SENTIRE LA TERRA A…MALO (VI)

In Veneto un viaggio nella storia e nella geologia del Santuario di Santa libera di Malo

SABATO 6 GIUGNO 2026 ore 10,00

Il territorio di Malo, e in particolare l’area che circonda il Santuario della Madonna di Santa Libera, è un luogo dove la sacralità si fonde con la forza primordiale della terra, offrendo uno scenario unico per gli amanti della geobiofisica e della geobiologia. L’Istituto Gea vi invita a scoprire un percorso percettivo che si snoda nel cuore del suggestivo “Quarterio di San Vito”, dove l’edificio sacro domina la pianura da uno sperone roccioso millenario. Preparatevi a un viaggio tra geobiofisica e storia, ai piedi del Monte Pian, esplorando un paesaggio modellato dalle potenti energie delle faglie Malo-Schio, Schio-Vicenza: un’esperienza profonda per ritrovare l’antico legame tra l’uomo e le vibrazioni della natura.

Il fulcro del percorso è il Santuario della Madonna di Santa Libera, un luogo dove la storia millenaria si fonde con la devozione. Le radici del complesso affondano in un passato remoto, su un antico tempio dedicato alla dea Reitia, trasformato poi nel cuore cristiano della Curtis Maladum. Sebbene il nucleo originario bizantino sia stato distrutto dalle invasioni ungare nell’899, la sacralità del sito rimase intatta: l’edificio sacro venne ricostruito e, per proteggerlo dalle incursioni, dopo il 917 venne eretto un castello difensivo, oggi scomparso, all’ombra del quale la pieve riprese a fiorire.

Sotto la Signoria degli Scaligeri nel XIV secolo, il Santuario visse la sua massima rinascita architettonica. La struttura fu ampliata e arricchita da tesori d’arte, tra cui spicca la splendida Madonna in attesa di Gesù: un raro affresco di scuola giottesca che ritrae la Vergine incinta, divenuto nel tempo il fulcro della devozione popolare con il nome di Beata Libera.

Ogni secolo ha lasciato la sua impronta: dall’altare secentesco di San Rocco — ex voto contro le pestilenze — alla solenne cappella settecentesca dedicata proprio alla Beata Libera, fino alla scalinata monumentale del 1923. Oggi, percorrendo la Via Crucis che ricalca l’antica strada del castello, si riscopre un legame indissolubile tra la resilienza della storia e il simbolo generativo della Madonna in attesa.

Il Santuario di Santa Libera non è solo un monumento storico, ma un vero e proprio “luogo di potenza” dove vibra l’eredità spirituale dell’antico popolo dei Venetkens. Sotto le fondamenta cristiane pulsa ancora la memoria di un tempio dedicato a Reitia, la Dea Madre Veneta. Custode della vita e dell’equilibrio tra uomo e natura, Reitia era la divina guaritrice, la “Sainati” che raddrizzava i bambini nel grembo e proteggeva il miracolo del parto: una presenza benevola che in epoca romana si fuse con il culto di Libera, rafforzando la sua missione di liberatrice dalle doglie.

Con l’avvento del cristianesimo, questa energia ancestrale è fluita armoniosamente nella figura della Vergine Maria. La Madonna ha ereditato il manto protettivo della Dea Madre, assumendone le funzioni simboliche di fertilità, guarigione e protezione verso la comunità. In questa metamorfosi del sacro, anche i santi patroni — Leonzio, Carpoforo, Eufemia e Innocenza — hanno mantenuto vivi gli antichi archetipi: dalla forza alla rigenerazione, preservando intatto il legame con il ciclo della vita.

Oggi, chi visita il Santuario entra in contatto con una spiritualità millenaria. È un’esperienza di connessione profonda dove la maternità della Madonna continua a parlare l’antico linguaggio di Reitia, rendendo questo luogo una tappa imprescindibile per chi cerca le radici più intime del sacro nella nostra terra.

La straordinaria storia e la peculiare energia del sito di Santa Libera trovano un riscontro diretto nella sua conformazione geologica. Situato in una zona di transizione tra le Prealpi e la pianura, il Santuario sorge su uno sperone di Arenarie e Calcari di Sant’Urbano, formazioni del Miocene inferiore (circa 23-20 milioni di anni fa) caratterizzate da calcareniti giallastre e compatte. La presenza di fossili marini — come Lepidocyclina, echinidi e bivalvi — testimonia un antico ambiente di piattaforma carbonatica in acque calde e ossigenate, una memoria biologica cristallizzata che definisce l’identità materica di questo rilievo.

