannelli di fibra di legno. Il georitmogramma conferma l’efficacia di questo intervento. Il georitmogramma, sviluppato nel nostro Centro di Ricerca, può mostrare rapidamente ed in modo inequi­vocabile se un determinato materiale edile o un complemento d’arredo è fonte di disturbo chimico.
In linea generale sarebbe opportuno evitare in camera da letto mobili in legno laccato, specchi, sedie metalliche e materassi a molle. Dovrebbero viceversa essere introdotte le reti con doghe di legno, i materassi di gommapiuma, kapok, eventualmente imbottiti anche di paglia o alghe.
Secondo il dott. Hartmann è bene non esagerare, non essere troppo apprensivi nella scelta del luogo più adatto. La gioia di vivere e l’allegria, una vita piena, non dipendono solo dagli effetti provenienti dal suolo, dalla nostra abitazione e dall’atmosfera. Non dobbiamo dimenticare che lo spirito e l’anima sono dei fattori determinanti nell’esistenza umana.
Il dott. Hartmann raccontava di aver visto molte volte dei georitmogrammi dall’aspetto completamente nor­male anche in zone cancerogene fortemente disturbate, se all’inizio di misurazioni, protratte poi anche per ore, si era riso una volta di cuore. Vide però anche quanto bloccate ed addirittura impietrite fossero le persone testate se le circostanze avevano prodotto un forte spavento.
Sappiamo che un’alimentazione scorretta, l’abuso di droghe e farmaci, lo stress ed altri fattori fanno ammalare la natura triplice del nostro essere, composta dal corpo, dall’anima e dallo spirito. Questi fattori bloccano ed esauriscono le nostre riserve di energia.
Nel 1952 insieme al farmacista Derschum, Hartmann sviluppò i rimedi “Polyxan”. A questo scopo vennero cercate delle piante della specie Carex, cresciute in zone patogene. Con un determinato procedimento si riuscì ad isolare da queste piante due principi polari. Il Polyxan giallo eccita il sistema simpatico, il Polyxan blu esplica effetti parasimpaticotonici. Il Polyxan verde, una combinazione degli altri due, presenta effetti a volte stimolanti, a volte calmanti.
Nel 1964 il dott. Hartmann pubblicò presso la casa editrice Haug di Heidelberg quella che poi divenne la pietra miliare delle pubblicazioni su questo argomento: “Krankheit als Standortproblem” (cancro come problema legato al luogo), nella quale descrive in modo dettagliato i suoi lavori di ricerca.
Nel 1986 pubblicò attraverso il Centro di Ricerca la sua seconda opera di rilievo: “Uber di Konstitutionen Yin Yang und Reaktionstypen” (sulle costituzioni Yin e Yang e i modelli reattivi).
Definì i campi che circondano l’organismo umano come “campi corporei biodinamici”. Questo campo corporeo biodinamico è labile, reagisce immediatamente a tutti gli stimoli e segnala una condizione di salute o viceversa di disturbo e malattia.
Si può verificare se il campo corporeo è conforme alla costituzione, ossia se presenta la giu­sta estensione o se invece è presente una componente maggiore di energia yin o yang.
Secondo il dr. Hartmann ogni sistema biologico è circondato da un campo di energia yin e da un campo di energia yang. Somministrando per bocca ad un soggetto il preparato “Polyxan” in gocce, oppure facendogli tenere in mano la boccetta con il rimedio, si assiste ad un repentino cambiamento del campo corporeo bio­dinamico. A seconda del rimedio esso si riduce molto oppure si espande in modo eccezionale. Nel caso si riduca, è stata attivata la funzione simpaticotonica predisponente alle infiammazioni (Polyxan giallo).
Nel caso che il campo corporeo invece si espanda, è stata attivata la funzione vagotonica predisponente ai crampi e anti-infiammatoria (Polyxan blu).
Se si vuole verificare l’effetto di una qualche sostanza, è sufficiente prenderne in mano un campione o portarla verso il corpo e procedere poi all’analisi del proprio campo corporeo biodinamico. Si può vedere se la sostanza in esame influenza solo la componente Ying oppure solo quella Yang, se riequili­bra la distanza di reazione o modifica l’estensione del campo.
Nelle coppie il dott. Hartmann constatò sempre delle caratteristiche contrapposte o nella costituzione o, in caso di costituzione uguale, nel modello reattivo. Le coppie che presentano grandi somiglianze sia nella costituzione che nel modello reattivo sovente hanno problemi a procreare. Secondo il dott. Hartmann si dovrebbe tener conto di queste nozioni nelle consulenze prematrimoniali. Molti matrimoni durano più a lungo, se si presta attenzione al significato dell’energia yin e yang.
Quando siamo bambini prevale la disposizione yang. Nonostante ciò sarebbe però opportuno osser­vare le differenze. Soprattutto nelle famiglie numerose, con più bambini, le preferenze ed il comportamento,  soprattut­to per quanto riguarda l’alimentazione, sono poco considerati. Ci sono dei cibi che non giovano al bimbo yang oppure a quello yin. Sarebbe meglio quindi non costringerli a mangiare ciò che non gradiscono. Anche le malattie che contraggono hanno un altro decorso: il bambino yang di norma ha febbre elevata, reagisce in modo dinamico e non dovrebbe essere curato con gli stessi rimedi del bambino yin, che non ha quasi mai febbre. I nostri antenati avevano ancora la sensibilità necessaria a cogliere queste differenze, anche se non sapevano nulla di yin e yang. In caso di febbre alta si applicavano impacchi freddi e si somministravano bevande fresche, mentre il bambino che non sviluppava febbre veniva curato con bagni caldi ed aiutato a sudare con bevande ed impacchi caldi. Anche i farmaci da somministrare dovrebbero essere diversi, sostiene il dott. Hartmann. Molti medici lo sanno per esperienza.
Nel primo caso sarebbe indicato il rimedio omeopatico Belladonna, nel secondo Aconitum. Belladonna è un rimedio yin e pertanto combatte l’eccesso di yang dell’affezione febbrile e quindi riequilibra. Aconitum invece è un notevole rimedio yang, che compensa e supera la persistente condizione yin (che impedisce l’insorgere della febbre). Per un certo lasso di tempo crea quindi una condizione yang. Rimane da discutere la questione se la terapia oggi comunemente in auge, cioè di somministrare sulfamidici ed antibiotici allo scopo di far scomparire al più presto la febbre, sia veramente quanto di meglio si possa fare.  La febbre innanzitutto non è una malattia bensì una razione di difesa e di mobilitazione delle ener­gie dell’organismo. Oggi si sta divulgando una terapia antitumorale, nella quale si combattono le cellule cancerose con la febbre. Forse un certo incremento delle affezioni tumorali dipende dal fatto che al giorno d’oggi nessuno vuole più avere la febbre.
Anche gli insegnanti dovrebbero essere a conoscenza dei tipi costituzionali e reattivi. In base a questo principio andrebbero assegnati i posti a sedere in classe. L’optimum sarebbe affiancare yin con yang, sia di fianco che davanti e dietro. … A prescindere da questo, ogni insegnante dovrebbe sapere qualcosa di Geobiologia. Ci sono delle situazioni che irritano in tal modo il campo corporeo biodinamico, che i bambi­ni costretti a conviverci ne risentono in modo massiccio, anche nelle loro prestazioni. Non stanno seduti fermi per più di due minuti, combinano guai oppure dormono.
Laddove le persone stanno sedute a poca distanza le une dalle altre oppure stanno di fronte a distanza ravvicinata, la conoscenza della dottrina sulle costituzioni e sui tipi può aiutare una figura di responsabile col compito di creare un ambiente di lavoro positivo.
Non sempre sono il tempo, gli ambienti o il lavoro a causare cattivo umore e rendimenti bassi!  Ad una scrivania o ad un posto di lavoro dovrebbero sempre star di fronte delle persone di costitu­zione polare oppure dei tipi reattivi yin-yang polari.
Anche solo mediante i colori, che hanno a loro volta effetti yin e yang, si può diffondere armonia negli ambienti. Il colore giallo produce ad esempio uno spiccato effetto yang, mentre i colori blu e viola mostrano un notevole effetto yin. I tipi yin hanno bisogno del chiaro, il tipo yang preferisce lo scuro; yin predilige le scale musicali in maggiore, yang quelle in minore.
Mediante delle sistematiche analisi comportamentali si è potuto verificare che la regolazione del nostro campo corporeo biodinamico dipende anche dai nostri organi di senso: le orecchie, il naso o gli occhi tappati provocano eclatanti disarmonie nel campo corporeo biodina­mico che circonda l’essere umano, vale a dire che improvvisamente si creano dei forti campi yin o yang. Il campo biodinamico registra tutto, a partire dal luogo in cui si dorme, passando per l’alimentazio­ne, per finire con l’energia che emana dalle persone che ci circondano. Integra gli effetti del corpo, dell’anima e dello spirito ed è in risonanza con gli effetti dell’atmosfera e del cosmo. Suoni, colori, odori, gesti pensieri ecc. modificano i nostri campi vitali. Si può dimostrarlo con semplici sistemi di misurazione biofi­sici, come ad es. il georitmogramma.

dr Hartmann con bacchetta copia 2Il dott. Hartmann mise in pratica i risultati delle sue ricerche e così a partire dagli anni ‘60 si orga­nizzarono molti corsi di introduzione alla radiestesia classica e alla geobiologia, tenuti dal dott. Hartmann e da altri relatori. Si proseguì poi con corsi di bioedilizia, elettrobiologia e geobiologia. Si iniziò (e si continua tuttora) a formare Esperti in Geobiologia.
Dal 1992 nel nostro Circolo di Ricerca sono stati istituiti anche dei corsi per la ricerca di acqua sotterranea (wassersuchkurs).
Il dr. Hartmann collaborò con molti scienziati, come ad esempio il compianto prof. dr. Herbert Koenig, o con il prof. dr. Hans Dieter Betz.
Al centro degli interessi e dei lavori del dott. Hartmann vi è sempre stato l’essere umano cui egli vole­va offrire un aiuto non del tutto convenzionale.
Il suo carisma, il suo idealismo, la sua grande umanità, unita alla forza di persuasione ed alla capa­cità di entusiasmare, ha sempre affascinato i suoi collaboratori dell’associazione, i partecipanti ai corsi, i colleghi e gli amici.

