“L’ENERGIA DI GAIA, Analisi Geobiofisica e Analisi Bioenergetica per comprendere l’energia del Pianeta” – di Pier Prospero e Marilinda Residori

TerraL’energia di Gaia
Analisi Geobiofisica e Analisi Bioenergetica per comprendere l’energia del Pianeta

di Pier Prospero e Marilinda Residori
da “Wetter-Boden-Mensch” 3-4/1999 (del Forschungskreis für Geobiologie “dr Hartmann” di Waldbrunn – Heidelberg)

Il comportamento dell’energia che proviene dalla Terra o “tellurica” è molto simile a quello degli altri tipi di energia, sebbene con alcune sue particolarità, quindi possiamo pensare che un campo energetico “tellurico” possa essere percepito in superficie con due qualità fondamentali: la sua intensità e le informazioni trasportate.
In una visione olistica diviene impossibile scindere la realtà in settori non comunicanti, per cui in ogni analisi si considera l’interazione di tutti i fattori in gioco. Quindi la nocività dovuta all’informazione trasportata e quella dovuta all’intensità del campo energetico portante sono da prendere in considerazione entrambe nello stesso modo e nello stesso momento.
L’energia del pianeta si scarica con vibrazioni o eruzioni e a volte ciò avviene in maniera violenta sia con i fenomeni vulcanici, sia con gli spostamenti delle zolle e i conseguenti movimenti tettonici che si trasformano in forze sismiche.
Noi, esseri umani, possediamo un recettore/decodificatore per tutti i tipi di energia  che ha sede nel nostro stesso corpo e nel suo sistema energetico, ed è potente e “a largo spettro”, perciò riceviamo molto bene le emissioni di energia tellurica, e a volte questi campi energetici possono risultare dannosi per noi, ad esempio perché scatenano ansia e incutono un “timor panico”.  Cioè ci procurano uno stress troppo forte.
Nell’applicare l’Analisi Geobiofisica dell’ambiente è molto importante comprendere questo concetto, legato alla Geopatologia, riguardo agli effetti dello stress: H. Selye in “Stress without Distress”[1] afferma che se lo stress è leggero, breve e rimane senza angoscia non è dannoso all’organismo è può essere utilizzato in modo costruttivo, mentre se lo stress è troppo forte o troppo prolungato arriva a produrre angoscia e questa situazione è patologica.
Lo stress produce angoscia quando la reazione al suo stimolo richiede più energia di quella che il corpo ha a disposizione per reagire. Selye, pioniere degli studi sullo stress, dimostra che qualsiasi condizione di stress eccessivo, indipendentemente dalla sua causa, produce la stessa sequenza di eventi che descrive in queste tre fasi: la prima fase, o reazione d’allarme, che produce iperattività delle surrenali, contrazione del timo e dei nodi linfatici e sviluppo di problemi gastrici; la seconda, o fase di resistenza, che si ha quando lo stress continua e l’organismo sviluppa un adattamento adeguato alla situazione mettendo in campo la sua energia “di riserva”; la terza, o fase di esaurimento che subentra quando al perdurare ulteriore dello stress l’organismo esaurisce la sua riserva di energia e crolla ammalandosi.
Anche Alexander Lowen[2] sviluppando il pensiero di Wilhelm Reich nell’Analisi Bioenergetica, riprende gli studi di Selye e approfondisce la questione dello stress. Lowen è consapevole anche della relatività delle situazioni e della diversità delle persone, infatti si chiede “perché alcune persone si ammalano mentre ad  altre, in situazioni analoghe, questo non accade? La risposta ovvia è che alcune persone hanno maggior capacità di affrontare le situazioni… Dal punto di vista generale la differenza deve trovarsi nella quantità di energia disponibile. La seconda domanda ha a che fare con il tipo di malattia che le persone sviluppano…: la loro (differente) struttura caratteriale li predispone più a determinate malattie che ad altre.”
Definito il processo energetico dello stress si può affrontare il problema dello stress “tellurico” che è uno dei possibili effetti dell’energia “tellurica” emessa dalle strutture geologiche e idrogeologiche, l’effetto che interessa l’Analisi Geobiofisica dell’ambiente[3].
Anche lo stress “tellurico” può essere lieve o breve e quindi utilizzabile con profitto dal nostro organismo, oppure troppo intenso o troppo prolungato e quindi patogeno.
Dall’efficacia ormai indiscutibile dei prodotti omeopatici sappiamo che l’acqua registra e trasmette informazioni. La prima e la più forte informazione che l’acqua sotterranea registra è relativa allo stato di compressione o distensione dell’energia tettonica del territorio dove avviene la ricarica. L’acqua possiede un suo campo energetico che si irradia intorno agli scorrimenti veloci sotterranei all’incirca come il campo magnetico si irradia da un cavo elettrico interrato, cioè con la prevalenza della direzione verticale, e quindi diventa percepibile in superficie.
Se l’informazione memorizzata e trasportata è – ad esempio – di compressione, l’energia emessa dall’acqua porterà in superficie, sulla verticale dell’acquifero, un messaggio di tensione che sarà fonte di stress per le persone che ne venissero in contatto.
Naturalmente potremmo avere anche la situazione inversa in cui le informazioni ci apportano un beneficio. A parità di intensità di emissione energetica proveniente da acqua sotterranea che scorre in un acquifero confinato, se l’intensità non è nociva di per se stessa, si può avere perciò una zona di disagio o una zona di benessere a seconda delle informazioni che l’acqua sotterranea trasporta con sé e invia in superficie.
Ecco la specificità dell’Analisi Geobiofisica dell’ambiente, cioè dell’arte della percezione applicata all’analisi del sito: individuare lo scambio energetico in atto, percepire le sue discontinuità e alterazioni, riconoscere le zone migliori per disporre le stanze da letto o i letti, poiché in termini energetici il territorio non è tutto uguale e gli effetti dell’esposizione all’energia “tellurica” presente dove dormiamo sono molto diversi, vanno dal benessere al malessere, fino alla patologia.
L’energia “tellurica” ha molti elementi di perturbazione, ma se si considera in particolare il fenomeno della faglia geologica si mettono in sinergia gli studi geobiofisici con quelli geofisici e geopsicopatologici. Inoltre, analizzare gli effetti dell’energia delle faglie significa parlare di cose oggettive, studiate e misurate dai geofisici, riscontrabili sulle carte, rilevabili strumentalmente, spesso visibili anche nell’evidenza del paesaggio. Significa parlare di emissioni energetiche potenti e di spostamenti reali della crosta terrestre. Le linee di faglia, infatti, emettono anche un campo elettromagnetico, con punti di massima intensità nell’infrarosso e nell’ultravioletto, e questa emissione è visibile alla spettrometria aerea e satellitare[4].
Oltre alla maggior esposizione a sismi e microsismi, la permanenza in corrispondenza di linee di faglia provoca l’esposizione ad un campo di energia “tellurica” troppo intenso e quindi nocivo poiché fonte di eccessivo stress, di eccessive scariche di adrenalina, stress che se diventa cronico, cioè non finisce mai, alla fine porta l’organismo ad ammalarsi. Noi siamo tutti diversi, ma – come abbiamo visto anche dagli studi scientifici citati – la soggettività della risposta è molto limitata ed è legata principalmente al tempo necessario perché si manifesti  qualche sintomo e al grado di abitudine genetica allo stimolo. Quando lo stimolo “tellurico” diventa estremo e si trasforma in aggressione, nessuno è più in grado di tollerarlo e in tutte le persone si instaurano le premesse per uno sviluppo patologico.
Il campo energetico di una faglia non si espande solo verticalmente ma anche orizzontalmente, perciò, similmente a quanto avviene con l’elettromagnetismo tecnico, con l’aumentare della distanza dall’origine (linea di faglia vera e propria) l’intensità del campo energetico di una faglia diminuisce. Allontanandosi dalla linea di faglia si arriva ad un punto in cui la sua emissione costituisce uno stress tollerabile per l’organismo, uno stimolo al quale si reagisce traendone beneficio.