L’elemento di maggiore interesse per la geobiofisica è il sistema di faglie Schio-Vicenza, un imponente lineamento tettonico che modella il paesaggio e influenza la distribuzione delle energie telluriche. La struttura a gradinata della crosta terrestre e le fratture generate dalla linea Malo-Schio rappresentano aspetti di grande rilievo per la geobiologia ambientale, poiché agiscono come potenziali conduttori per le forze provenienti dal sottosuolo.

La permeabilità del substrato, che favorisce l’infiltrazione delle acque e la formazione di sorgenti pedemontane, completa questo quadro di dinamismo idrogeologico. Il Santuario si colloca esattamente in questo punto di raccordo tettonico, dove la forza della faglia incontra la stratificazione dei sedimenti marini, rendendo lo sperone di Santa Libera un luogo di particolare interesse per l’analisi delle interazioni tra uomo e ambiente geofisico.

Il percorso di Santa Libera a Malo non è solo un viaggio nella storia e nella geologia pedemontana, ma un’immersione profonda nelle energie della terra e nelle antiche conoscenze che legavano l’uomo al cosmo. Dalla memoria archeologica del castello scomparso alla forza generativa della Madonna in attesa, ogni tappa rivela come la spiritualità si sia radicata in un sottosuolo tettonicamente vivo, dove l’eco dell’antica Dea Madre Reitia continua a risuonare tra le pieghe delle faglie e delle rocce mioceniche.

L’Istituto Gea si impegna a studiare e divulgare queste connessioni profonde, promuovendo una maggiore consapevolezza del nostro ambiente e del suo intrinseco valore energetico. Questo itinerario invita a riscoprire un legame indissolubile tra uomo e territorio, dove la scienza geofisica e la percezione sottile si incontrano per svelare l’anima autentica del paesaggio vicentino. 

  • In tutti i percorsi Sentire la Terra è consigliato un abbigliamento comodo (nulla che stringe o infastidisce il corpo)
  • In merito alla consumazione del pranzo al sacco, si consiglia di mantenersi leggeri.

Alessia Cicchelero, esperta in Analisi geobiofisica dell’Istituto GEA

Vuoi partecipare?
E’ necessaria l’iscrizione. Posti limitati.

ISCRIVITI SU www.eventbrite.it

📧 Per informazioni scrivi a gea@geobiologia.it

SENTIRE LA TERRA A… CASTAGNETO PO (TO)

In Piemonte da San Genesio a Castagneto Po

SABATO 23 MAGGIO 2026 ore 9,30

I seminari “SENTIRE LA TERRA” , percorsi gratuiti e aperti a tutti, rappresentano un primo approccio alla percezione del proprio stato in relazione al substrato geologico caratteristico del sito e alle emissioni elettromagnetiche naturali emesse dal pianeta.
L’uomo, come essere di natura, è in grado di percepire l’informazione elettromagnetica, anche se spesso in modo inconscio. La permanenza prolungata in una zona di disturbo può indurre una condizione di stress generale definita stress tellurico, alterando il normale scambio energetico con il suolo.

Ci immergeremo nel cuore della Collina Torinese, esplorando il territorio tra la Chiesa di San Genesio, il geosito del Regio Fonte di San Genesio e la Chiesa di San Pietro a Castagneto Po. 
Ci troveremo nei pressi di un borgo collinare a soli 25 km da Torino. 
Il nostro itinerario partirà dalla Piazza di San Genesio per poi proseguire attraverso il sentiero Berruti del CAI, camminando tra boschi rigogliosi e sentieri panoramici, per poi raggiungere il Comune di Castagneto Po. 
Un itinerario ricchissimo di peculiarità storiche e geologiche.

Ore 9.30 ritrovo a Chivasso Via Po angolo Strada della Carletta per proseguire in auto fino a San Genesio

Ore 9.45 presentazione dell’Istituto GEA e del programma della giornata

Ore 10.00 Visita alla Chiesa di San Genesio con una breve introduzione storica

Ore 10.30 Esercizi per la percezione

Ore 11.00 Inizio percezione all’interno e all’esterno della Chiesa di San Genesio

Ore 12.30 Pranzo al sacco presso l’area attrezzata

Ore 14.00 Trasferimento a piedi (percorso del CAI di circa 2km) a Castagneto Po  con percezione dei vari punti segnalati lungo il tragitto.