Il dr Ernst Hartmann, iniziatore della Geobiologia moderna

ing. G. Engelhardtcolloquio-intervista con Günter Engelhardt esponente di spicco del “Forschungskreis für Geobiologie dr Hartmann e. V.” –

di Pier Prospero   —

AL SANA di Bologna 1998 per il settore La Casa del Benessere l’associazione GEA ha presentato un Convegno Internazionale dal titolo “Geobiologia: una scienza per il terzo millennio” al quale ha invitato come relatore Günter Engelhardt, allora Vice Presidente del “Forschungskreis für Geobiologie dr Hartmann e. V.” (Gruppo di Ricerca in Geobiologia dr Hartmann), la maggiore e la più anziana associazione europea che si occupa di Geobiologia, l’associazione storica da cui sono partite le prime ricerche e la stessa terminologia specifica del settore.
I dirigenti del Gruppo di Ricerca si sono recati molto raramente in Italia e questo invito è stato accettato in seguito ai proficui contatti avuti con l’allora Presidente arch. Wilhelm Martin per il riconoscimento accordato a GEA di poter diventare una loro possibile partner, infatti le due associazioni erano e sono “sulla stessa onda” ma naturalmente è la giovane GEA, fondata nel 1996, a dovere moltissimo ad Hartmann e al suo Gruppo di Ricerca, attivo dal 1961.
Come organizzatore del convegno ho voluto sottolineare al massimo la sintonia tra le due associazioni e far presentare nella giusta luce, da un suo diretto collaboratore, la figura del dott. Hartmann, che sebbene molto conosciuto come nome, in Italia è poco conosciuto come modo di porsi e di fare ricerca in Geobiologia.
Dopo il convegno gli ho chiesto inoltre di rispondere ad alcune domande.

Signor Hengelhardt, abbiamo saputo che con l’ultima assemblea si é avuto un cambiamento nel consiglio direttivo del Gruppo di Ricerca e che lei, per anni stretto collaboratore del Dr. Ernst Hartmann, amministratore dell’associazione fino al 1988, è stato nominato Vice Presidente ed è stato già designato da Wilhelm Martin (l’attuale Presidente) come il candidato da lui auspicato a ricoprire la carica di Presidente tra due anni. Chiedo quindi al futuro Presidente del Gruppo di Ricerca di parlarci del dott. Hartmann, mi incuriosisce in particolare sapere come ha iniziato ad occuparsi di Geobiologia.
Il dott. Ernst Hartmann fece nel 1948, insieme al fratello Robert, il suo primo esperimento di rabdomanzia, che li affascinò entrambi.
Il dott. Hartmann svolgeva l’attività di medico a Eberbach. Per quasi 50 anni ha occupato ogni suo momento libero con lo studio del fenomeno della radiazione terrestre e delle malattie al cui insorgere concorrono le radiazioni del terreno.
A partire dal 1951 il dott. Hartmann ha tenuto ad Eberbach, nell’ambito del Gruppo di Lavoro di Geopatia, seminari e sedute che vertevano sulla materia da lui indicata col termine “Geobiologie”. I termini “Geopatia” e “zone geopatogene” furono introdotti nell’uso comune dal dott. Hartmann stesso.

E la sua associazione, il Forschungskreis, quando è stata fondata ?
Il dott. Hartmann fondò il “Forschungskreis für Geobiologie e. V.” nel 1961. Il Gruppo rappresenta oggi la più grande associazione di questo tipo.
Nel 1967 promosse la pubblicazione della rivista “Wetter – Boden – Mensch” (WBM) (cioè “Tempo atmosferico – Terra – Uomo”). WBM si occupa di fornire a soci e interessati informazioni riguardo ai risultati della ricerca, ai seminari e alle conferenze, così come di rendere note le attività dell’associazione. Oggi WBM viene pubblicato 6 volte l’anno.
Fino al 1990 il dott. Hartmann ha guidato le attività dell’associazione in qualità di Presidente.
Dalla primavera del 1990 fino alla sua morte, avvenuta il 23.10.1992, poco prima del suo settantasettesimo compleanno, è rimasto Presidente Onorario, e il nome dell’associazione è stato completato dall’assemblea dei soci in “Forschungskreis für Geobiologie dr Hartmann e. V.”.
Nel 1952 collaborò in modo decisivo con il farmacista Derschumm allo sviluppo di preparati di Polyxan. A questo scopo furono studiate le piante (del genere carex) che crescono nelle zone patogene di tensione. Mediante un particolare procedimento fu possibile isolare da queste piante due principi polari.
Il Polyxan Giallo, un rimedio spiccatamente yang, stimola il sistema simpatico; il Polyxan Blu, un rimedio marcatamente yin, ha effetti vagotonici; il Polyxan Verde, una combinazione mista, ha effetti sia stimolanti sia calmanti.
Nel 1954 il dott. Hartmann pubblicò le seguenti affermazioni, che ancora oggi mantengono intatta la loro validità:
1. Ad esclusione di poche infezioni comuni, la maggior parte delle malattie, in particolare quando presentano un carattere locale, vengono predeterminate da un fattore legato al luogo.

2. L’insorgenza delle malattie si ha nella maggior parte dei casi a causa di fronti meteorologici.

3. Ogni malattia è il risultato di fattori diversi, tra i quali il fattore geopatico ricopre un ruolo non irrilevante.

4. Il fatto che ci si ammali o meno trovandosi in una zona geopatica dipende sia dalla costituzione corporea, sia dalla permanenza più o meno prolungata in una zona geopatica.

5. Quale malattia sia determinata da una zona geopatica dipende tra gli altri fattori dal rapporto esistente tra le varie sollecitazioni ambientali, che nella zona esaminata possono essere amplificate, indebolite oppure eliminate.

6. Il problema geobiologico si può riassumere in una breve frase: l’insorgere di malattie nelle zone geopatiche è una questione di dosi, rapporti, costituzione e portato genetico.

7. I fattori geopatici collegati al luogo sono identificati con il termine “coefficiente locale”.

Come hanno reagito gli ambienti scientifici alle scoperte del dr Hartmann?
Negli ambienti scientifici il dott. Hartmann ha ottenuto un crescente riconoscimento a livello internazionale grazie alle sue ricerche e ai suoi libri “Malattia come problema di localizzazione” e “La costituzione Yin o Yang e tipi di reazioni”.
Il Globalnetzitter (Reticolo Globale), detto anche reticolo di Hartmann, da lui scoperto e riconosciuto come causa di malattie, riscuote oggi l’attenzione mondiale.
Il campo biodinamico registra tutto, a partire dal luogo in cui si dorme, all’alimentazione, fino alle radiazioni emesse dalle altre persone.
Esso integra gli effetti del corpo dello spirito e dell’anima e rimane in risonanza con gli effetti dell’atmosfera e perfino del Cosmo. Toni, colori e odori modificano i nostri campi vitali, come si può rilevare con semplici metodi rabdomantici oppure mediante metodi di misurazione biofisici, come il georitmogramma.
Il dott. Hartmann mise a disposizione le sue ricerche e a partire dalla fine degli anni 60 organizzò molti corsi di introduzione alla radiestesia classica e alla Geobiologia, tenuti dal dott. Hartmann stesso e da numerosi altri relatori.
Furono inoltre istituiti corsi per Consulenti di Geobiologia (Geobiologische Berater), e l’attività di formazione continua tuttora anche con i corsi di Ricerca Idrica (Rabdomanzia).

(intervista di Pier Prospero al SANA di Bologna del 1998)

Geobiologia: le cosiddette “schermature” e il pensiero magico

di Pier Prospero  —
le citazioni sono tratte da: Cecilia Gatto Trocchi, “La Magia”, ed. Tascabili Economici Newton 1994. —

strum antidisturbo da FFG copia 2Alla base dell’idea che propone le cosiddette “schermature” per le zone di disturbo in Geobiologia c’è il pensiero magico. Il pensiero infantile.
Sono dell’opinione che quando si usa il pensiero magico si dà spazio al nostro “bambino interiore” che spiega il mondo con le modalità tipiche dei bambini piccoli; nel far questo si ritorna anche al pensiero primitivo dell’infanzia dell’Umanità.
Il bambino interiore, come tutti i bambini, vuole dei giocattoli e nell’immagine ce ne sono un sacco, di tutti i tipi.
Un adulto di fronte a questi oggetti capisce che sono “giocattoli” e li tratta come tali; cioè come non crede di telefonare realmente con un telefono giocattolo tutto colorato e montato su rotelle, così non crede che un campo elettromagnetico possa essere modificato o annullato dalla presenza di uno strano oggetto in casa o da un simbolo attaccato sul cellulare. Un adulto può giocare a telefonare come un bambino usando il telefono giocattolo del figlio, ma sa che sta giocando. Il bambino piccolo invece confonde i piani e non distingue bene il gioco dalla realtà poichè per lui sono due situazioni equivalenti.
Ma parlando di cose gravi come gli effetti negativi sulla salute delle zone di disturbo naturali e dell’elettromagnetismo tecnologico è necessario essere adulti e lasciar perdere i giocattoli.
Il pensiero magico è facile da apprendere, è semplice da usare, non costringe a studiare o a capire concetti complessi, basta credere. Credere a qualcuno più influente che sa il fatto suo in tema di manipolazione degli altri e lasciarsi convincere a comprare, pentole o oggetti antidisturbo è lo stesso!
Paradossalmente nell’epoca della scienza il pensiero più diffuso tra la gente, anche colta, è il pensiero magico perchè serve per far comprare oggetti o idee.
E’ funzionale, cioè, a vendere e a tenere la gente assoggettata e dipendente, infatti in politica è sempre il pensiero magico a “vendere” ciclicamente l’idea di un “uomo della provvidenza” che risolverà tutti i problemi; in questo modo il pensiero magico, che è funzionale soprattutto alle teocrazie, ha anche effetti sociali molto gravi impedendo lo sviluppo della democrazia.
Il gruppo di riferimento che condivide la stessa credenza e permette che le “magie” si “avverino” al suo interno è costituito dall’intero corpo sociale di chi produce per vendere, da chi vende e da chi compera, cioè dalla struttura portante della nostra società, società in cui gli uomini di scienza sono una esigua minoranza e, nonostante i vari “divulgatori scientifici”, solo nel loro ristretto gruppo di riferimento il pensiero dominante è quello scientifico.
Il pensiero magico attualmente, purtroppo, domina anche nella radiestesia, nella rabdomanzia e nella geobiologia, ma non appartiene alla scuola di pensiero dell’Istituto GEA, mentre come si è detto è la base culturale sulla quale può avvenire la vendita delle pseudo-schermature, come di tante altre cose inutili, del resto.
Senza voler entrare nel merito di una trattazione di cui non sono uno specialista, ho selezionato alcune citazioni dal libro divulgativo di Cecilia Gatto Trocchi sulla magia poichè sono utili a capire in cosa consiste il pensiero magico che ci è intorno continuamente e di cui anche noi a volte possiamo essere inconsapevolmente portatori.
L’autrice era una dei più grandi esperti mondiali nell’argomento “magia” dal punto di vista antropologico, quindi la sua trattazione è degna di grande attenzione.
Prima di iniziare a parlare del pensiero magico voglio riportare una sua citazione che dimostra bene come i saggi del passato percepissero che la realtà era ben più complessa di quello che loro stessi potevano capire e che per questo era meglio non negare i fatti inspiegabili finché a farlo non arrivasse una dimostrazione inoppugnabile; vi si può scorgere un eco di quel pensiero naturalista-taoista che ebbe piena realizzazione nell’antica Cina: forze attive e passive (yang e yin) che unendosi danno luogo a sintesi straordinarie:
«Avicenna fornisce una linea di condotta molto interessante a proposito dei prodigi magici: “guardati bene dal far pompa di spirito critico trincerandoti dietro un puro e semplice rifiuto, sarebbe leggerezza e debolezza … buona linea di condotta è lasciare tali fatti nel dominio del possibile finchè te ne allontani una solida dimostrazione. Ma ricordati che la natura è piena di meraviglie, che le forze attive si uniscono alle disposizioni passive per dar luogo a fatti straordinari”.»
Aver sottolineato questo pensiero di Avicenna fa sperare che nello scetticismo dichiarato dall’autrice avesse fatto breccia una visione più “umana” legata anche alla curiosità e all’apertura.