L’efficacia dello stimolo tellurico si può leggere negli usi e costumi e nei modi di fare a livello di intere popolazioni, anche se il suo effetto varia di grado col variare della salute delle persone, della loro storia genetica, del loro stile di vita. A livello di studi scientifici vi sono già i primi tentativi di affrontare la questione e, ad esempio, Persinger in  un suo studio afferma che “dal punto di vista evoluzionistico e biochimico, i fattori geologici influenzano il comportamento umano … le prove finora a disposizione e la potenzialità concettuale del complesso legame tra fattori geologici e processi mentali sono sufficientemente interessanti per sostenere le ricerche.”  Il suo studio fa notare che in alcune comunità possono esservi notevoli variazioni sociologiche che si avvicinano al panico un certo tempo prima di un evento sismico: “la tendenza all’aumento di comportamenti insoliti nelle settimane e nei mesi precedenti i terremoti in una regione è più prevalente di quanto si sospetti … tutte queste analisi indicano cambiamenti fondamentali penetranti nel comportamento umano, che avvengono in regioni che saranno imminentemente soggette ad attività sismica”[5]. Il punto di vista di Persinger è che esista un legame profondo tra il comportamento umano egli stimoli geofisici e geochimici dati dal territorio. Da queste premesse sono recentemente nate negli Stati Uniti le prime facoltà universitarie di Geobiologia scientifica (Geobiology). Ma per noi l’Analisi Geobiofisica dell’ambiente non è una scienza: è un’ “arte scientifica” che richiede un’applicazione professionale e va a favore della progettazione bioarchitettonica e della prevenzione sanitaria.
Finché la scienza non avrà messo a disposizione strumentazioni veramente efficaci per la ricerca dei campi di energia “tellurica” si dovrà ricorrere alla capacità percettiva di individui “ipersensibili” che con uno specifico addestramento riescono a riconoscere le varie emissioni presenti in limitate porzioni di territorio. Ma anche dopo la messa a punto di strumentazioni per la ricerca, solo la sensibilità umana potrà sopperire all’ulteriore necessario confronto tra i campi energetici individuati e gli effetti sulla salute della loro energia e delle informazioni che portano, allo stesso modo in cui per l’analisi dei vini l’esame organolettico non potrà mai essere sostituito dalle analisi biochimiche.
Perciò quest’arte della percezione, che era quasi andata perduta, è stata attualmente rivalutata ed è inserita nell’Analisi Geobiofisica dell’ambiente come strumentazione professionale per l’analisi energetica del sito in funzione della prevenzione delle patologie dovute al luogo. Ma come si fa a percepire direttamente, senza strumentazioni tecnologiche, la presenza di un campo di energia naturale e a capire se il suo effetto è nocivo?
Un modo per percepire e distinguere l’energia “tellurica” è quello di imparare a percepire la nostra “bioenergia” e ad attivare il flusso del nostro sistema energetico che è uno dei recettori/decodificatori dei campi energetici che ci arrivano dall’esterno.
Negli anni si può accumulare un’ottima esperienza di lavoro bioenergetico svolto per affinare la sensibilità e la sensitività nella ricerca geobiologica.  Con questo lavoro si impara a porre attenzione ai processi energetici  del corpo riconoscendo la presenza o l’assenza del flusso di energia, il suo ristagno, il suo blocco o la sua armonia che si manifestano attraverso la pulsazione di espansione e contrazione.
Partendo da questa esperienza si scopre la similitudine tra ciò che succede nel corpo umano e ciò che avviene nel “corpo Terra”.
Il lavoro bioenergetico porta allo sviluppo della consapevolezza del proprio corpo e dei suoi processi energetici e in questo sta la differenza con qualsiasi altra attività fisica o meditativa. Con gli Esercizi di Bioenergetica [6] messi a punto da Alexander e Leslie Lowen è possibile provare direttamente su se stessi cosa vuol dire compressione, stiramento e torsione, che sono i movimenti del corpo equivalenti a quelli delle faglie che i geologi chiamano inverse, dirette e trascorrenti, ed è anche possibile accorgersi di quanto diventino stressanti le rispettive posizioni se mantenute per un certo periodo. Ci si può rendere conto che, ad esempio, una posizione di stiramento può dare all’inizio un momentaneo sollievo, ma se è mantenuta per un periodo più lungo apporta uno stress per far fronte al quale il corpo deve aumentare  la sua carica energetica finché diventa necessaria una scarica che si manifesta con vibrazioni muscolari oppure con “eruzioni” di movimenti espressivi: urla, colpi e altro. Dall’insegnamento di Reich sappiamo che ogni contrazione muscolare trattiene un sentimento per cui essendo sottoposti ad uno stress dovuto alle emissioni di una faglia si possono contattare anche sentimenti di ansia o di angoscia collegati allo stato di tensione muscolare cronica. Conoscendo l’energia vitale del proprio organismo, il suo flusso e i suoi blocchi, se solo si possiede anche un po’ di predisposizione genetica, si può avere una buona percezione dell’energia “tellurica”.
Il nostro microcosmo, il corpo, forse non è completamente paragonabile al macrocosmo del nostro Pianeta, ma è pur vero che per i saggi e gli illuminati del passato valeva il detto “come in alto così in basso” – “come in cielo così in terra”.
L’organismo umano è quindi frutto e specchio dell’organizzazione planetaria e cosmica, per questo l’esperienza sulla nostra energia fornisce un’immediata comprensione di quanto avviene a livello generale e quindi anche tellurico.
L’analogia tra la bioenergia del corpo e l’energia della Terra è forte poiché sono entrambe in maggior parte manifestazioni dell’energia e l’energia ha delle sue “leggi” che sono state studiate e codificate in modo approfondito nell’antica India e nell’antica Cina. Queste “leggi” fanno sì che l’energia dei viventi si comporti in modo simile nelle diverse situazioni rispondendo sempre al ciclo messo in evidenza da Wilhelm Reich di tensione-carica/scarica-rilassamento che si può definire come “respiro cosmico”.
In questo ciclo se il flusso si interrompe si hanno dei blocchi energetici, se ci sono ostruzioni si hanno dei ristagni; l’energia bloccata o stagnante produce sempre nelle persone uno stato di malessere energetico che prelude ad un malessere psicofisico per poi arrivare anche alla patologia. Così gli ambienti, naturali o costruiti, che possiedono le qualità energetiche di blocco o di ristagno causano effetti patologici nelle persone che vivono in loro contatto.
La Terra è un superorganismo di cui noi siamo una parte (infatti noi siamo “nella” Terra, non “sulla” Terra), e come la bioenergia degli organismi anche l’energia tellurica è composta dall’insieme – in diverse proporzioni – di elettromagnetismo, forze di attrazione-repulsione ed energia vitale.
Perciò si può capire come un esperto in analisi geobiofisica dei luoghi, utilizzando il suo corpo come antenna, debba conoscere bene la propria energia per riconoscere l’energia “tellurica” e per valutare gli effetti degli stimoli e degli squilibri che apporta. Nell’analisi geobiofisica dei luoghi, per riuscire a compiere indagini fondate per quanto riguarda l’aspetto percettivo – cioè quando si ricorre alla propria ipersensibilità – è necessario saper riconoscere la diversa reazione del proprio organismo all’esposizione ai diversi tipi di energia, alle diverse intensità e ai diversi tempi di esposizione.
Dovrà entrare in gioco anche la consapevolezza della relazione tra la propria specifica tipologia energetica caratteriale e i diversi tipi di emissioni incontrate. Sono l’abitudine ad ascoltarsi, a percepire la propria energia , e la centratura come “radicamento” in se stessi che portano a “sentire” lo stress provocato dall’emissione energetica e che permettono di accorgersi anche delle situazioni positive.
L’esperto in analisi geobiofisica dei luoghi deve possedere un buon senso di “grounding” cioè di radicamento: non è con la proiezione mentale che si entra in risonanza con le emissioni energetiche del Pianeta, ma partendo dalla base, dalle radici, dalla connessione con la Terra.
La Terra è un pianeta vivente nel senso proprio del termine, è l’ecosistema totale, il più vasto superorganismo vivente.
La Terra ci ha prodotti ed è quindi la nostra “Grande Madre” perciò il suo sistema energetico non può differire di molto dal nostro, se non nelle dimensioni spaziali e temporali.
Partendo dalla consapevolezza del corpo e del suo sistema energetico, possiamo capire anche le dinamiche energetiche del Pianeta, e – di conseguenza – il loro effetto su di noi.
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[1] Citato da A. Lowen in Stress e malattia, ed. Centro di Documentazione W. Reich, MI