Ore 15.30 Percezione all’interno e all’esterno della Chiesa di San Pietro a Castagneto Po

Ore 16.30 Conclusione del percorso e condivisione finale presso il Bar della Piazza

L’esperienza seguirà passaggi operativi precisi per favorire l’ascolto profondo:
Introduzione ed Esercizi: Breve lezione teorica sulla geobiofisica ed esercizi di riequilibrio energetico e radicamento.
Percorso di Ascolto: Camminata in silenzio, focalizzata sulle sensazioni corporee.
Rilevamento: Registrazione privata delle proprie percezioni su una scheda tecnica dedicata.
Confronto Intermedio: Momento di condivisione delle impressioni generali durante la pausa pranzo.

  • In tutti i percorsi Sentire la Terra è consigliato un abbigliamento comodo (nulla che stringe o infastidisce il corpo)
  • Il tratto del Sentiero Berruti, di circa 2 Km, da San Genesio a Castagneto Po, è un sentiero del CAI e presenta un dislivello di circa 350/490m attraverso i boschi del luogo.
  • In merito alla consumazione del pranzo al sacco, si consiglia di mantenersi leggeri.

Martina Capriolo, esperta in Analisi geobiofisica dell’Istituto GEA

Vuoi partecipare?
E’ necessaria l’iscrizione. Posti limitati.

ISCRIVITI SU www.eventbrite.it

📧 Per informazioni scrivi a gea@geobiologia.it
o contatta Martina al +39 3470596102

SENTIRE LA TERRA A… MONTALCINO (SI)

In Toscana a Castelnuovo dell’Abate in provincia di Siena

I seminari “SENTIRE LA TERRA” , percorsi gratuiti e aperti a tutti, rappresentano un primo approccio alla percezione del proprio stato in relazione al substrato geologico caratteristico del sito e alle emissioni elettromagnetiche naturali emesse dal pianeta.
L’uomo, come essere di natura, è in grado di percepire l’informazione elettromagnetica, anche se spesso in modo inconscio. La permanenza prolungata in una zona di disturbo può indurre una condizione di stress generale definita stress tellurico, alterando il normale scambio energetico con il suolo.

📍 Il Percorso: Castelnuovo dell’Abate

Ci immergeremo nel cuore della Toscana, nei pressi di un borgo medievale a soli 10 km da Montalcino (SI). Il fulcro del nostro itinerario sarà la magnifica Abbazia di Sant’Antimo, che raggiungeremo camminando tra vigneti di Brunello, ulivi e cipressi secolari. Un itinerario ricchissimo di peculiarità storiche e geologiche.

🗓️ Il Programma della Giornata

Mattina: Dedicata alla percezione sensoriale nei pressi del borgo e nell’area dell’Abbazia di Sant’Antimo (interno ed esterno).
Pranzo: Pausa rigenerante con possibilità di ristoro al sacco o su prenotazione.
Pomeriggio: Attraverseremo le vigne per raggiungere la grotta “FONTE LATTAIA”, antica cavità legata a rituali di fertilità e tradizioni locali.
Conclusione: Il percorso terminerà con una degustazione presso un’azienda agricola locale (su prenotazione).

🧘 Il Metodo: Come si svolge la giornata

L’esperienza seguirà passaggi operativi precisi per favorire l’ascolto profondo:
Introduzione ed Esercizi: Breve lezione teorica sulla geobiofisica ed esercizi di riequilibrio energetico e radicamento a cura della Dr.ssa Marilinda risidori Esperta in Analisi e Autoregolazione Bioenergetica
Percorso di Ascolto: Camminata in silenzio, focalizzata sulle sensazioni corporee.
Rilevamento: Registrazione privata delle proprie percezioni su una scheda tecnica dedicata.

Confronto Intermedio: Momento di condivisione delle impressioni generali durante la pausa pranzo.

🎯 Conduce:

Francesco Guerrini, esperto in Analisi geobiofisica dell’Istituto GEA.

Vuoi partecipare?
E’ necessaria l’iscrizione. Posti limitati.