La spiegazione della magia.

L’autrice, che si è interessata direttamente del mondo esoterico italiano per la sua ricerca antropologica, delinea un quadro efficace della magia: «nel 1993 risultò da un sondaggio che due italiani su dieci (il 20%) andavano dal  mago almeno  una volta all’anno. … la magia muove un vertiginoso giro di miliardi … nelle metropoli trionfano la cartomanzia, l’occultismo, la medicina alternativa a sfondo magico, lo spiritismo, la mania degli oroscopi, il culto degli UFO e quel movimento esoterico che va sotto il nome di New Age … i 150 000 operatori italiani sono iscritti a ben due sindacati. … La magia si configura ancora una volta come l’arte del concreto, come aveva suggerito Marcel Mauss nel lontano 1940, la gente va dal mago per risolvere problemi quotidiani che afferiscono alla dura realtà. … le sette esoteriche a sfondo magico … se coinvolgono direttamente solo una minoranza di persone, pure sono riuscite a creare un milieu molto articolato di cultura alternativa condivisa dalla gente comune. Reincarnazione, astrologia, lettura delle carte, parapsicologia, fiducia nei poteri eccezionali di pranoterapeuti e veggenti, sono elementi che fanno ormai parte della vita quotidiana. … oggi la magia, anche se assolve una funzione consolatoria e talvolta sortisce effetti psicosomatici non trascurabili, pure spinge i veggenti e i loro clienti in regioni nebulose di menzogne condivise, che nulla hanno a che fare con la spiritualità. Incapace di pensare al mistero, la magia odierna pretende di dissolverlo intervenendo sulla realtà con riti, cerimonie, talismani, sortilegi che legittimano nel mago e nei suoi seguaci una bugiarda onnipotenza. … La visione energetica della realtà che fa riferimento a fluidi, vibrazioni,  potenze o forze occulte, crede di potersi uniformare alla visione scientifica della realtà. … Gli esoterici e gli occultisti nostrani sono materialisti nel senso più profondo della parola: ciò che è a loro più lontano è il concetto di trascendenza. Nelle loro visioni del mondo si esercita il trionfo del binomio materia-energia del mondo fisico: parlano di corpi materiali via via più sottili di cui lo spirito sarebbe il più rarefatto; parlano del potere della mente che è energetico, magnetico, parlano del fluido che esce dalle mani e spesso lo confondono con le onde elettromagnetiche. … L’occultismo è diventato una sorta di religione pop, buona per tutte le stagioni. … Non ho nulla contro la democratica diffusione del sapere occulto: quello che mi preoccupa è l’ignoranza. »
Viene in mente la cosiddetta “sindrome di onnipotenza del rabdomante” per la quale chi crede di “indovinare” la presenza di acqua nel terreno o di patologie nelle persone per un “dono” ricevuto dal divino, pensa di non poter mai sbagliare e non accetta alcun tipo di verifica al suo operato invocando sempre un cambiamento nelle cose esterne cercate (acqua, patologie) a scusare la differente posizione trovata o la differente diagnosi fatta in momenti successivi sullo stesso posto o soggetto, fino a quando l’errore diventa evidente (lo sbaglio dell’indicazione di un pozzo, l’errore nella diagnosi alla luce degli esami clinici) e la verifica emerge da sé. Allora il radiestesista onnipotente non sa più cosa fare. Crede di essere stato abbandonato dal “potere” o dal “dono” magari perchè ha chiesto dei soldi in cambio della sua prestazione, dunque teorizza che queste pratiche devono essere fatte senza chiedere nulla, ma poi all’uscita dello studio pone un piatto dove il cliente può mettere la sua offerta spontanea. Tutto il suo pensiero e il suo agire non ha alcun riferimento al comportamento professionale, alla deontologia, ma è totalmente interno al pensiero magico.
L’autrice continua: «La magia si presenta come un’ideologia e una prassi che ha lo scopo di dominare le forze della natura (persone comprese) servendosi di apposite cerimonie. … l’idea fondamentale che l’essere umano possa condizionare, con pratiche adeguate, la realtà esterna è il punto costitutivo e fondante delle credenze magiche. … il punto fondamentale, il centro di tutte le ricerche e le preoccupazioni è acquistare per l’uomo un sapere che sia Potenza. »
È difficile non riconoscere che questo centro della ricerca umana si è trasformato nel mondo contemporaneo nella tecnocrazia, cioè nel potere dato dalla tecnologia; quindi scienza e tecnologia contemporanee sono riuscite laddove la magia non riusciva, o non riusciva più.
«… Per il pensiero simbolico … un oggetto non è mai semplicemente se stesso: è anche segno o ricettacolo di qualcos’altro, di una realtà che trascende il livello d’essere dell’oggetto.»
Sulla concezione della natura io condivido l’ipotesi scientifica di Lovelock sul pianeta vivente. Inoltre credo che i filosofi greci presocratici si esprimessero in termini “poetici” per dire che nella natura vi sono campi invisibili di polarità opposta, campi che ora noi conosciamo bene e chiamiamo elettrico e magnetico.
Rispetto al significato simbolico, invece l’autrice indica uno degli assiomi del pensiero magico moderno, che si esprime principalmente nella pubblicità commerciale e nell’imbonimento politico delle masse; una spirale disegnata sul cartoncino non è un semplice cartoncino con il disegno di una spirale, ma come simbolo depositario di un potere trascendente diventa un potente “strumento antidisturbo” che annulla tutte le “onde negative” (che sta per “nocive”) presenti nella casa, che siano prodotte da scorrimenti d’acqua sotterranea o da antenne radiobase è lo stesso.
Questo è il pensiero magico; una struttura di pensiero che non ha nulla a che vedere con il pensiero “olistico” che sa essere scientifico.
Tornando alla magia: «Le operazioni magiche appaiono miracolose perchè le loro cause sono note all’operatore e ignote allo spettatore: non a tutti è dato di conoscere la natura e di dominarla. … Sia il selvaggio che l’uomo civilizzato sanno che esiste l’inesplicabile. L’inesplicabile può frustrare gli sforzi e rendere vana ogni misura di sicurezza come accade sia ai Papua che agli Europei. Allora e solo allora l’uomo si rivolge alla magia. L’uomo ha la sensazione di poter fare qualcosa anche per lottare contro l’inesplicabile, contro quelle forze misteriose di cui nessuno di noi conosce la portata. … l’atto magico è, al di là delle stesse intenzioni coscienti del soggetto, l’espressione di un desiderio in termini simbolici.»
Nel nostro piccolo l’ “inesplicabile” è dato dall’elettromagnetismo naturale (e per moltissima gente anche da quello tecnico, vista la poca conoscenza della fisica anche tra i ceti colti) e proprio questa “ignoranza” permette l’apertura verso il pensiero magico.