[2] A. Lowen Stress e malattia, citato. Per comprendere il pensiero di A. Lowen è utile un suo libro breve e semplice:  La spiritualità del corpo, ed Astrolabio;

[3] Gli effetti delle emissioni energetiche telluriche possono essere: neutri, quando non è perturbato il nostro stato energetico; positivi, quando il nostro livello energetico è incrementato, oppure negativi quando è invece diminuito. In ogni unità geomorfologica è presente un’emissione di fondo dovuta al tipo di materiali che compongono i substrati che possono avere prevalenza di assorbanza o di emittanza. Entro questa emissione di fondo sono poi presenti emissioni o perturbazioni puntuali dovute a faglie, fratturazioni, acquiferi confinati, giacimenti minerari e altre anomalie geologiche locali.

[4] Le spettrometrie sono ottenute con strumenti che rilevano le varie lunghezza d’onda e le misurano in nanometri; più comuni e conosciuti sono gli strumenti per gli infrarossi, ma più utili sono quelli detti “a largo spettro” la cui ricezione va almeno dagli ultravioletti agli infrarossi (UV-NIR).

[5] Persinger M. A. Geopsychology and Geopsychopatology: mental processes and disorders associated with geochimical and geophysical factors, 1987, traduzione di Mariagrazia Stringhini Ciboldi, HSA, TO

[6] Alexander Lowen e Leslie Lowen, Espansione e contrazione del corpo in Bioenergetica, manuale di esercizi pratici  Ed. Astrolabio

“INCAPACITA’ DI PROCREARE E GEOPATOLOGIA”, di Ulrike Banis, ginecologa, specializzata in agopuntura: coppie che hanno difficoltà ad avere figli nonostante tutti i parametri della medicina siano normali possono essere esposte a zone di disturbo

INCAPACITÀ DI PROCREARE ED ESPOSIZIONE A ZONE DI DISTURBO GEOPATOGENE

di Ulrike Banis, ginecologa, specializzata in agopuntura; collaboratrice del Forschungskreis Für Geobiologie – vive e lavora a Stans sul Lago di Costanza (Svizzera)