ISCRIVITI SU https://www.eventbrite.it/e/1986561346464

📧 Per informazioni scrivi a gea@geobiologia.it
o contatta Francesco al +39 3492136886

GEA in Germania dagli amici del Forschungskreis für Geobiologie Dr. Hartmann e.V

Estratto della rivista del Forschungskreis für Geobiologie Dr. Hartmann e.V. del 22/01/2026.

Articolo di Sonja Huslig e Jörg Kuhn sullo scambio avvenuto in occasione del Meeting Internazionale tra le due associazioni dal 10 al 14 Settembre 2025 (https://geobiologie.de/gea-italia-zu-besuch/).

Visita dei nostri amici italiani di GEA Italia Dal 10 al 14 settembre 2025 Nel settembre 2025 abbiamo avuto il piacere di accogliere calorosamente presso di noi i nostri amici italiani di GEA Italia.

Mercoledì 10 settembre i nostri ospiti sono stati prelevati all’aeroporto di Francoforte con due pulmini VW e un’autovettura da Sonja Huslig, Jörg Kuhn e Armin Hagendorn. Una volta giunti alla Casa della Ricerca, Jörg Kuhn, nella sua funzione di terzo membro del direttivo, non ha voluto rinunciare a salutare gli ospiti con un discorso di benvenuto in lingua italiana.

Giovedì 11 settembre – Escursione a Miltenberg Giovedì ha avuto inizio il programma comune con un viaggio in direzione di Miltenberg. Inizialmente era prevista la visita all’Amorsbrunn presso Amorbach, una cappella di grande importanza geomantica, considerata fin dall’epoca celtica un santuario di sorgente curativa. Successivamente il gruppo si è diretto verso la storica cittadina di Miltenberg, caratterizzata dalle sue case a graticcio. Naturalmente non poteva mancare una sosta nel Biergarten. Dopo una visita geomantica del centro storico, si è proseguito verso l’imponente castello, con una magnifica vista sul fiume Meno e una conferenza sulla situazione geologica di Miltenberg. La giornata si è conclusa con una cena conviviale nella storica locanda Riesen, la più antica locanda della Germania.

Venerdì 12 settembre – Casa della Ricerca e Giardino geologico didattico e sperimentale Il venerdì è stato interamente dedicato al lavoro geobiologico. Presso la Casa della Ricerca si sono svolte diverse conferenze. In questa occasione ci siamo presentati reciprocamente le nostre associazioni: Sonja e Jörg hanno illustrato la nostra associazione e il programma di formazione, mentre GEA Italia ha mostrato, tramite una presentazione PowerPoint, il lavoro svolto nelle scuole e negli asili con il progetto “Immaginare la Terra”. Siamo rimasti molto colpiti dall’apertura con cui gli italiani affrontano questo tema. Nel pomeriggio abbiamo visitato il nostro “GLÜG” a Waldkatzenbach, il Giardino geologico didattico e sperimentale, dove sono stati presentati i diversi metodi di lavoro per individuare una zona di disturbo. Nel tardo pomeriggio abbiamo accolto Alfonso Becker, che in passato aveva organizzato alcuni corsi Hartmann sul Lago di Garda, contribuendo così a rafforzare ulteriormente il legame tra le nostre associazioni. In una conferenza accompagnata da immagini ha analizzato le “chiese di San Michele dal punto di vista geomantico”.

La sera abbiamo festeggiato una calorosa festa dell’amicizia presso la Casa della Ricerca, con piatti tedeschi – come desiderato dagli italiani – musica e tante belle conversazioni. È stata una serata ricca di risate, gioia per il ritrovarsi e senso di unione internazionale. Erano presenti anche diversi ospiti da parte nostra, tra cui il primo e il secondo presidente Joachim Götz e Ursula Gieringer con i rispettivi coniugi, nonché Robert Hartmann, così che la nostra sala conferenze era animata da una grande vitalità. Giuseppe Marsico, vicepresidente di GEA Italia, ha letto i saluti della presidente malata Cristina Rovano, che esprimeva la sua gioia per la futura collaborazione tra le nostre associazioni. Grazie alla sua organizzazione e al lavoro preparatorio da lei svolto, la visita di GEA Italia era stata possibile. Durante la serata si è parlato molto e sono stati scambiati numerosi doni di partenariato: la delegazione italiana ha regalato magliette e dolci tipici provenienti da diverse regioni. Da parte nostra sono state donate tazze con i nostri loghi e una cornice con le foto del primo incontro in Toscana e la foto di gruppo di quest’anno scattata a Heidelberg il giorno successivo. Al centro della cornice è stata applicata una piccola bacchetta Hartmann con la scritta “Amicizia – Gemellaggio”.