Come funziona il pensiero magico
Le spiegazioni dell’autrice sono davvero illuminanti poichè dimostrano che se in un ambito sociale si costituisce un gruppo di “credenti” in una determinata cosa (attualmente questo avviene soprattutto al fine di vendere qualcosa, oggetto o idea), ad esempio i credenti nell’effetto schermante degli strumenti antidisturbo, questo gruppo diventa un ambiente abbastanza chiuso in cui tutti i membri confermano quanto asserito dai leader o dai creatori del gruppo, impedendo qualsiasi critica o smentita che provenga dall’interno e facendo scudo anche verso le critiche esterne (in genere trovandosi dei protettori potenti e influenti o utilizzando i media). Questo atteggiamento è fondamentale per continuare a “credere”, ad esempio per continuare a credere che gli strumenti antidisturbo schermino i campi elettromagnetici a dispetto delle evidenze cliniche che dimostrano la permanenza dei disturbi, realtà conosciute all’esterno del gruppo ma non accolte nel pensiero del gruppo.
Perciò il venditore, come lo sciamano o il religioso, continua infaticabile la sua opera di proselitismo e di raccolta di accoliti per aumentare i membri del gruppo e riparare alle eventuali fuoruscite.
Chi all’interno del gruppo realizzasse di essere stato manipolato e volesse portare un pensiero critico, ad esempio il fatto che le leggi della fisica contraddicono la credenza negli strumenti antidisturbo rispetto ai campi elettromagnetici tecnici (piastrine, coccinelle, riequilibratori) verrebbe trattato come un traditore, come un pericoloso elemento deviante e potenzialmente disgregante del gruppo perciò sarebbe violentemente attaccato dai capi con ogni mezzo, denigrato, svilito, indicato ai membri del gruppo come l’essere più spregevole. In tal modo il soggetto critico potrebbe solo fuggire o soccombere. Così si mantiene integra la credenza che tiene legato il gruppo. È un sistema di pensiero e di vita ancora molto presente non solo nelle sette, ma anche nelle piccole realtà della periferia italiana, dove tutti si conoscono.
L’autrice spiega: «Due sono gli assetti formali dell’universo magico: la formulazione di un sistema articolato di messaggi (basati sul simbolo) e la possibilità di comunicare, nell’ambito del gruppo sociale, il proprio messaggio simbolico. … Dietro all’azione magica c’è tutto un gruppo presente in ispirito … l’intero piccolo gruppo si mette in movimento quando è in atto un processo magico … in ogni caso la magia vive finché si ha una collettività o un gruppo che ha fede in essa. Tale dimensione sociale colloca i fatti magici nell’ambito della comunicazione. … L’atto rituale nel suo complesso insieme indica contemporaneamente speranze, desideri e determinazioni: io credo e spero che bruciando i capelli di un uomo, questo morirà, … faccio questa azione sapendo che la persona interessata lo saprà e ne sarà molto turbata e forse si ammalerà davvero. … La magia e l’empirismo risiedono in due ordini diversi di organizzazione della realtà, non nello stesso ordine. … la magia appartiene all’ordine del simbolico: le sue credenze, i suoi riti, le sue pratiche hanno senso solo all’interno di un universo semantico chiuso e delimitato. … La sua morfologia e la sua sintassi si basano su una struttura immanente che postula l’esistenza di forze occulte benefiche e malefiche  … solo su un tale postulato si possono appuntare le critiche di carattere contenutistico. Il postulato dell’esistenza di forze magiche è dato a priori, … è ritenuto vero una volta per tutte. La verifica è un postulato tipico della scienza, non del pensiero magico. Nelle società tradizionali chi si sentiva vittima di una fattura[1] cadeva in uno stato di ansia profonda che molto spesso scatenava forme patologiche di tipo psicosomatico … in quella sfera ancora poco nota che è al limite tra il somatico e lo psichico. … la persona stregata, oggetto di timori, di riti di espiazione e di tabù, non resiste alla dissoluzione della personalità sociale a cui segue la disintegrazione psichica. Così funziona la morte per il maleficio vudù nella cultura haitiana, così funzionano i sortilegi nelle culture originarie australiane. »
All’estremo limite, in questi comportamenti per me si può vedere una forma mascherata di sacrificio umano di cui tutti erano partecipi credendo che il sacrificio del predestinato riconciliasse il mondo spirituale-divino con il gruppo umano. Infatti in ogni cultura sono testimoniati gli amuleti[2] da portare addosso contro i mali di vario genere in modo da tentare di restare immuni dall’essere destinati al sacrificio, in quanto la credenza che l’amuleto avesse questo potere era condivisa dal gruppo tanto quanto quella dell’effetto della “fattura”.
In genere lo stesso personaggio che fabbricava gli amuleti faceva anche le fatture sostenendo che i suoi amuleti erano più potenti delle fatture degli altri come lui e che le sue fatture erano più efficaci di quelle degli altri come lui. È un atteggiamento purtroppo ancora molto, troppo, familiare a chi si occupa di rabdomanzia o radiestesia.
Con il pensiero scientifico invece si può vedere in questo meccanismo “fattura-amuleto” la conferma dell’effetto placebo, cioè che chi ritiene di essere protetto da simboli o da oggetti magici (amuleti) può momentaneamente riequilibrarsi e migliorare la risposta immunitaria, ma il beneficio dovuto all’effetto psicologico di rassicurazione inconscia ha una durata molto limitata e non è affatto risolutivo delle eventuali patologie. Il Forschungskreis Für Geobiologie fondato dal dr Ernst Hartmann sulla base di più di quarant’anni di esperienza sostiene che anche il miglioramento asserito da persone che hanno acquistato una stuoia ergo_biostar mterasso schermante copia o un “oggetto antidisturbo” convinti di schermarsi dagli effetti dell’elettromagnetismo si può sicuramente definire un “effetto placebo”, che non supera i tre mesi di durata, dopo i quali la persona si rende conto che sta male come prima, o peggio, e allora chiama un altro “mago” (travestito da geobiologo) ritenuto più potente del precedente per farsi dare un rimedio più efficace sotto forma della stuoia o dello strumento antidisturbo messo a punto da costui.
La gerarchia di potenza che all’interno del gruppo viene attribuita ai “grandi sacerdoti” è dovuta a molti fattori tra i quali attualmente i più importanti sono comparire nei media, aver scritto molti libri e essere nelle grazie di divi o personaggi famosi.
Proseguendo l’autrice afferma: «Personalmente ritengo, come Levy-Strauss, che il potere della magia risieda nell’efficacia simbolica della sua ritualità. … la magia e la sua capacità operativa sono legittimazioni simboliche collettive. … Tali azioni rituali partono dal presupposto che nell’universo della magia si muovano forze misteriose che circolano incessantemente sotto la struttura apparente delle cose … i loro flussi circondano le cose e gli uomini anche se pochi ne conoscono la vera natura.  … Esistono secondo il pensiero esoterico spiriti esterni all’anima che con essa hanno un rapporto privilegiato, gli “spiriti guida” dei nativi americani, ovvero il genio della tradizione latina arcaica. Tale entità misteriosa nell’Islam è chiamata “colui che è sopra la spalla”. Spirito-guardiano per gli africani nei culti di possessione.» leggendo queste parole si può riflettere sul fatto che per la maggior parte dei rabdomanti e dei geobiologi che vendono stuoie o strumenti antidisturbo l’analisi della stanza (o del sito in generale) sia ridotta appunto ad un “rito” necessario per indurre le persone all’acquisto e sia eseguita spesso ripetendo i gesti in modo meccanico senza alcuna reale ricerca e percezione delle zone di disturbo (ho avuto personalmente occasione di assistere a una cosa del genere); infatti per questa parte della “vendita” è chiesta un’ “offerta” di pochi euro, considerandone appunto la mera funzione “rituale”, mentre l’oggetto da vendere di solito ne costa qualche migliaio.
In questa citazione si può intravvedere anche una spiegazione del fatto di attribuire un potere magico a cristalli, oggetti strani, disegni e forme, ecc. e una possibile spiegazione delle frequenti indicazioni date da rabdomanti, radiestesisti e pranoterapeuti permeati dal pensiero magico riguardo a spiriti – spesso definiti nocivi – che stanno dietro le spalle o appollaiati sulle spalle delle persone. Potrebbe facilmente trattarsi in realtà del campo biodinamico della persona stessa che il “sensitivo” intravede ma, utilizzando il contesto concettuale magico, scambia per uno “spirito” autonomo invece di capire che si tratta del campo elettromagnetico emesso dalla persona stessa (ho personalmente ascoltato la richiesta di aiuto di una persona che era stata terrorizzata dalla “diagnosi” di avere su una spalla un’entità negativa che le succhiava l’energia, guardandola bene e descrivendole quel che vedevo si è capito che l’entità altro non era che il suo biocampo, un po’ più esteso dalla parte di quella spalla).
Rispetto ai talismani l’autrice fa riferimento a due grandi uomini del passato che erano anche astrologi ed alchimisti «Nel 1479 Marsilio Ficino pubblicò un testo intitolato “Libri de vita”, nel quale raccomandava l’uso di immagini per attirare influenze benefiche … cent’anni più tardi Giordano Bruno adottò la stessa tecnica con grande entusiasmo. Egli proponeva diverse immagini positive del sole … figure simboli della natura solare: meditando su di esse l’influsso del pianeta poteva essere guidato entro la personalità umana. Tutta la magia dei talismani[3]si basa sull’idea che le forze planetarie possano essere dominate concentrandosi sui rispettivi simboli. »
I talismani sono in pratica dei simboli in grado di modificare positivamente chi li osserva, e noi sappiamo che questo avviene per associazioni psicologiche fatte dall’osservatore, non per l’influenza di “influssi” emanati dal talismano stesso. Si può così capire meglio l’idea magica che simboli e figure modifichino la realtà esterna, idea falsa ma usata molto di frequente proprio nell’ambito della geobiologia “di mercato” per affermare che la disposizione di questi oggetti (dai simboli più stravaganti alle piramidi con emissioni elettromagnetiche) nella casa produce effetti sull’ambiente di vita modificandolo in positivo. Questa osservazione ci può illuminare molto sulla reale caratteristica magica di modi e pensieri propri sia al mondo della vendita e della pubblicità in generale, sia al mondo della radiestesia-rabdomanzia e quindi fortemente caratteristici dell’ambiente in cui questi due mondi si fondono, e cioè quello della produzione e vendita di “oggetti antidisturbo” (come li chiamano in Germania) che dovrebbero “schermare” dai campi elettromagnetici naturali e tecnologici, considerati a questo punto come un “moderno malocchio”.
Cerchiamo di far uscire l’ “adulto che è in noi” dal nascondiglio dove sembra celarsi e lasciamo ai venditori le cose inutili.
Per concludere, una frase davvero poetica e suggestiva di D.H. Lawrence riportata dall’autrice: «D.H. Lawrence, molto più suggestivamente degli esoterici di oggi, afferma: “noi e il cosmo siamo uno. Il cosmo è un  vasto corpo vivente del quale siamo ancora parte. Il sole è un grande cuore i cui palpiti si diffondono nelle nostre più sottili vene. La luna è un grande lucente centro nervoso che di continuo ci trasmette le sue vibrazioni. Chi conosce il potere che hanno su di noi Saturno e Venere? Deve essere un potere vitale che si increspa squisitamente attraverso il nostro essere, senza posa. E se noi rinnegassimo Aldebaran, esso ci ferirebbe con le infinite stoccate della sua spada.»

Note:

[1]Fattura: azione rituale volta a nuocere… si basa sulla “magia simpatica” per cui il nemico è colpito in effigie, e sulla magia “contagiosa” per cui il rito si attua su parti (capelli, unghie, peli) o vestiti della persona.  Esistono poi numerosi riti apotropaici volti a disfare la negatività delle fatture.

[2] Amuleto: oggetto della più svariata foggia e natura da portare addosso o tenere in casa contro il malocchio, le fatture, la negatività di ogni genere e per propiziare la buona sorte. Gli amuleti naturali possono essere ricavati da animali, da vegetali come piante sacre e da minerali come metalli nobili e pietre preziose il cui colore preserva da mali diversi. Esistono inoltre numerosi amuleti artificiali come sonagli, manine, falli (il fascinum delle matrone romane), astucci con formule magiche, incantesimi e nomi divini.

[3] Talismano: dal greco telesma, rito. Oggetto decorato con disegni o figure, cui si attribuisce potere magico. Il talismano, spesso dalla natura misteriosa, ha un potere attivo-realizzativo e non va confuso con l’amuleto che ha invece il potere passivo di allontanare il “male”

 

GEOBIOLOGIA: LA NOCIVITA’ DELLE ZONE DI DISTURBO NATURALI E’ DIMOSTRATA SCIENTIFICAMENTE: conclusioni dello studio dell’Università di Vienna “Risikofaktor Standort” sugli effetti del luogo sulla salute

LA NOCIVITÀ DELLE ZONE DI DISTURBO NATURALI DELLA GEOBIOLOGIA È DIMOSTRATA SCIENTIFICAMENTE  da uno studio ufficiale dell’Università di Vienna, finanziato dallo stato austriaco:
CONCLUSIONI DELLO STUDIO  “RISIKOFAKTOR STANDORT” studio scientifico sugli effetti del luogo sulla salute umana
del prof. dr Otto Bergsmann  —

da: Bergsmann dr Otto  “Risikofaktor Standort”  Facultas Verlag, Wien 1990  —

 …

9. Conclusioni

9.1. Il disturbo dei processi di regolazione a causa di manifestazioni di energia sinora ignote si trascina come un filo rosso attraverso tutti gli esami svolti sui soggetti sani e sui portatori di patologie.

Le forme in cui questi difetti nella regolazione appaiono non sono da inserire nei quadri clinici della medicina poiché seguono principi biocibernetici.

Uno di questi principi dice che, rispetto ad un sistema non sottoposto a stress, un sistema già sottoposto a stress quindi un organismo già sollecitato o una parte già sollecitata di un organismo, reagiscono con più intensità e maggiore persistenza ad ogni minimo stimolo ulteriore.

L’influenza del posto dove si permane non dà luogo a processi che conducono inevitabilmente alla malattia.

È piuttosto un fattore di rischio che può intensificare l’effetto di altri fattori patogeni.

Fanno parte di questi fattori patogeni, fattori di rischio di altra natura quali ad esempio:

–       sostanze tossiche ambientali o da assunzione voluttuaria

–       eccessi alimentari

–       inquinamenti cronici occulti (es.: cucine economiche)

–       punti deboli condizionati geneticamente

–       fattori fisici di stress ambientale, soprattutto industriali ed atmosferici in diverse gamme di frequenza.

Solo nelle interazioni con questi altri fattori, il fattore di rischio dovuto al luogo può acquisire un’importanza patogena.

In base a questo è un nonsenso, al limite della ciarlataneria, definire le zone perturbate “zone cancerogene”, sebbene si debba tuttavia riportare che secondo König in qualche zona perturbata è stata riscontrata una radiazione gamma lievemente maggiore rispetto allo spazio limitrofo.