Introduzione
Nella mia professione medica come ginecologa vengo a contatto con coppie che hanno difficoltà ad avere figli nonostante tutti i parametri della medicina tradizionale siano normali.
Allo stesso tempo vedo donne che rimangono incinte, che però perdono il feto per motivi sconosciuti e non riescono a portare e termine una normale gravidanza.
Nel mio studio sentivo spesso parlare di casi nei quali le problematiche sparivano con il cambio di posizione del letto. Ma a causa della mia preparazione scettica dovuta allo studio della medicina ufficiale non davo alcuna importanza alla cosa.
Nel corso della mia attività medica e per esperienza personale ho capito però che doveva esserci qualche motivo per questo fenomeno. Per esempio notai che mio figlio dopo che avevamo traslocato aveva iniziato a soffrire di insonnia tanto da dover ricorrere ad una terapia, problema che si risolse subito e in modo duraturo dopo che il suo letto cambiò posizione.
Anche con alcuni pazienti ebbi questa esperienza e notai che i loro sintomi scomparvero in modo duraturo cambiando la posizione del letto.
Ciò destò il mio istinto di ricercatrice e cercai nella letteratura medica delle conferme per una possibile connessione fra radiazione terrestre e manifestazioni di patologie, nello specifico essendo ginecologa mi interessai al tema della fertilità.

Ricerca storica nella letteratura
Il Dr. Ernst Hartmann, medico a Eberbach nelle vicinanze di Heidelberg e uno dei pionieri della ricerca in geopatia, descrisse in uno dei suoi libri[1] un esperimento sui topi: mise tre topi femmina e un topo maschio in un sito irradiato dal punto di vista geopatico e un gruppo identico di topi in un sito neutro e osservò per alcuni mesi il loro comportamento e il loro tasso di riproduzione. Per zona geopatogena, chiamata anche zona di disturbo, si intende un sito che si trova in corrispondenza di una faglia o di scorrimenti d’acqua sotterranea, oppure su un incrocio di campi magnetici tellurici (reticolo di Hartmann e reticolo di Curry). Queste zone geopatogene possono essere rilevate da persone particolarmente sensibili che riescono a rilevare le radiazioni e analizzate con degli strumenti di misurazione adeguati.
La famiglia di topi che viveva nella zona di disturbo – nella ricerca di Hartmann chiamata “punto Ca” – generò 56 piccoli, invece il gruppo di controllo non irradiato ne generò 124.
Hartmann inoltre constatò che i topi nella zona di disturbo evidenziavano un ritmo veglia-sonno disturbato, inoltre erano nervosi, aggressivi e disturbati nel loro istinto di cura della prole. Alcune madri addirittura mangiavano i loro piccoli.
Koenig e Betz presentarono nel “Rapporto sulla rabdomanzia”[2] del 1989 alcuni studi che confermano che le zone geopatogene hanno rilevanza sulle modalità di divisione delle cellule di animali e del genere umano.
Bergsmann confermò nelle sue ricerche[3], che le zone di disturbo non solo alterano la regolazione vegetativa, ma che modificano in modo significativo una intera serie di parametri inclusi i valori  ormonali (Serotonina).

Ricerche proprie
Per condurre una ricerca, dal 1996 visitai nel mio studio medico in modo sistematico donne che lamentavano di non riuscire ad avere bambini. Utilizzai anche il test muscolare kinesiologico secondo il Dr. Diamond, e le provette “Geovita”,  un preparato omeopatico composto da ferro, silicio, acido formico e cerebrum. Le provette Geovita sono costituite secondo il principio di somiglianza omeopatico, dove ferro, silicio e rame rappresentano le zone di disturbo; l’acido formico sta in rappresentanza delle formiche, che costruiscono i loro formicai sostanzialmente solo in zone di disturbo, e il Cerebrum rappresenta il cervello che reagisce in modo estremamente sensibile alle zone di disturbo.
Nel test kinesiologico da me praticato viene misurata la forza muscolare tenendo il braccio teso. Normalmente si testa la forza del muscolo. Il muscolo diventerà sempre più debole se si farà assumere al corpo – per via orale o per contatto cutaneo – una sostanza che provochi reazioni fisiologiche dannose. Se si danno in mano ai pazienti che fanno il test le provette Geovita possono esservi due reazioni: il braccio resta forte oppure il muscolo diventa debole. Se diventa debole significa che queste persone soffrono di un disturbo  geopatico (tempo impiegato per il test circa 2 minuti).
Due donne che non furono inserite nella ricerca e che inizialmente rimasero incinte ebbero un aborto. Successivamente fu rilevata una zona di disturbo geopatogena nella loro zona letto, il letto fu quindi spostato. Dopo lo spostamento del letto queste due donne rimasero nuovamente incinte spontaneamente e misero al mondo i loro bambini dopo una gravidanza senza complicazioni.
Alla ricerca furono ammesse 15 donne, 9 delle quali soffrivano di sterilità primaria – cioè non erano mai state incinte prima – e 6 di sterilità secondaria – cioè dopo una gravidanza e parto, non riuscivano più a rimanere incinte. Di queste 15 donne, 8 avevano provato una o più inseminazioni artificiali o altri interventi ginecologici per aumentare la fertilità. Per tutte le pazienti i parametri medici, come i valori tiroidei, la glicemia, i valori ormonali e la curva della temperatura non mostravano significative anomalie. Tutte le quindici donne furono da me pregate di spostare il loro letto dopo che fu constatato che era esposto ad un disturbo geopatogeno, come da indicazioni dell’esperto geobiologo.
Per mantenere validità alla sua indagine fu deciso di non informare il geobiologo sul motivo della consultazione (indagine in cieco rispetto alla zona del corpo ammalata).
Per il controllo da parte mia, il geobiologo preparò per ciascun caso lo schizzo del posto letto dove furono segnate le zone di disturbo trovate.
Nell’ambito di questa ricerca rinunciai a qualsiasi terapia aggiuntiva: non ho intrapreso nessun’altra forma di terapia naturale, come la terapia neurale, l’agopuntura, la terapia fitoestrogena ecc.  ed è da notare che più della metà delle donne erano già state sottoposte a trattamenti medici e classificate come casi senza speranza.
Delle 15 donne studiate, 8 rimasero incinte e misero al mondo un bambino, tutte dopo una gravidanza senza complicazioni. Altre sette donne in un periodo di osservazione di 4 anni non riuscirono a rimanere incinte. Delle 9 donne con sterilità primaria 3 rimasero incinte; delle 6 donne con sterilità secondaria, tutte rimasero incinte eccetto una.