Sabato 13 settembre – Alla scoperta di Heidelberg Sabato ci siamo recati a Heidelberg. Insieme abbiamo visitato sul monte Heiligenberg il monastero di Santo Stefano, la Thingstätte e naturalmente il monastero di San Michele. Prima di esplorare l’Heiligenberg, abbiamo svolto con Claudia Tartara esercizi di percezione per entrare in contatto con la Terra e prepararci all’uso della bacchetta da rabdomanzia. Presso il monastero di San Michele e quello di Santo Stefano, i nostri amici italiani hanno mostrato il

loro approccio al lavoro geomantico. In questa occasione abbiamo constatato che essi si orientano maggiormente sulle condizioni geologiche del luogo. Nel pomeriggio era prevista la visita al celebre Castello di Heidelberg, con foto di gruppo, seguita da una passeggiata nella zona pedonale. A conclusione della giornata, abbiamo gustato una cena preparata insieme presso la Casa della Ricerca. Abbiamo trascorso l’ultima serata godendoci la compagnia della nostra grande famiglia italiana. Domenica 14 settembre – Saluti e rientro Dopo cinque giorni ricchi di esperienze, domenica è arrivato purtroppo il momento dei saluti. Con tanti bei ricordi, nuove impressioni e amicizie rafforzate, i nostri ospiti italiani hanno fatto ritorno a casa. Ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita di questo incontro speciale e attendiamo già con gioia il prossimo appuntamento nel settembre 2026 con i nostri amici di GEA Italia!

PROGRAMMA ASSOCIATIVO 2026

Questo sarà un anno ricco di eventi imperdibili all’insegna della percezione e della conoscenza geobiofisica e geobiologica dell’ambiente che ci circonda.
Come Istituto Gea apriremo le nostre attività con seminari Sentire la Terra, condotti dai nostri neo diplomati, in cui si potrà sperimentare un primo approccio di Geologia Percettiva.
Continueremo con due Corsi Base, condotti dai nostri docenti e  propedeutici alla partecipazione al futuro Corso Avanzato attraverso il quale sarà possibile diventare esperti della materia. 
Infine festeggeremo i 30 anni della nostra Associazione in concomitanza del meeting con gli amici del Forschungskreis für Geobiologie Dr. Hartmann.
Per tutte le info contattaci a gea@geobiologia.it

L’UOMO E LA TERRA – LA LORO INTERAZIONE

Vieni a conoscerci per esplorare il legame speciale tra l’uomo e la terra attraverso la geobiofisica e la geobiologia.

Durante l’incontro verrà presentata l’attività dell’associazione GEA e sarà possibile effettuare una prova rabdomantica.

La partecipazione è gratuita.

Puoi prenotare il tuo posto qui: https://www.eventbrite.com/…/biglietti-luomo-e-la-terra…

Per info scrivici a gea@geobiologia.it

Ti aspettiamo! 

Un Viaggio nella Storia e nell’Energia: Il Percorso Percettivo di Verona tra Antichi Segreti e Geobiofisica

Il territorio veronese, e in particolare l’area intorno a Montorio, è un crocevia di storia millenaria, energie sottili e straordinarie scoperte che affascinano esperti di geobiologia e appassionati di geobiofisica. L’Istituto Gea vi invita a scoprire un percorso percettivo unico, che si snoda tra il maestoso Castello di Montorio, l’enigmatico menhir neolitico noto come Piloton e la suggestiva Fontana delle Streghe. Preparatevi a un viaggio che svelerà connessioni profonde tra l’uomo, la terra e le antiche saggezze.

Il territorio veronese, e in particolare l’area intorno a Montorio, è un crocevia di storia millenaria, energie sottili e straordinarie scoperte che affascinano esperti di geobiologia e appassionati di geobiofisica. L’Istituto Gea vi invita a scoprire un percorso percettivo unico, che si snoda tra il maestoso Castello di Montorio, l’enigmatico menhir neolitico noto come Piloton e la suggestiva Fontana delle Streghe. Preparatevi a un viaggio che svelerà connessioni profonde tra l’uomo, la terra e le antiche saggezze.