Spunti per nuove ricerche:

–       ulteriori esami sul comportamento dei neurotrasmettitori in caso di influenza del luogo e di stress relativo, soprattutto della serotonina.

–       Comportamento dei neurotrasmettitori in caso di esposizione prolungata.

–       Ricerche relative all’interazione dell’influenza del luogo con altri fattori di rischio, ponendosi l’interrogativo se ed in quale modo ne può derivare una malattia clinica.

–       Ricerche relative alla individuazione di zone di disturbo distinguibili in modo rabdomantico.

9.2. dai fatti sopraesposti si traggono le seguenti ovvie conseguenze per la prevenzione:

nella vita civilizzata, soprattutto in agglomerati urbani, non è sempre possibile evitare il disturbo dovuto al luogo. Spesso ciò è realizzabile solo con notevoli costi normalmente inaccettabili. Con una personale consapevolezza sanitaria è possibile, tuttavia, evitare gli altri fattori di rischio e minimizzare le conseguenze.

È certo che una delle misure di prevenzione più importanti è realizzare in ogni situazione una condotta di vita flessibile, con la quale evitare da una parte il disturbo prolungato dovuto alla permanenza su una zona perturbata e dall’altra parte ridurre i disturbi vegetativi.

Spunti per ulteriori ricerche:

–       esami relativi all’azione preventiva, escludendo altri fattori di rischio.

–       Esami relativi alla prevenzione passiva con “misure di protezione” nel senso più vasto.

9.3. dalla conclusione al punto 9.1. risulta come logica conseguenza che il cambiamento di sito non può sostituire la terapia medica.

In caso di malattie croniche e condizioni di sofferenza il cambiamento del sito può tuttavia essere di sostegno alla terapia medica.

Spunti per ulteriori ricerche:

–       raccolta ed analisi di relazioni su fallimenti terapeutici a causa dell’effetto del luogo di permanenza e su successi terapeutici verificatisi in seguito al cambiamento del sito.

–       Esami mirati prima e dopo aver spostato in altro luogo il letto di pazienti in terapia.

 

9.4. le conseguenze scientifiche dei test relativi al problema della tensione superficiale sono di ampia portata. L’essere umano è composto per il 72% di acqua e si deve presumere che le energie attive in superficie modifichino la struttura globale dell’acqua corporea (vedi sopra).

In tutti i processi vitali le membrane, cioè le superfici, sono coinvolte in modo determinante, per cui l’attività biologica delle membrane è determinata dalla loro tensione superficiale (più è bassa, tanto più sono attive).

Ogni emissione e riassorbimento dei neurotrasmettitori (ad es. la serotonina) avviene con il passaggio attraverso la membrana. In seguito a ciò tutte le funzioni neurali subiscono l’influsso della tensione superficiale, compresi i molto complessi sistemi di regolazione centrali e periferici.

Secondo Pischinger e Heine il sistema base è il sistema di informazione primario di tutti i sistemi biologici che dipendono dall’ossigeno (qui non occorre entrare nei dettagli della struttura molecolare). Può essere però descritto come colloide, la cui fase solida è caratterizzata da una forte saturazione di cariche negative, per cui tra i filamenti dei biopolimeri dello zucchero e gli sciami di molecole di acqua liquida-cristallina determina il grado di ordine e con questo la strutturazione della sostanza base, che oscilla quale sistema dissipativo (Heine).

L’acqua cristallina forma schiere di molecole disposte parallelamente e bidimensionali che non sono stabili nel tempo e che possono essere portate a stati di maggiore ordine da deboli forze esterne. Per la loro struttura molecolare queste schiere sono le più idonee per trasmettere le informazioni.

Secondo Heine, nel nesso con i polimeri dello zucchero queste schiere possono essere considerate come la base di tutte le interazioni sugli organismi pluricellulari in un raggio vicino e distante.

Sotto questo aspetto i fattori dovuti al luogo costituiscono una forza che è idonea ad influenzare la struttura molecolare dell’acqua e, con questa, la funzione del sistema di base.

In questo caso il sistema di base può essere considerato come un’enorme superficie interna tra la fase solida e l’acqua.

L’aumento della tensione superficiale in questo contesto significa una riduzione dell’energia che, adeguatamente alla funzione estesa della sostanza base, agisce su ogni settore vitale.

Secondo Heine i punti utilizzati per l’agopuntura sono caratterizzati da un accumulo organizzato della sostanza di base. Pertanto i nostri studi bioelettrici sull’effetto del luogo sui punti utilizzati per l’agopuntura possono essere impiegati anche per l’interpretazione dell’effetto del luogo sul sistema base.

I disturbi funzionali bioelettrici da noi riscontrati, in base ai fatti sopra esposti possono essere interpretati quali trasformazioni energetiche della struttura dell’acqua del sistema base.

Secondo i referti in nostro possesso e le riflessioni qui riportate, la diminuzione generale della capacità di reazione da noi riscontrata può essere attribuita ad una variazione primaria della tensione superficiale dell’acqua.

Spunti per ulteriori ricerche:

ulteriori ricerche di base devono essere applicate al problema della tensione superficiale e alla variazione funzionale dei punti utilizzati per l’agopuntura.

In questo caso è di particolare interesse l’azione dei campi elettro-meteorologici e dei campi creati artificialmente.

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Geobiologia: schermature, il punto della situazione

di Pier Prospero  —
da “Living Land, i territori dell’abitare” n. 1/2001 (rivista specializzata edita dal Centro HSA Torino)  —

La Geobiologia è un vasto contenitore non ancora formalizzato ufficialmente in cui si trovano varie branche di studi e di professionalità.

Si va dallo studio dell’interazione tra ambiente abiotico e ambiente biotico nell’evoluzione della vita sul pianeta, oggetto di corsi di laurea in alcune università, alle indagini sugli effetti dell’acqua sotterranea sulla salute.

Ma purtroppo non è di questo che si occupano i media quando parlano di Geobiologia. letti consigliati copia

Fa notizia solo il fatto che ci siano persone strane che “percepiscono” i campi energetici e in genere queste notizie sono date come descrizioni di fenomeni del mistero o del paranormale.

Invece nell’Analisi Geobiofisica e geobiologica dell’Ambiente non vi è spazio per il paranormale, il mistero, l’occulto o la magia, poiché in quest’ambito si studiano il più possibile scientificamente le varie interazioni tra le tre “sfere” inscindibili ed interdipendenti che compongono il pianeta: quella energetica, quella biologica e quella abiotica.

L’Analisi Geobiologica si può considerare perciò l’applicazione di una scienza di frontiera che ha molto da scambiare con la nuova fisica e con il pensiero olistico, antimeccanicista.

Per noi però occorre ridimensionare anche la pretesa della scienza che un fenomeno esista solo se ha una spiegazione scientifica, pretesa che dà origine alla falsa e pericolosissima idea che con la tecnologia ci sia una soluzione per ogni problema. Infatti, se si andasse a vedere quali sono le attuali conoscenze scientifiche sulla “sfera energetica” del nostro pianeta si potrebbe rimanere davvero amareggiati dal numero di “forse”.

Anche nell’analisi energetica dell’ambiente si trovano i germi del modo di pensare magico infantile, e sono soprattutto laddove si segue la via dello “schermare” dal danno, dando per scontato e necessario che il danno debba avvenire per poi agire a posteriori; dove cioè si utilizza una tecnologia per vendere rimedi sfruttando la diffusa costruzione nociva delle abitazioni. Questo pensiero magico è estremamente funzionale alla vendita di qualsiasi cosa e alle applicazioni distorte della scienza in quanto mantiene in uno stato non conflittuale la popolazione. Infatti, tale filone di pensiero consegue due risultati per noi molto negativi:

  1. utilizza le conoscenze sulla nocività dei vari sistemi, dall’edilizia alle teletrasmissioni, ottenute da parte di coraggiosi ricercatori in anni di lavoro spesso in condizioni di ostracismo, contro gli intenti dei ricercatori stessi per lasciare le cose come stanno e creare l’illusione di una falsa sicurezza individuale ottenuta con l’acquisto di una “schermatura”;

  2. impedisce che nelle persone si instauri il concetto della prevenzione che è fondamentale per migliorare la situazione della salute.

Personalmente sono rimasto molto a disagio quando, ricevendone il depliant pubblicitario, ho realizzato che un convegno al quale ero invitato come relatore (in qualità di Presidente dell’Istituto GEA), era sponsorizzato al pari della biocasa presentata nell’area espositiva anche da una ditta che produce “pseudo-schermature” sia per i campi elettromagnetici tecnici, sia per quelli naturali.
Una parte di me avrebbe voluto che io dicessi subito al pubblico presente in sala che il dottor Ernst Hartmann era stato perito del tribunale civile tedesco nelle cause contro i fabbricanti e i venditori di strumenti di presunta “schermatura”, alcuni dei quali anche per merito suo erano stati costretti a risarcire i danni e a ritirare i loro prodotti dal mercato.
Ma un’altra parte di me si è rifiutata di entrare in polemica e ha preferito limitare il contributo che portavo al convegno al minimo indispensabile, sentendomi come un ospite sgradito.
Perché reagire così, quando le principali associazioni di bioarchitetturaantidisturbo dischi ojas copia e di architettura bioecologica presentano nelle varie fieredel naturale o dell’arredamento le proposte di “casa bioecologica” inserendovi tranquillamente le “schermature” contro le zone di disturbo naturali e le “schermature” ai campi tecnici (da telefonia, radio, televisione, ecc.)? Non è un bene che le case sane siano anche protette dalle interferenze ambientali che potrebbero nuocere alla salute dei loro abitanti?