                          Univ. Heidelberg   Clinica femm. Linz    IVF Centro Zurigo       Ricerca Banis

Quota di Gravidanze   29%                 27,5%                         ca. 30%                       8 su 15 (53,4%)

Quota di aborti              0%                     5%                          non nota                       nessuna (0%)

Gravidanze Extrauter.  0%                     0%                           non nota                       nessuna (0%)

BTR(1) Quota             29%                 21,7%                          ca. 30%                       8 su 15 (53,4%)
(1): Baby Take-home

La tabella mostra chiaramente che la quota delle donne che rimasero incinte dopo aver cambiato la posizione al letto, e che portarono a termine la gravidanza, è significativamente più alta rispetto alla quota di gravidanze ottenute attraverso altri metodi, convenzionali o alternativi, di incremento della fertilità.
Vorrei esporre più chiaramente due casi da me seguiti, per dimostrare che l’inserimento del fattore patogeno geobiologico nella terapia della mancanza di capacità procreativa non solo fa risparmiare tempo e denaro, ma risparmia alle coppie in questione anche molto stress emotivo.

Caso 1  Sig.ra F., nata nel 1959, desiderosa di avere un bambino dal 1992.
Nel 1994 operazione di ciste ovarica, dal 1992 otto (!!!) IVF (fecondazione in provetta), delle quali solo una a buon fine che terminò con un aborto nella decima settimana di gravidanza. La paziente si ammalò di depressione reattiva e lombaggine resistente a terapia, il marito soffriva di emicrania resistente a terapia. Al marito era stata diagnosticata azospermia. Test di geopatologia nel maggio del 1996. Immediato spostamento della zona letto. Test di gravidanza positivo nell’aprile del 1997, parto del figlio nel gennaio del 1998. Il decorso della gravidanza è stato senza problemi, lombaggine e emicrania  sono pure sparite senza l’utilizzo di altre terapie. La zona di disturbo geopatogeno di entrambi i partner si trovava nella zona del bacino e ciò rendeva difficile la maturazione degli spermatozoi e l’annidamento di una cellula ovulo fecondata.

Caso 2   Sig,ra S. nata nel 1958, desiderosa di avere un bambino dal 1992.
Febbraio 1993 aborto; ottobre 1993 aborto tardivo con malformazione dell’embrione.
Ottobre 1994 nascita di un bambino dopo una gravidanza trascorsa nella casa dei suoi genitori.
Ottobre1996 aborto; marzo 1997 aborto.
Tutte le visite della medicina tradizionale non davano alcun risultato tangibile.
Test di geopatologia nel novembre del 1997. Immediatamente fu modificata la posizione del letto. Test di gravidanza positivo nel dicembre del 1997 e parto della figlia nel settembre del 1998 dopo una gravidanza priva di complicazioni.
La zona di disturbo si trovava fra la sua testa e il bacino, quindi sia l’annidamento dell’ovulo che il ciclo di controllo ormonale dell’ipofisi erano ostacolati dall’esposizione alla zona di disturbo.

Conclusioni

Sono perfettamente conscia che gli esigui numeri di una ricerca fatta da un medico generico con specializzazione in ginecologia non possono portare dati statisticamente rilevanti.
L’osservazione dei casi isolati da me raccolti palesava comunque la supposizione che le zone geopatogene avessero una grande rilevanza sulla fertilità.
Può sembrare obiettivamente una considerazione dubbia che un tema ancora discutibile come le “radiazioni telluriche” venga incluso nell’attività pratica medica; ma i grandi risultati che io e molti altri medici curanti abbiamo potuto verificare con questo procedimento mi impongono di considerare questo tema e di metterlo in discussione comunemente con i pazienti.
Le coppie che non riescono ad avere figli hanno normalmente una grande ansia, associata alla pressione psicologica alla quale si sottopongono o che viene indotta dalla famiglia. D’altra parte il test kinesiologico con le provette Geovita è straordinariamente veloce, economico, facile da imparare e semplice. Perciò vorrei promuovere questo test nella prassi medica del programma di cura della mancanza di procreazione già dall’inizio. In tal modo si possono risparmiare in molti casi enormi costi e il peso psicologico delle coppie viene ridotto al minimo.
Non serve nemmeno sempre un rabdomante. Le coppie possono provare a spostare il loro letto in un posto soggettivamente gradito. Se il posto è neutro, il test muscolare non dovrebbe mostrare alcun indebolimento del muscolo indicatore nell’arco di 6 settimane di permanenza.
Secondo il mio giudizio spesso sono addirittura controindicate misure invasive come l’IVF (fecondazione in provetta) in caso di sterilità secondaria, poiché queste coppie hanno già dimostrato di riuscire a concepire in condizioni favorevoli.
Una zona geopatogena al contrario rappresenta una situazione estremamente avversa che può nella maggior parte dei casi essere evitata se il medico ha la possibilità di escluderla o confermarla testando le persone e consigliando le coppie conseguentemente.
Perciò vale la pena di prendere in considerazione questo fattore patogeno inconsueto e di eliminarlo pensando alla felicità e alla gratitudine dei futuri genitori.
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[1] Hartmann Ernst: “Malattia come problema del luogo” Haug Verlag, Heidelberg 1986

[2] H. L. König und H.-D. Betz: “Der Wünschelruten Report” Eigenverlag, Munchen 1989 (docenti all’Università di Monaco di Baviera)

[3] Bergsmann  Otto: “Risikofaktor Standort” Facultas Verlag, Wien 1990 (docente all’Università di Vienna)

Geobiologia: casi e diagnosi di geopatologia nella prassi medica

UN INTERESSANTE ARTICOLO DI UN MEDICO DEL FORSCHUNGSKREIS FÜR GEOBIOLOGIE “DR. HARTMANN” SUGLI EFFETTI NOCIVI DELLE ZONE DI DISTURBO  —

di  Dr. Med. Jurgen Freiherr von Rosen  —
(tradotto dall’articolo apparso su Wetter, Boden, Mensch del “Forschungskreis für Geobiologie dr.Hartmann e V.”). —

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incrocio del reticolo energetico H in corrispondenza del corpo di chi dorme

Frequenza e diagnosi di carichi geopatogeni nella prassi medica
Il problema della presenza ed influenza di zone di disturbo in corrispondenza del sito in cui si dorme è molto discusso nell’ambito della classe medica. E’ appoggiato da coloro che praticano medicina olistica (naturopati, omeopati, ecc.) mentre è ostacolato dalla medicina ufficiale la quale lo reputa assolutamente inattendibile e paragonabile, almeno in parte, a pura ciarlataneria.? Come di solito succede anche in questo caso entrambe le parti adducono delle evidenze a loro favore e quel che mi ripropongo in questa sede è di individuare degli argomenti valutabili.