Il Castello di Montorio: Sentinella Silenziosa di un Passato Millenario

Il Castello di Montorio, imponente e affascinante, sorge in una posizione strategica, abitata da millenni. Recenti scavi archeologici hanno rivelato tracce di insediamenti risalenti al Neolitico (4000 a.C.) e ceramiche paleovenete del VI secolo a.C., confermando che questa dorsale, insieme al colle di Castel San Pietro a Verona, rappresenta uno dei nuclei abitati più antichi del territorio veronese.

Dalle fortificazioni dei Veneti e dei Reti (VIII-VI a.C.) all’arrivo dei Galli Cenomani e poi dei Romani, il Castello ha testimoniato l’avvicendarsi di popoli e culture. La costruzione della Via Postumia (148 a.C.) ne rafforzò l’importanza strategica, sebbene la “pax romana” portò a un temporaneo declino del “castelliere” fortificato.

La rinascita del Castello come fortezza avvenne nel X secolo in funzione antiungarica, come testimoniato nei documenti del 922 e 926 che lo citano come “castrum Montaurei”. Sebbene il tremendo terremoto del 1117 abbia raso al suolo gran parte di Verona, il Castello fu prontamente ricostruito, come dimostra la consacrazione di una chiesetta al suo interno nel 1119.

Il periodo dell’Imperatore Federico Barbarossa e del libero Comune di Verona vide il Castello raggiungere il suo apogeo, diventando un punto di riferimento strategico-militare. Sotto la Signoria Scaligera, con Cangrande della Scala, divenne persino un luogo di villeggiatura. Successivamente passò ai Visconti, ai Carraresi e infine ai Veneziani, che proprio a Montorio siglarono l’accordo di dedizione di Verona alla Serenissima nel 1405.

Il XIX secolo segnò la sua rovina: gli Austriaci, riconoscendone l’importanza strategica, lo riconvertirono in una batteria chiusa, demolendo gran parte delle sue strutture medievali. Nonostante non si sia mai sparato un colpo, il Castello, passato al Demanio Militare nel 1866, attende ancora oggi un’adeguata valorizzazione che ne riconosca la rilevanza storica e culturale.

Il Piloton: Un Menhir tra Cielo e Terra, Guida Ancestrale

Il Piloton, conosciuto anche come “Pietra Fitta”,  è un enigmatico menhir neolitico che si erge sulla dorsale a ovest di Montorio. Il termine “menhir” (pietra lunga in bretone) e “betilo” (casa di Dio in ebraico) si riferiscono a strutture megalitiche erette dopo la scoperta dell’agricoltura, considerate sacre e animate da energie divine.

Queste grosse pietre avevano una funzione centrale nei riti propiziatori della fertilità, sia umana che della terra, simboleggiando l’unione tra il maschile e il femminile, il sole e la luna. La loro forma allungata, talvolta scolpita con attributi sessuali, suggerisce un profondo legame con i cicli vitali. I colori, come il rosso per il vigore solare maschile e il bianco per la fertilità lunare femminile, rafforzavano il loro significato simbolico.

Il clero cristiano cercò di “battezzare” questi siti sacri, cristianizzando le pietre con croci o statue di santi, un segno della loro persistente influenza sulla cultura popolare. In Sardegna, ad esempio, i betili sono ancora parte del folclore, associati a figure mitiche o santi.

La storia del Piloton è particolarmente intrigante. Fu scoperto nel 1950 da Alberto Solinas, che ne misurò le dimensioni e ne riconobbe l’importanza. Inizialmente ritenuto un betilo di età romana, successive analisi di Solinas nel 1977, confrontandolo con i betili sardi, rivelarono un’origine ben più antica, legata al villaggio del Monte Pipaldolo risalente al Bronzo Medio (circa 3500 anni fa).

Ma il Piloton non era solo un simbolo di fertilità. Grazie a un’attenta analisi astronomica, Solinas ha dimostrato che fungeva da vero e proprio gnomone, un indicatore astronomico in grado di calcolare i solstizi e gli equinozi. Le due croci incise sul betilo, infatti, indicano con precisione la direzione dell’alba del Sole al solstizio estivo (21 giugno) e il tramonto al solstizio invernale (21 dicembre). Questo lo rende un prezioso orologio solare e lunare preistorico, fondamentale per il calendario agrario delle antiche popolazioni.