Chiariamo intanto il concetto di “schermatura”: per schermatura s’intende un prodotto che posto tra l’origine di una irradiazione e il possibile recettore, sia in grado di impedire totalmente o parzialmente il passaggio dell’irradiazione.
Il paragone più immediato è con il piombo che è posto a protezione dei radiologi in speciali giubbotti che devono indossare quando lavorano: i raggi X non riescono ad oltrepassare la lamina di piombo e così non raggiungono il corpo dell’operatore.
Un altro tipo di schermatura si ottiene con l’energia elettromagnetica: infatti si può annullare un campo magnetico o elettromagnetico opponendogli un altro campo uguale e contrario. Per produrre questo secondo campo si dovrebbe comunque utilizzare energia elettrica, utilizzare un’antenna e disporla nel modo opportuno. Forse l’inquinamento elettromagnetico complessivo in questo modo aumenterebbe e questo tipo di sistema non è certo il migliore da utilizzare. Infatti, sono cose che piacciono molto ai militari di ogni Paese per oscurare le trasmissioni radio-televisive dei “nemici”.
Più semplicemente si studiano dei materiali che riescano ad essere impermeabili al passaggio di queste onde come una fittissima “gabbia di Faraday” che può essere utilizzata per proteggere la casa quale estremo rimedio al dilagare delle trasmittenti. Ma in questo caso se si tratta di avvolgere la casa in una una perfetta “gabbia di Faraday” gli esperimenti hanno dimostrato che può essere nociva, infatti, dentro le gabbie di Faraday le cavie si ammalano. La soluzione per noi non sta quindi nell’avvolgere le abitazioni bioecologiche in schermature che per essere efficaci isolano totalmente dall’esterno, ma nel tentare una lotta contro la disposizione delle trasmittenti nei pressi delle abitazioni.
La filosofia che ci guida non è quella della casa impermeabile alle radiazioni, ma è l’idea di trovare un giusto compromesso tra le esigenze tecnologiche e la salute umana, tra le esigenze abitative e la situazione del territorio, tra la casa e l’energia dell’ambiente in cui è costruita.
Per questo ci chiamiamo “Istituto per l’Analisi Geobiofisica dell’Ambiente“, perché mettiamo al primo posto la salvaguardia delle condizioni energetiche naturali dell’ambiente e sosteniamo un “adattamento intelligente” delle attività umane a queste condizioni.
Per esempio per noi la soluzione migliore rispetto alla nocività da esposizione a zone di disturbo naturali rimane sempre quella dell’ “adattamento intelligente” al luogo: cioè quella di scegliere per dormire le zone neutre della casa e non quelle che causano stress.
Fin qui si è parlato di “schermature” efficaci, cioè di prodotti che sono stati testati scientificamente e sono in grado di schermare parzialmente o totalmente alcune bande di frequenza ciascuno (nessuno sinora scherma tutti i range di frequenze).
Si va dal reticolo di rame in grado di schermare il solo campo elettrico, ai pannelli in lega metallica in grado di schermare il campo magnetico a 50 Hertz, alle reti sottilissime di fili metallici superconduttori in grado di schermare le microonde, al piombo in grado di schermare alcune radiazioni ionizzanti.
Deve essere chiaro che qui non si parla dei cosiddetti sistemi di compensazione i quali agiscono attraverso l’invio di informazioni veicolate su campo magnetico, perciò non sono “schermature”, ma si ascrivono al settore della magnetoterapia. Questi sistemi – anche se studiati e prodotti scientificamente – non modificano l’ambiente energetico naturale circostante, se non immettendovi il proprio debole campo il quale si somma agli altri campi presenti. L’eventuale effetto di queste magnetoterapie è basato sulla qualità delle informazioni che riescono a portare all’organismo, non sulla schermatura di alcunché, ed un esempio concreto ne è l’apparecchio Bicom per la terapia MORA, non certo altri congegni venduti scorrettamente come “schermanti”.
Per chi, come noi di GEA, mantiene un vivo interesse per la bioarchitettura/architettura bioecologica è sempre stato chiaro che il pensiero dei suoi fondatori andava ad una casa trasparente alle onde, che possa beneficiare di quello che la natura ha posto come energia nel luogo dove è costruita e riparare i suoi abitanti dagli eventuali eccessi.
In quest’idea fondante, la difesa dalle zone di disturbo naturali è realizzata scegliendo per costruire, o almeno per disporre le stanze da letto, luoghi non disturbati in tal senso, e la difesa dai campi tecnologici è realizzata mantenendo la casa ad una adeguata distanza dalle sorgenti di questi campi sfruttando la legge fisica per cui l’intensità del campo decade in modo esponenziale all’aumentare della distanza dalla sua origine.

Inizieremo a discutere seriamente delle “schermature” alle zone di disturbo naturali solo quando ve ne sarà la materia, cioè quando – come per i campi tecnici – saranno prodotti sistemi efficaci, ma data la situazione di pressione da parte dei produttori, poiché ci preme un corretto rapporto con la casa bioecologica e con la bioarchitettura, riteniamo necessario chiarire come la pensiamo in proposito.
Oltre agli oggetti magici, alle fialette belghe, e alle altre cose palesemente irrazionali, molto frequenti sono le proposte di cosiddette “schermatura alle geopatie” sotto forma di stuoie da porre sotto il pavimento in costruzione o di coprimaterasso da mettere nel letto.
In questi prodotti sono presenti reticoli di rame e/o bande magnetiche, a volte con qualche altro fantasioso congegno “raccoglitore di onde nocive” a cui sono collegati.
Sembrando forse più un po’ più razionali degli altri oggettini troppo esplicitamente simili ad amuleti, sono proprio questi sistemi di stuoie a far breccia nelle situazioni di cui ci stiamo occupando. Ma vediamo quali sono in genere i loro elementi e le rispettive funzioni:

  • il reticolo di rame o di un altro metallo conduttore ha la funzione di raccogliere l’energia elettrica statica e di scaricarla, ha solo questa funzione, oltre a non far passare eventuali campi elettrici.

  • le bande magnetiche restituiscono un segnale che vi è stato registrato (come su un nastro magnetico) e lo fanno arrivare alle persone che vi dormono sopra sfruttando un campo magnetico statico a volte intenso e nocivo: si tratta perciò di ben conosciuti effetti favorevoli o avversi di magnetoterapia. Non possono schermare nulla, né il loro campo è uguale e contrario ad alcuno di quelli tellurici che del resto non essendo ancora misurabili, evidentemente, non si trovano nello stesso ordine di cose.

  • i raccoglitori di onde nocive contengono per lo più cristalli e acque mariane (diluizioni dell’acqua proveniente da qualche sorgente miracolosa che, come dice giustamente il prof. Emilio Del Giudice, altro non sono che medicine omeopatiche naturali) o anche nulla. Dovrebbero risucchiare non si sa per quale magia le “onde nocive” da campi tellurici e/o tecnici presenti nella zona, oppure annullarle o modificarle, partendo dal presupposto che le altre parti della “schermatura” le blocchino e se ne impregnino, e quindi che – a saturazione avvenuta – potrebbero a loro volta cederle all’ambiente, quindi ogni tot tempo bisogna acquistare un sistema nuovo.

  • eventuali supporti organici vengono pretesi come ulteriori schermanti, mentre è chiaro che materiali come sughero o altro non oppongono alcuna resistenza ai campi tellurici o ai campi tecnici.

Se qualcuno di questi sistemi funzionasse, cioè avesse la capacità di impedire ai campi tellurici di raggiungere le persone, potremmo tranquillamente infischiarcene delle incongruenze, della non scientificità, della irrazionalità e utilizzarlo dove necessario; noi non siamo scientisti ideologici e non neghiamo che esista dell’altro che la scienza ancora non sa, non capisce o non vuole vedere.
Ma di fatto nessuna di queste “schermature” funziona. Si vede subito appena si esegue una prova in cieco, cioè se si rileva comunque la presenza di zone di disturbo non sapendo che è presente uno di questi dispositivi.
Oltre ad alcune prove fatte di proposito, ma ancora suscettibili di qualche critica metodologica, è la nostra esperienza pratica di lavoro che ci ha fornito i migliori esempi sui più svariati oggetti e materiali “pseudo-schermanti”.
Nella parte dedicata al rilievo geobiologico dell’indagine geobiofisica dei luoghi, spesso dopo aver concluso di rintracciare le zone di disturbo presenti nella camera ho fatto spostare il letto per ricavare la posizione precisa delle zone e segnarla sulla mappa, e così facendo ho scoperto un oggetto che il committente aveva disposto secondo le istruzioni del venditore per annullare ogni influenza di “geopatie” e non aveva rimosso, né mi aveva avvertito della sua presenza, proprio perché – consciamente o inconsciamente – voleva una conferma della sua efficacia. La reazione dei committenti messi al corrente della scoperta dell’oggetto a indagine completata, cioè di fronte alla migliore dimostrazione dell’inefficacia dell’oggetto stesso, di solito è quella di dichiarare che avevano già il sospetto che non funzionasse perché pur avendolo acquistato da tempo i loro sintomi non erano affatto scomparsi.
L’obiezione tipica di venditori e dei produttori di questi oggetti inutili a questo punto è che l’oggetto non fosse disposto correttamente come da istruzioni, ma le persone sono avvisate e per esempio tutti i miei committenti dai quali ho scoperto casualmente un simile oggetto hanno affermato o di averlo scrupolosamente lasciato nella posizione messa dal venditore o di aver chiamato una seconda volta il venditore a disporlo bene non trovando benefici. Obiezione respinta, quindi.

Quando l’Esperto in Analisi Geobiofisica annuncia che una zona della casa è da evitare perché vi è una zona di disturbo, spesso si innesca una crisi poiché la casa è quasi sempre già arredata e troppo piccola per permettere cambiamenti e spostamenti, le prese dell’elettricità sono nei punti sbagliati, non si può cambiare casa, ecc. per questo i committenti vorrebbero tanto sentirsi dire che con una “pillola” oggetto magico antigeopatia passano tutti i loro mali, così da non dover cambiare nulla della loro casa e della loro vita. Del resto siamo stati tutti indottrinati in questo modo fin da piccoli: non dobbiamo cercare la prevenzione dei problemi, ma comperare la pillola del colore giusto per il nostro caso e il colore giusto ce lo indica il “tecnico” di turno. Prese tutte le pillole necessarie siamo a posto e continuiamo a intossicarci, a inquinarci, a stressarci come prima per poi stupirci, dopo anni di questo maltrattamento, che “esca” – chissà da dove – una patologia.
Per noi dell’Istituto GEA l’Esperto in Analisi Geobiofisica dei Luoghi non è un venditore: non può vendere un rimedio ed essere sereno nella ricerca delle zone di disturbo poiché anche inconsciamente troverà il disturbo giusto per proporre il suo rimedio.
Ogni esperto in Analisi Geobiologica dovrebbe dare esclusivamente una prestazione professionale, una consulenza sullo stato energetico della casa, dovrebbe resistere alla tentazione e non illudersi e illudere i suoi clienti che qualche rimedio sia la “panacea” contro la nocività della zona individuata.
L’Istituto GEA garantisce l’utente dagli errori dovuti all’abbinamento delle indagini nelle abitazioni con la vendita di oggetti vari perché vieta ai suoi Esperti di vendere o consigliare qualsiasi tipo di rimedio per le zone di disturbo.
Abbiamo avuto già da tempo (1990) la dimostrazione, con un test svolto in cieco da alcuni bioarchitetti tedeschi per l’Istituto Maes, che se nell’esperto vi è l’intento di vendere, questo intento prevale e l’esperto individua una situazione proiettiva, non reale, funzionale allo strumento che intende vendere; questo avviene anche con persone in buona fede, per un processo inconscio.

L’utente per difendersi dai tentativi di vendita di questi oggetti inutili ha a disposizione la possibilità di scegliere nel Registro degli Esperti in Analisi Geobiofisica dei Luoghi curato dall’Istituto GEA un Esperto che sia professionalmente preparato e operi professionalmente e deontologicamente.

I RETICOLI DETTI “DI HARTMANN” E “DI CURRY”: vediamo di cosa si tratta

capannone edif copia
campi energetici reticolari con punti di massima intensità (rosso = H – verde = C)

di Pier Prospero  —

La Geobiologia si differenzia dalla Rabdomanzia perché studia in particolare la presenza e la nocività dei Campi Energetici Reticolari che avvolgono la superficie terrestre con strette maglie di pochi metri e sono orientati dal Nord magnetico terrestre.