Quanto incide sulla salute di una persona il permanere in corrispondenza di una zona perturbata?
Basandomi sull’esperienza conseguita in questi anni, secondo la procedura naturopatica, gli episodi di malattia causati da questo problema sono circa il 60% delle malattie croniche, mentre per la medicina ufficiale la percentuale è solo del 20-30%. La significativa differenza tra i due dati secondo la mia opinione si spiega con il fatto che dormire in presenza di una zona perturbata incide in maniera significativa sulla persona tanto da far sì che di rado la malattia possa risolversi definitivamente. Normalmente nella diagnosi della malattia non viene neppure presa in considerazione la possibilità che le radici si possano ricercare in questa direzione ma, al contrario, sollevarne l’ipotesi scatena derisione e opposizione.?Perciò molte persone rimangono durevolmente sofferenti e non migliorano sebbene gli sforzi prodotti dai medici curanti nei loro confronti. Sovente, un gran numero di questi ammalati cronici insoddisfatti degli insuccessi delle terapie convenzionali si indirizzano alla medicina alternativa i cui specialisti in molti casi diagnosticano malattie procurate da stress tellurico. Quindi solo nel momento in cui si rimuovono le cause scatenanti la patologia, si è in grado di individuare la cura che può portare il paziente alla definitiva guarigione.?Secondo la mia esperienza lo stress tellurico dovrebbe essere considerato uno dei motivi cardinali nel successo della cura di malattie d’origine psicosomatica; altre cause come ad esempio uno stile di vita sbagliato, vengono al secondo o terzo posto. Ricordiamo tra questi l’eccesso di fumo, l’alimentazione e la sedentarietà senza dimenticare che vi sono anche altri tipi di stress psichici che giocano un ruolo importante quali la depressione, i problemi affettivi di coppia, le insoddisfazioni nel campo del lavoro, ecc.

In quali casi il medico ipotizza patologie da stress tellurico?
Ogni sintomo portato da un paziente al suo dottore può essere causato da questo problema e ciò accade soprattutto quando il suo letto è posizionato in corrispondenza di un’area perturbata ma anche nello studio o sul luogo di lavoro. Per esempio se uno studente è seduto in una zona di questo tipo potrebbe accusare una forte difficoltà a concentrarsi riducendo le sue possibilità di apprendimento. (………………….)
Di frequente insonnia e cattiva qualità del sonno sono i fastidi causati dal dormire in corrispondenza di aree perturbate; l’irrequietezza notturna dei bambini ne è un esempio e non di rado è una delle ragioni per cui non vogliono andare nel loro letto e dormire con i genitori. Infatti se la zona è perturbata troverete che questi bambini riposano sistemati da una parte oppure raccolti in cima o ai piedi del letto.?Un’altra indicazione della presenza di aree perturbate è l’astenia mattutina nonostante il sonno abbia avuto una durata sufficiente. Astenia è quando ci alza stanchi e di malavoglia, i tempi di ripresa sono piuttosto lunghi e si desidera ricorrere subito ad una bevanda nervina (caffè, tea) per riprendersi. In questi casi è legittimo supporre di subire l’influenza di uno stress tellurico non prima però di aver escluso altri motivi. Comunemente i medici consigliano i soliti esami quali urine, sangue, ECG, radiografie, TAC, ecc. dai cui esiti non risulterà nulla di irregolare e quindi, una maggiore irritazione (un malessere generale senza precise cause scatenanti) viene considerata nel migliore dei casi quale conseguenza di stress, conflitti personali, troppo lavoro e, nel peggiore, come disturbi immaginari.

Disturbi prodotti dallo stress tellurico
– Area del capo: disturbi al sonno, incubi, vertigini, emicranie, mal di testa, predisposizione a malattie infettive, nevralgie del trigemino, sindrome cervicale, disturbi circolatori (si riparte molto lentamente), problemi di concentrazione

– Area del petto: tosse recidiva, bronchiti, asma, aritmia cardiaca, dolori toracici

– Area dell’addome: gonfiori, flatulenza, spasmi, stipsi, pirosi, dolori allo stomaco, coliti, disturbi mestruali, disturbi all’appetito, disfunzioni sessuali

– Area delle gambe: dolori, crampi, irrequietezza delle gambe, gambe calde o fredde

– Area laterale: disturbi solo nella parte interessata

– Tutto il corpo: debilitazione o disturbi succitati

La malattia cronica si manifesta solitamente nella parte del corpo che ne è colpita?
Di solito, se la zona colpita è la testa, il disturbo conseguente sarà specifico ad essa e lo stesso accade quando la sintomatologia è riferita ad altri distretti corporei in quanto nella maggior parte dei casi i sintomi denunciati corrispondono alle perturbazioni ravvisate.?Per esempio una problematica relativa all’anca può essere causata da una corrispondente area di stress oppure un disturbo alle mani o alle braccia è possibile associarlo ad una perturbazione che interessa l’addome. E’ possibile quindi affermare che lo stress tellurico può influire fortemente sulle patologie legate alle varie parti del corpo, patologie alle quali la medicina convenzionale non è ancora in grado di dar rimedio.?I malesseri che le caratterizzano sono spesso cronici e, se all’inizio sembra di averli eliminati abbastanza rapidamente, rimanendo sotto l’influenza di un’area disturbata questi ritornano andando ad influire negativamente sulla qualità della vita. In conseguenza di ciò si ricorre alla visita medica in cui difficilmente viene scoperta la vera causa scatenante la malattia e debutta quasi sempre una terapia lunga anche anni e spesso priva di risultati positivi. Con il passare del tempo e la mancanza di risultati i farmaci ed i trattamenti aumentano di intensità e con essi gli effetti collaterali causando al paziente più danno che beneficio (medicinali antireumatici, anti infiammatori e anti dolorifici, tranquillanti, interventi, ecc.).