Questa scoperta rivela che il sacerdote (augure) che fondò la Verona romana utilizzò il Piloton come punto di riferimento per l’orientamento astronomico della città, allineando il cardo e il decumano con i movimenti celesti. Non è un caso che lungo l’orientamento del cardo si trovino chiese cristiane edificate su antichi siti sacri, come la chiesetta di San Giovanni Battista, la chiesa di San Giovanni in Valle e il Capitello di Piazza delle Erbe, formando un triangolo astronomico perfetto con il Piloton e San Rocchetto.

La Fontana delle Streghe: Acque Ancestrali e Presenze Mistiche

Il nostro percorso energetico si conclude alla Fontana delle Streghe, o “de le Fade”, la cui sorgente, anticamente conosciuta come Franzago (941 d.C.), raccoglie le sue acque in una vasca. È altamente probabile che fin dal tardo Neolitico, questo luogo fosse un sito rituale dedicato al Femminile Sacro, alla Dea Terra Madre e alla Luna. Le abluzioni rituali, comuni in molte culture antiche, trovavano qui un luogo ideale, richiamando altri siti sacri dove l’acqua, come il “sangue” della Terra, era al centro di cerimonie.

Anche i Romani adottarono le divinità locali, spesso proseguendo i culti negli stessi luoghi delle Are Sacre indigene. E in epoca cristiana, l’uso di questi siti continuò, con le chiese che sorsero dove un tempo erano templi pagani e le vasche che servivano per il battesimo per immersione. Una curiosità affascinante lega la Fontana delle Streghe alle Anguane, creature magiche della tradizione paleo-veneta, il cui nome deriva dal celtico ‘angan’ o dal latino ‘anguis’ (serpente). Questi esseri, metà donne e metà serpenti, erano legati all’acqua e capaci di aiutare, dispensare fertilità, ma anche lanciare maledizioni se maltrattate. Vigilavano sui posti sacri e la loro presenza in questo luogo evidenzia la profonda radice mistica del territorio.

Geologia e Geobiofisica: Le Energie Sottili del Territorio

La straordinaria storia e la peculiare energia di questi luoghi trovano riscontro anche nella loro geologia. L’area collinare di Verona è caratterizzata da dorsali e dossi, con formazioni rocciose che si immergono verso la pianura. Sono presenti due sistemi di faglie, con direzioni Nord-Sud e Nordest-Sudovest, che creano una disposizione “a gradinata” delle zolle rocciose e influenzano il flusso di energie telluriche.

Non mancano le rocce eruttive, come i basalti, prodotti a chimismo basaltico risalenti all’Oligocene (33-23 Ma), che affiorano in filoni e camini vulcanici. Il Piloton, in particolare, si trova al centro di un’ellisse di “basalti compatti” che rappresenta la “capocchia” di uno “spillo” di basalto, un camino vulcanico che si è fatto strada tra i calcari del fondale marino.

La Fontana delle Streghe, invece, si colloca su “scaglia rossa”, calcari argillosi fittamente stratificati. Le faglie presenti lungo il percorso, come quella a destra del sentiero dalla chiesetta al Piloton (direzione Nord-Sud) e quella trasversale che attraversa il sentiero prima del forte (direzione Sudovest-Nordest) rappresentano un aspetto di grande interesse per la geobiofisica e la geobiologia ambientale.


Questo percorso percettivo a Verona non è solo un viaggio nella storia e nell’archeologia, ma un’immersione profonda nelle energie della terra e nelle antiche conoscenze che legavano l’uomo al cosmo. L’Istituto Gea si impegna a studiare e divulgare queste connessioni, promuovendo una maggiore consapevolezza del nostro ambiente e del suo intrinseco valore energetico.


Per ulteriori informazioni sui nostri studi e per partecipare ai prossimi percorsi geobiofisici, visita il nostro sito www.geobiologia.it e seguici sui nostri canali social.


RESOCONTO MEETING GEA 2024 di Antonella Dall’Oglio

Prima ad arrivare al punto di ritrovo del sesto meeting annuale GEA , l’hotel Falcon a Sant’Agata Feltria è la delegazione mantovana composta da Francesco, Daniela e Antonella. Sant’Agata ci accoglie con le strade ancora umide di pioggia, ma col sole, e dalla finestra delle stanze con una bellissima vista sul Convento di San Girolamo avvolto in un purpureo tramonto. Nel frattempo Cristina e Luca, partiti da Torino sono in coda prima sull’A1 e poi bloccati nel nodo di Bologna; infine arrivano poco dopo le 20, dopo un viaggio di più di sei ore, contemporaneamente a Francesco e Rebecca partiti da Sinalunga. Dopo i saluti e gli abbracci si conclude la serata cenando all’Osteria del Falcon. Gli altri partecipanti Paola, Alberto, Susanne e Rafael ci raggiungeranno direttamente a San Leo l’indomani.