Si tratta soprattutto del reticolo energetico parallelo al Nord Magnetico, detto di Hartmann, con maglie (al 45° parallelo) di 2,05/2,10 metri verso Nord-Sud e metri 2,55/2,60 verso Est-Ovest, con le “pareti” larghe 21 centimetri, e del reticolo energetico diagonale al Nord magnetico, detto di Curry (dall’ing. Manfred Curry, austriaco, che lo ha proposto per primo al pubblico) con maglie più variabili in un intorno dei tre metri e mezzo per tre metri e mezzo, con le “pareti” larghe circa 40 centimetri.
I campi energetici reticolari sono indipendenti tra loro e non si interferiscono, quindi non vi sono “incroci” tra le pareti del reticolo di Hartmann e le pareti del reticolo di Curry. Inoltre non sono interferiti, né modificati dagli altri campi energetici di varia natura che si trovano nell’ambiente nè da oggetti o da menhir ecc.

rabdomante da libro anticoLa rabdomanzia invece si è dedicata per secoli alla individuazione di scorrimenti sotterranei di acqua da captare o di vene metallifere da intercettare con scavi minerari; a questo proposito ci sono giunti anche alcuni dettagliati manuali del 16° secolo, ed è plausibile pensare che in mancanza di qualsiasi conoscenza geologica l’individuazione delle zone dove scavare fosse affidata ai rabdomanti, persone ipersensibili alle variazioni di campo che erano, e sono, in grado di percepire la conformazione del substrato.   I reticoli energetici probabilmente erano percepiti fin dall’antichità come fenomeni “magici”, espressione della forza della Terra, ed erano usati come “guida” per le costruzioni sacre, considerando che le rendessero magiche o che le rafforzassero.
Erano conosciuti, ma la loro ricerca non era “utilitaristica” bensì sacra e spirituale, per cui era appannaggio delle classi sacerdotali.
L’attuale ricerca dell’Istituto GEA ha verificato che molte chiese romaniche, in posti lontani tra loro, hanno il perimetro, o altri elementi importanti della struttura, in coincidenza con le “pareti” dei reticoli energetici e questo ci permette di pensare che la posizione di queste “pareti” energetiche sia stabile, almeno nell’arco di ottocento-novecento anni, dando per scontato che l’aver posizionato le strutture delle diverse chiese dove si percepiscono le “pareti” dei reticoli non si possa configurare come pura coincidenza, data la sua ripetizione e in posti molto diversi e distanti tra loro, ma in un medesimo periodo storico.

Solo all’inizio del Novecento si torna a parlare di reticoli energetici in senso laico con intento scientifico e si ipotizzano come forme di energia naturale. Infine negli anni cinquanta-sessanta il dr Ernst Hartmann col fratello Robert riuscirono a formalizzare il modello preciso del reticolo parallelo al Nord (che di conseguenza prende il nome da loro) individuandone la maglia di due metri per due metri e mezzo e scoprendo e dimostrando la nocività e la grave pericolosità per la salute degli “incroci” delle “pareti” del reticolo, punti dove il reticolo ha la massima intensità energetica.

analisi geo x ristrutturazione copia
reticoli energetici parallelo al nord (in rosso) e diagonale al nord (in verde)

I Campi Energetici Reticolari che avvolgono la superficie del pianeta da qualche centinaio di metri sottoterra fino alla ionosfera potrebbero essere dovuti ciascuno ad una coppia di fonti con emissione uguale o simile (su un’armonica) che creano “pareti” energetiche verticali e perpendicolari. Queste onde si intersecano nei punti di massima intensità (chiamati comunemente “incroci”) nei quali le due emissioni, entrando in fase, si rinforzano reciprocamente.
Qualcosa di analogo è osservabile nel far cadere contemporaneamente dalla stessa altezza due pesi uguali in uno specchio di acqua ferma.
Alla piccola scala questi campi sembrano avere maglie ad andamento rettangolare. A grande scala se ne vede una leggera curvatura.

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reticolo H rilevato per 50 metri: si percepisce una  sua leggera curvatura

Questa curvatura rende impossibile la proiezione del reticolo su una mappa, dati alcuni punti rilevati, anche in un’area limitata, poiché oltre i 10 metri di proiezione l’errore diventa eccessivo falsando tutto il disegno. Occorre quindi ricorrere a un esperto ipersensibile per farsi fare la mappa delle zone di disturbo naturali con il suo sopralluogo in ciascun sito che ci interessa.
Non si conoscono, per ora, né la natura né le origini dei campi energetici reticolari, e nemmeno la loro composizione energetica, anche se avendo un comportamento verticale sono stati pensati come espressione delle onde “scalari”.
Inoltre dal momento che le loro informazioni sono registrabili con sofisticati apparecchi medici quali il MoRa e il Bicom che registrano frequenze di bioelettromagnetismo si deve per forza

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apparecchio Bicom per la Medicina Bioelettronica

ritenere che abbiano una componente elettromagnetica (esperimenti condotti dall’Istituto GEA hanno dimostrato che le frequenze elettromagnetiche ci sono e sono riconoscibili).

E’ accertato che i punti di massima intensità dei reticoli energetici parallelo al Nord, detto di Hartmann, e diagonale al Nord, detto di Curry, possono nuocere gravemente, nel senso di creare punti di focalizzazione nel nostro corpo.
Si comportano perciò come radiazioni localizzate.
In genere le maglie di questi campi energetici reticolari sono orientate dal campo magnetico terrestre e si alterano solo quando anche il campo geomagnetico si modifica. Seguono quindi il magnetismo terrestre anche nelle sue torsioni e variazioni.
Non subiscono invece l’influenza delle energie emesse a livello idrogeologico, ed è completamente falso che una costruire una struttura megalitica con grossi massi permetta di “manipolare” in modo temporaneo o stabile la configurazione geobiologica locale.

La direzione delle “pareti” energetiche che compongono questi reticoli non varia nemmeno in presenza di grosse masse metalliche: si tratta di una incomprensione dei fenomeni dovuta all’applicazione del “pensiero magico” da parte dei rilevatori, pensiero che nel suo infantilismo non comprende ad esempio che il campo geomagnetico non cambia al variare della direzione dell’ago della bussola se a far girare l’ago sono delle masse metalliche; il campo geomagnetico è sempre nella stessa direzione in quanto non viene influenzato da masse metalliche relativamente modeste che invece attraggono l’ago della bussola. I reticoli energetici seguono il campo geomagnetico, non l’ago della bussola, ma questo è “pensiero logico” o per meglio dire “ragionevole” e difficilmente fa presa su chi ha una visione distorta e falsa di questi fenomeni.

Nemmeno i campi elettromagnetici tecnologici dovuti alle normali teletrasmissioni sono in grado di alterare le maglie dei campi reticolari, nonostante le ripetute affermazioni in tal senso che sono reperibili in rete e nelle pubblicazioni a stampa. Basta provare.
Questi disturbi tecnologici alterano solo la percezione degli operatori e se affermano che invece a deformarsi sono i reticoli vuol dire solo che non ne sono consapevoli, non conoscono il loro biocampo e non sanno che può far sbagliare la rilevazione.

Il campo geomagnetico, e con lui la direzione delle maglie dei reticoli energetici, è deviato invece dagli effetti di faglie trascorrenti o da altre situazioni geologiche particolari e ”forti”.

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declinazione del campo magnetico terrestre

Sono comunque disponibili le mappe del campo magnetico con le sue alterazioni (ma l’Italia ne è poco interessata). Gli esperti del Gruppo di Ricerca fondato dal dr Hartmann hanno dimostrato che nel nord della Germania, nelle zone dove vi sono notevoli deviazioni del campo magnetico terrestre, la maglia del reticolo parallelo al Nord (di Hartmann) segue il campo mgnetico nella sua deviazione. Non sono certo le strutture metalliche delle case o le grandi pietre infisse nel terreno ad avere qualche effetto sui reticoli!
A questo proposito è bene evidenziare che se vi sono anomalie nella maglia dei reticoli in prossimità di un menhir o di un monumento archeologico è per “segnalare” queste anomalie  che nel passato vi è stato posto in coincidenza un menhir o un altro monumento megalitico, non è certo il menhir o il monumento a creare l’anomalia nel reticolo!
Non è questo nostro pensiero quello “rovescio”: sono i radiestesisti che applicando il pensiero magico infantile invertono le cose, non ne sono consapevoli e strombazzano ovunque le loro “verità” esponendo l’intera Geobiologia agli attacchi degli scettici e al ridicolo.

La prima teoria moderna sulla natura di questi campi energetici reticolari era basata su assunti scientifici: alcuni autori si rifacevano alle scoperte di G. Lakhovsky, un ricercatore degli anni trenta del secolo scorso, e ritenevano che i campi reticolari traessero origine dalla rifrazione delle Onde Cosmiche dovuta alla diversa permeabilità del terreno poiché i vari substrati geologici hanno una diversa capacità di assorbimento o di riflessione rispetto a queste onde. A quei tempi le Onde Cosmiche erano state scoperte da poco e ancora poco conosciute, mentre con le conoscenze attuali questa ipotesi tende a decadere.
Successivamente il gruppo di ricerca che faceva capo al dr Hartmann formulò un’altra ipotesi con R. Endross e K. E. Lotz che pensavano questi campi energetici come effetto della fuoriuscita di neutroni dai processi di decadimento degli isotopi degli elementi pesanti della crosta terrestre. I neutroni in fuga non verrebbero assorbiti dalle rocce della crosta e fuoriuscendo creerebbero dei “muri” di energia dal basso verso l’alto ad andamento perpendicolare fra loro.
Sembra che poi la teoria si decaduta dal momento che è stato dimostrato che i neutroni in fuga non si dispongono in modo regolare e non formano “pareti” ma interessano intere aree.
Il dottor W. Ludwig, collaboratore di consulenti della NASA per lo studio dei campi elettromagnetici naturali da riprodurre nelle stazioni spaziali, ha formulato negli anni novanta del secolo scorso un’ulteriore teoria che vede i campi energetici reticolari come fenomeni ondulatori dovuti all’effetto di risonanza prodotto dalla ionosfera e dalla crosta terrestre (compresi gli oceani), che sono masse sferiche concentriche e costituiscono un enorme “risonatore sferico” che emette un’onda portante a 7.8 Hz, detta Onda di Schumann, della quale i reticoli energetici potrebbero, secondo Ludwig, costituire delle armoniche in sequenza, interagenti con il campo magnetico del pianeta e da ciò la loro polarizzazione con il Nord magnetico.
Il Forschungskreis für Geobiologie del dr Ernst Hartmann nello stesso periodo ha studiato per un decennio la natura del reticolo energetico parallelo al Nord ma questi studi, condotti anche in collaborazione con importanti università tedesche, non hanno avuto esiti significativi.
Probabilmente tutte queste ricerche costituiscono solo alcuni tasselli di un mosaico del quale non si riconosce ancora il disegno.