Qual è l’influenza delle zone di disturbo sull’organismo umano?
La teoria che segue è ancora un’ipotesi in quanto non è ancora stata definitivamente dimostrata però la percentuale delle probabilità che sia corretta è molto alta.?Ogni singola cellula che compone il nostro organismo possiede in stato di salute un carico elettrico di 90 mV (milli Volt); in caso di stati flogistici (infiammazione) il valore aumenta mentre si decrementa in stati degenerativi o cronici. La normale attività della cellula è caratterizzata dalla polarizzazione e depolarizzazione della sua membrana fattore importantissimo per il funzionamento della pompa sodio-potassio. ?Partiamo quindi dal presupposto che durante le attività giornaliere una parte delle cellule non si possa ripolarizzare completamente e che questa ripolarizzazione avvenga in condizioni normali durante la notte in stato di riposo. Nel caso in cui la zona letto si trovi su una zona geopatogena (o magnetica o elettrica) questa fase viene disturbata e le cellule che necessitano del processo di recupero non possono rigenerarsi. Nel caso in cui questo processo si protragga nel tempo è comprensibile come possa insorgere la malattia di organi o zone del corpo che vengono sottoposti a carichi costanti. Queste zone infatti non si possono rigenerare tanto da causare nel tempo delle malattie e la perdita della salute. E’ quindi chiaro che queste malattie possono essere eliminate solo eliminando la causa. In caso contrario la zona geopatogena influirà costantemente sulla parte malata. Per cui senza eliminazione della causa non si ha alcuna eliminazione della malattia, una frase che illumina solo pochi medici.

Come insorgono le malattie croniche?
La malattia non è solitamente determinata da una singola causa ma da diverse, per cui guarire significa andare a indagarne tutte le concause.?Il grande dilemma della medicina convenzionale è proprio questo considerando il fatto che il tipo di approccio meccanicistico utilizzato non permette di rapportarsi all’essere umano nella sua globalità ma in modo frazionato (gli specialisti in ogni settore e organo). Ormai lo standard della medicina è elevato e sempre più necessitano specialisti in ogni campo ma in realtà si avrebbe bisogno più di un medico generico in grado di valutare l’insieme della patologia tanto da poter sostituire in alcuni casi anche lo specialista.
Cause rilevanti delle malattie croniche (oltre all’influenza delle zone di disturbo o di campi elettromagnetici ELF) possono essere:

-generale rigidità di reazione

-disturbi psichici considerevoli

-sensibili disturbi dell’equilibrio Yin-Yang

-difficoltà di eliminazione delle tossine

-disturbi dell’equilibrio di base degli acidi

-allergie, soprattutto quelle alimentari, e malattie intestinali da fungo, spesso legate ad allergie

-amalgama con metalli pesanti, palladium

-alimentazione errata

-tossine fissate in vecchie cicatrici (malattie centrali secondo la Teoria dei Campi di Disturbo di Huneke)

-effetti costanti da problematiche ecologiche

-danni congeniti da patrimonio ereditario, traumi o altre malattie.

Quelle citate sono le problematiche più comuni ma che abbinate sono in grado di causare vari tipi di malattia. (………).
Dovrei aver così chiarito in maniera esauriente il problema delle influenze dell’irradiazione tellurica e la soluzione dei problemi di ricerca nella prassi medica. All’inserimento ufficiale di questo sistema di riferimenti si oppone esclusivamente la medicina ufficiale con la sua scarsa lungimiranza, i suoi dubbi e l’attiva negazione di queste problematiche.

Rabdomanzia: ricerca non convenzionale dell’acqua sotterranea. Abstract dallo studio di Hans-Dieter Betz del Dipartimento di Fisica dell’Università di Monaco di Baviera.

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La Geobiologia si basa sulla metodica di percezione rabdomantica e uno studio scientifico di ampia portata ha dimostrato che la rabdomanzia esiste e funziona, al di là di ogni illazione sulla “lettura della vegetazione” da parte dei rabdomanti. Lo studio dimostra precise individuazioni in zone aride prive di vegetazione di fratture della roccia contenenti acqua in scorrimento veloce, di conseguenza può a ragione essere utilizzata all’interno delle abitazioni.
Presentiamo qui la traduzione del “abstract” dello studio:

Prova sul campo delle metodiche rabdomantiche in zone aride

Abstract da: Hans-Dieter Betz  – Dipartimento di Fisica dell’Università di Monaco di Baviera, Coulombwall 1, Germania. Volume 9 Numero 1, pagina 1

Questo rapporto presenta nuove intuizioni nella scelta non convenzionale di localizzare riserve d’acqua contando sulla rabdomanzia e da parte di chi fa affidamento sulla prospezione rabdomantica.
L’efficacia di questo metodo è ancora giustamente discussa.

Ora, comunque, studi estesi sul campo – in linea con resoconti storici dimostrabili ed affidabili – hanno dimostrato che alcuni rabdomanti attentamente selezionati sono sicuramente in grado di scoprire faglie e fratture della roccia con relativa sveltezza e una sorprendente precisione in aree con formazioni rocciose cristalline o calcaree.

Una serie di progetti della Deutsche Gesellschaft Technische Zusammen Arbeit (GTZ) comprendenti questo tipo di prospezione è stato eseguito in zone aride con una alta percentuale di successo.

In particolare è stato possibile localizzare un gran numero di scorrimenti acquiferi sotterranei relativamente modesti in aree scarsamente popolate e perforare pozzi nei luoghi dove c’era necessità di acqua; la portata dei pozzi era modesta ma sufficiente per l’intero anno utilizzando pompe manuali.

Trovare o localizzare un numero sufficiente di fratture relativamente piccole utilizzando le tecniche convenzionali in tali zone aride avrebbe richiesto una quantità di tempo ben maggiore.

La validità del metodo utilizzato (prospezione rabdomantica) è stata esaminata sotto vari aspetti.

Da una parte sono state scelte aree con differenti caratteristiche geologiche e, dall’altra, le circostanze attinenti e i risultati del progetto sono stati attentamente esaminati da geologi esperti.

Finora né la considerazione critica di tutte le obiezioni possibili, né i tentativi di ragionamento hanno prodotto un chiarimento in ambito convenzionale per il successo dell’uso della tecnica rabdomantica.

Una conseguenza quale è stata corroborata da una quantità di specifici e controllati esperimenti e testi comparati.

L’andamento delle ricerche documentate è concordante con quello delle recenti scoperte scientifiche come, ad esempio, quelle di un istituto di Geologia svedese e dell’Università di Monaco di Baviera.

A patto che certe condizioni siano rispettate, i risultati ottenuti dimostrano che la rabdomanzia è una seria alternativa alle tecniche convenzionali per l’approvvigionamento idrico.

Da questi attuali esperimenti si può concludere che la probabilità di localizzare acqua sotterranea in certe situazioni idrogeologiche può essere significativamente elevata se sono state organizzate convenzionalmente squadre il cui funzionamento comprende il far uso addizionale di rabdomanti appropriatamente esaminati e selezionati.

Seguendo questi criteri, un modello di integrazione che è già stato testato su scala pilota in alcuni progetti presentati qui dal GTZ è stato discusso e proposto per un futuro utilizzo temporaneo.

L’alto numero di successi descritti in questo rapporto suggerisce la necessità di ulteriori prove specifiche per un utilizzo futuro, che potrebbero portare ad un chiarimento in ambito scientifico del fenomeno della rabdomanzia.

Allo stesso tempo vi è la possibilità di un vantaggioso trasferimento di conoscenze pratiche sulla ricerca delle risorse idriche.

Infine, a causa del suo risvolto biofisico, il problema potrebbe avere un’importanza a livello bionico.

In futuro un lavoro di ricerca dovrebbe mirare alla simulazione tecnica del bench di verifica, sull’effetto rabdomantico, che non è ancora spiegato, per creare una nuova e più effettiva procedura di misurazione.

dal Forschungskreis für Geobiologie: cooperazione con gli amici dell’Istituto GEA

di Alfonso Becker, vice presidente del Forschungskreis für Geobiologie “dr. Ernst Hartmann” e.V.
da “Wetter Boden Mensch” n. 2/2013

cooperazione con amici italiani 1
l’articolo apparso sulla rivista “Wetter Boden Mensch”

La nostra idea di cooperazione con altre associazioni, che abbiamo da 25 anni, ha portato recentemente il nostro Istituito di ricerca “Dr. Ernst Hartmann” ad un nuovo incontro con l’associazione italiana “Istituto GEA Geobiofisca e Ambiente” (GEA Italia).
In retrospettiva si può notare che alcuni tra i fondatori dell’Istituto GEA avevano seguito già nel 1999 all’Odenwald un corso di formazione per la ricerca di scorrimenti d’acqua sotterranei con l’ing. Hans Schroeter (Wassersuchkurs 1).
Il dottor Pier Prospero, uno dei fondatori e presidente da molti anni dell’istituto GEA Italia, aveva poi seguito con successo la nostra formazione per diventare “consulente in geobiologia” e diversi altri corsi introduttivi.
Pier Prospero, finita la formazione presso il Forschungskreis, ha dato all’Istituto GEA Italia una scuola di pensiero conforme alle basi ideali elaborate dal dr. Ernst Hartmann.
Sul sito internet attuale dell’Istituto GEA Italia numerosi riferimenti riguardano l’opus del dr. Hartmann e i vari legami oggi esistenti tra le due associazioni.
Oggi l’Istituto GEA rappresenta per noi il primo riferimento in Italia per la Geobiologia.
Nonostante la maggior parte dei suoi membri siano attivi nelle regioni settentrionali italiane, vengono mantenuti numerosi contatti all’estero nei Paesi confinanti (Svizzera, Austria, Germania) ma anche fino alla Spagna. Personalmente vedo questo impegno attivo come indispensabile e promettente per una seria percezione del nostro messaggio da parte del pubblico.
Nel 2002 Walter Hesoun, il direttore della formazione del Forschungskreis di allora, accettò l’invito di GEA Italia a tenere un corso di base a San Felice sul lago di Garda.
Questo invito ha ricevuto recentemente un rinnovo da parte dei nostri amici italiani sul tema “La consulenza geobiologica secondo Dr. Ernst Hartmann”.
Come attuale direttore della formazione e vicepresidente del nostro Istituto ho volentieri aderito a questo invito. In seguito, alla fine del mese di marzo 2013 (22-24 marzo), 18 allievi hanno partecipato al seminario a San Felice del Benaco nella foresteria del convento “il Carmine”.
Come presente simbolico ho portato ai nostri amici italiani alcune documentazioni e presentazioni di PowerPoint, tutte elaborate nel senso del nostro fondatore Dr Ernst Hartmann, che possono servire a GEA Italia come materiale per le conferenze in pubblico.
Un grande piacere è stato per me vedere il serio interessamento da parte dei partecipanti, la cui metà era femminile. Inoltre i partecipanti mi hanno convinto per le loro conoscenze molto approfondite dell’arte della Geobiologia.
Basandosi su queste conoscenze e su quelle sull’analisi delle stanze nella consulenza geobiologica, i partecipanti hanno ottenuto nelle indagini di vene d’acqua dei risultati che corrispondevano con i fenomeni documentati negli alloggi del convento “il Carmine”.
Tale scambio amichevole del sapere teorico, delle esperienze pratiche, i suggerimenti personali e la disponibilità spirituale di ciascuno dei partecipanti, rende questo corso analogo agli altri eventi fatti dal Forschungskreis.
In questo senso, uno impara dall’altro, l’insegnante impara dallo studente e talvolta il ruolo dell’esperto potrebbe essere scambiato con quello dell’allievo.
Questo rappresenta l’atteggiamento adeguato nel modo di agire con l’energia che ci congiunge tutti insieme, cioè l’energia vitale.

I contatti fra amici devono essere coltivati inoltre anche tramite uno scambio intenso di informazioni e di novità. Perciò il gruppo che ruota attorno a Pier Prospero ha mostrato grande interesse per proseguire questa collaborazione. Per una prossima occasione è in richiesta un seminario sul tema della elettrobiologia con i metodi e le tecniche di analisi nella pratica.

Contatto con l’autore: Alfonso Becker, Wesostrasse 37, DE-76327 Pfinztal