L’unica cosa che in realtà negli anni è stata dimostrata in modo sempre più convincente è la nocività dei punti di massima intensità, o incroci, dei reticoli energetici poiché si sono intraprese delle analisi comparate in cieco che hanno messo in relazione la diagnosi medica con l’analisi geobiologica del posto del letto del paziente.
Questo è molto importante, e per noi è più che sufficiente per evitare di dormire con il corpo esposto all’irradiazione di uno di questi punti (in realtà si tratta di piccoli quadrati di superficie, 21 x 21 cm per il reticolo parallelo al nord e 40 x 40 cm per il reticolo diagonale al Nord).
Quindi da queste esigenze di ricerca medica viene rafforzata la necessità di disporre di una “mappa delle zone di disturbo” della propria abitazione in modo da disporre l’arredamento, e soprattutto i letti, in zone in cui non sono presenti le radiazioni naturali a noi nocive degli “incroci” dei reticoli energetici e quelle dovute alla geologia e all’idrogeologia.

CONTRO LE COSIDDETTE “SCHERMATURE” in geobiologia: i massimi esponenti del Forschungskreis für Geobiologie dichiarano che sono inutili – invitiamo vivamente medici e progettisti a non consigliarle ai loro clienti – il dr. Hartmann diceva che è veramente incredibile come questi strumenti possano essere offerti e come le persone si lascino convincere ad acquistarli

Il problema degli “strumenti antidisturbo” – le cosiddette “schermature” –
dichiarazioni inequivocabili sulla loro inutilità di alcuni dei massimi esponenti del Forschungskreis für Geobiologie “dr Ernst Hartmann” (FFG)

traduzioni simultanee della traduttrice professionale Serena Ederle raccolte dal dottor Pier Prospero durante i corsi frequentati a Waldbrunn

Günter Engelhardt, precedente presidente del FFG.
Waldbrunn 10.11.2001 Internationalen Expertentagung (Convegno internazionale degli esperti per il 40° anniversario della fondazione del FFG – 2.12.1961/2.12.2001):

«Il dottor Hartmann si era occupato di apparecchi schermanti poiché venivano costruiti normalmente dai rabdomanti ed erano molto usati.
In questa ricerca il dottor Hartmann aveva capito che non vi sono apparecchi che possono schermare le zone di disturbo e che l’unica soluzione è lo spostamento della persona in una zona non disturbata.
Successivamente aveva provato a fare delle schermature con delle lastre di piombo, ma le persone che vi dormivano sopra stavano male ugualmente, per la zona di disturbo e anche per il piombo!
Quindi l’unica vera soluzione è quella di evitare le zone di disturbo


Wilhelm Martin
(†), insegnante di elettrobiologia e diretto collaboratore del dr Ernst Hartmann, Presidente del FFG fino al 2000, poi Presidente Onorario.
Waldbrunn 17.3.2000  Corso professionale per “Geobiologische Berater”:

«Non si può rischiare con la legge sui medici. Bisogna attenersi all’analisi del luogo e non fare diagnosi sulle persone.
Le conseguenze di quello che si è trovato (con l’analisi del luogo) devono essere rimandate al medico.
Poi ci sono gli strumenti di schermatura. Questo è un grosso problema: anche persone scientificamente preparate che nelle conferenze affermano di non vendere questi aggeggi, poi si scopre che in realtà lo fanno; sono dei disonesti e non vi è alcun modo di trovare un accordo.
Con chi è onesto, anche se ha una visione diversa, occorre invece cercare un accordo poichè alla fine, sebbene per strade diverse, si arriva alla stessa conclusione.
Vi fu negli anni ’60 un processo ad un medico il quale, pur sapendo che non funzionava, voleva vendere uno strumento di schermatura. Alla fine sia il fabbricante che il medico furono condannati a pagare  una multa molto elevata.
Sugli strumenti di schermatura vi è una grave responsabilità dei loro produttori.
Hartmann diceva che è incredibile come questi strumenti siano offerti in tutte le pubblicazioni e come le persone si lascino convincere ad acquistarli.»


Hans Kauer,
docente al corso professionale per “Geobiologische Berater” e al Wassersuchkurs, più volte membro del Consiglio Direttivo del FFG

Waldbrunn 19.11.1999 al Corso professionale per “Geobiologische Berater”:

«Da me sono state eseguite molte prove per vedere se alcune cose migliorano l’energia di una casa. Sono stati messi: amuleti, fogli colorati, quarzo rosa, cristallo di rocca, apparecchi di schermatura, stuoie magnetiche sopramaterasso, fogli di allumminio, ionizzatori d’aria, ma nessuna di queste cose aveva effetto; finchè la persona dormiva sopra la vena d’acqua stava sempre male.
La persona non migliorava mai nonostante la presenza di tutte quelle apparecchiature o oggetti.
Apparecchi detti “di schermatura” messi sulla linea elettrica possono causare gravi problemi e confondere le misurazioni.
Non si possono avere schermature per energie del sottosuolo delle quali non sappiamo nulla.
Gli strumenti “antidisturbo” e i sistemi per “schermare” vene d’acqua e faglie sono solo imbrogli.
Il compito dell’esperto è quello di fare un buon lavoro per aiutare le persone, non quello di mettere schermature.»

Waldbrunn 17.3.2000 al Corso professionale per “Geobiologische Berater”:

«Ho testato uno strumento di schermatura e ho qui (la mostra) la relazione che ha redatto chi lo ha testato insieme a me: il risultato è che le emissioni rimangono per cui i presunti effetti dello strumento non esistono proprio. Non c’è nessuno strumento di schermatura che funzioni e bisogna lasciarli perdere definitivamente, altrimenti succederà ancora quello che mi è accaduto ad un convegno dove ero invitato come relatore e ho detto che prima di costruire le case bisogna analizzare il luogo e poi che è importante utilizzare i materiali biologici: i giornalisti che dovevano fare gli articoli sul convegno erano interessati invece agli “strumenti antidisturbo” e mi hanno imputato il torto di non averne parlato.»
(il ruolo deleterio della stampa in questo caso, come in altri ben peggiori viene sempre in evidenza…)


Walter Hesoun
, per più di vent’anni Direttore della Didattica del FFG, allievo del dr Ernst Hartmann

Waldbrunn 21.11.1999 al Corso professionale per “Geobiologische Berater”:

«Ora vi spiego come si testano gli apparecchi di “schermatura”: si lascia che l’apparecchio venga installato; una persona deve rimanere in presenza del geobiologo che compie l’operazione. Si nasconde l’apparecchio e si fa rilevare al geobiologo per 10 volte senza sapere se l’apparecchio c’è o non c’è.
Chi lo installa può riuscire al massimo ad indovinare la presenza dell’apparecchio 5 volte su 10, nessuno è mai riuscito a fare di più. In questo caso chi li mette dovrebbe arrivare anche da solo a capire che questi apparecchi non servono a niente.
È stato provato l’effetto di una Runa e si voleva che il disturbo fosse scomparso, invece dopo pochi anni la persona esposta è morta, quindi a livello medico la Runa messa dove c’era il letto non era servita a nulla.
Quelli che propongono le “schermature” provano loro stessi il funzionamento delle loro apparecchiature.
Io sono molto contrario a chi propone le schermature.»

Waldbrunn 17.3.2000 al Corso professionale per “Geobiologische Berater”:

«Sono stati eseguiti test in cieco anche con gli strumenti antidisturbo: eravamo in tre in una stanza, io e due che ci credevano, dei quali il terzo per controllare cosa succedeva.
Trovato uno scorrimento d’acqua, il geobiologo che proponeva la “schermatura” ha posizionato lo strumento antidisturbo da testare.
Il punto dove aveva messo lo strumento è stato segnato con del nastro adesivo in modo da poterlo rimettere esattamente.
Poi vi è stato messo sopra un tavolo con una tovaglia lunga fino a terra in modo da non poter vedere se lo strumento era presente o meno.
Si è messo lo strumento per 5 volte e tolto per 5 volte facendo eseguire ogni volta l’analisi in cieco al geobiologo che proponeva lo strumento.
I risultati sono stati esatti al 50% (5 volte su 10 ha rilevato esattamente se lo strumento era presente o se non c’era).
Vuol dire a caso e quindi io e il FFG invitiamo a non credere a questi strumenti di schermatura.
Invitiamo anche a fare attenzione ad accettare di testarli poichè il professor Koenig una volta aveva ricevuto uno di questi strumenti perchè lo testasse e aveva accettato di testarlo. Dopo i test aveva scritto una perizia in cui dichiarava che lo strumento non aveva nessuno degli effetti che avrebbe dovuto avere secondo il fabbricante, ma la perizia è stata usata dal fabbricante per farsi pubblicità affermando che il suo strumento era stato testato dal prof. Koenig. Nemmeno con una causa legale il prof. Koenig è riuscito a impedire questa cosa perchè, purtroppo, era vero che aveva testato lo strumento. Dopo questa esperienza il prof. Koenig non ha più accettato di eseguire test.»

Waldbrunn 9.6.2001 al Fachfortbildung:

«Il FFG non ammette la possibilità di togliere le energie: una vena d’acqua non può prima esserci e poi non esserci più. Se uno si immagina una vena d’acqua allora sì che è facile toglierla!
Sono stanco di sentir parlare di sistemi che annullano o modificano i campi energetici: ne ho testati trecento e non voglio testare il trecentunesimo!
Oggettivamente non ci sono sostegni a questi discorsi.
Ricordo anche che in Germania gli Heilpractiker, oltre a non poter prescrivere medicine, non possono nemmeno vendere nulla, quindi neanche gli apparecchi di “schermatura”.
L’effetto placebo è l’unica cosa che può succedere alle persone con gli apparecchi per togliere i disturbi; se io consegnassi un pezzo del mio fazzoletto ai miei clienti dicendo loro che serve per togliere i disturbi, loro ci crederebbero solo perché sono un esperto famoso; una parte di questi clienti potrebbe anche stare davvero meglio per l’effetto placebo, ma solo per poco tempo.
Rispetto alle stuoie magnetiche coprimaterasso, bisogna ammettere che hanno un loro funzionamento, ma sono molto scettico sul fatto che facciano bene; sul mio letto non voglio magnetizzazioni di nessun tipo, come non voglio molle.»


Ulrike Banis
, dottoressa in medicina, specializzata in chirurgia e ginecologia, esperta in agopuntura, autrice di numerose pubblicazioni, collaboratrice del FFG,

Waldbrunn 10.11.2001 al “Internationalen Expertentagung” (Convegno internazionale degli esperti per il 40° anniversario della fondazione del FFG – 2.12.1961/2.12.2001)

«Le nostre (dello “Studio Professionale Banis”, col marito) diagnosi forniscono la riprova della totale inefficacia degli strumenti antidisturbo e ci rifiutiamo di continuare a curare i pazienti che, invece di spostare il letto dalle zone di disturbo, fanno disporre uno di questi strumenti.
I pazienti devono mettere in pratica quanto loro prescritto, compresa l’analisi del posto del letto.
Gli esperti in Geobiologia devono convincere a tutti i costi le persone a spostare il letto da un posto disturbato. C’è sempre una reazione allo spostamento del letto, ma non sempre la persona si sente subito meglio.
La collaborazione dei medici con gli esperti in Geobiologia è indispensabile poichè i medici non possono ottenere alcun risultato finchè non è eliminata la fonte di disturbo geopatico.
Il nostro studio medico ha condotto un test per un magnete “schermante” mettendolo vicino ad una pianta, ma la pianta sottoposta al magnete è subito morta!»