Il mattino successivo partiamo per San Leo e già durante il tragitto osserviamo speroni rocciosi calcarei più o meno estesi innalzarsi dal piano della campagna. Saliamo i tornanti della rupe su cui sorge San Leo, costellati da una spettacolare fioritura di ciclamini, e giungiamo alla piazza della fontana neoclassica, dove ci aspettano Rafael e Susanne con Lila, la mascotte a quattro zampe che ci ha accompagnato anche lo scorso anno in Tuscia. Subito dopo arrivano Paola e Alberto e partiamo per la fortezza che sovrasta l’abitato con il pulmino, dato che non è più possibile salire con le auto dopo il crollo di una porzione della rupe nel 2014.

Il complesso si erge maestoso e possente e si comprende perché per secoli sia stata ritenuta una fortezza inespugnabile, tanto da essere proclamata nel 963 capitale del Regno Italico da Berengario II. Dal primo cortile si gode la vista sulla pianura a sud della rupe dove in lontananza si osservano calanchi e formazioni rocciose caratteristiche della zona di cui Francesco ci spiega l’origine geologica.

La rupe di San Leo, come altre formazioni ad esempio quella di San Marino, fa parte della cosiddetta Coltre della Val Marecchia , placche rocciose rigide appartenenti al dominio paleografico Epiligure, che galleggiano su terreni argillosi del dominio paleografico Ligure. Questa coltre gravitativa si è sovrapposta a quella marchigiana-romagnola durante l’orogenesi appenninica. La sovrapposizione di unità lapidee su terreni argillosi più erodibili ne favorisce l’erosione ad opera delle acque, creando una situazione di instabilità dei versanti.

Estratto Itinerari geologico-ambientali nella valle del Marecchia – https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/geologia/geologia/geositi-paesaggio-geologico/itinerari/Itinerari-valle-Marecchia

Il forte di San Leo è il più noto tra le decine di castelli e fortificazioni del Montefeltro, e deve la sua millenaria fama di inespugnabilità alla sua posizione, situata su una placca di calcarenite ed arenaria bordata da pareti sub verticali alte anche più di 100 metri e circondata da rilievi argillosi poco acclivi e forme calanchive. Negli ultimi 10 secoli, le pareti rocciose e le rupi della placca, così come tutta l’area circostante, sono state interessate da numerosi e ripetuti fenomeni franosi, spesso ricordati e descritti nei documenti d’archivio, a volte con dettagli e rappresentazioni grafiche (Fonte: https://www.geologiemiliaromagna.it/rivista/2013-48-49_Guerra.pdf).

La rupe di San Leo è inoltre attraversata da faglie e da una fitta maglia di fratture che, intersecandosi con i piani di stratificazione, identificano prismi rocciosi più e meno grandi, il cui distacco causa cadute di massi dalle dimensioni diversissime, sino a determinare colossali frane di crollo, come quella avvenuta il 27/02/2014. I crolli e l’instabilità generale della rupe sono favoriti dal fatto che al piede delle rocce fratturate affiorano le Argille Varicolori, su cui l’erosione e i fenomeni franosi tipo colamenti, privano le pareti della base d’appoggio. L’evoluzione di questi dissesti minaccia la stabilità del borgo fortificato e delle mura del castello, per cui la rupe di San Leo continua ad essere oggetto di studi e di interventi di consolidamento (Fonte: https://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/geositi/scheda.jsp?id=2145#:~:text=La%20rupe%20di%20San%20Leo%20%C3%A8%20l’esempio%20pi%C3%B9%20spettacolare,fortificato%20medioevale%20e%20del%20castello.).

Proseguendo la visita, salendo negli altri cortili da cui la vista spazia fino alla costa adriatica, siamo entrati nell’edificio principale che a partire dal 1200 con l’avvento della signoria dei conti di Montefeltro, poi divenuti duchi di Urbino, venne ampliato e abbellito. La magnificenza della rocca cessò nel 1631, quando con l’estinzione dei duchi, il territorio passò allo stato pontificio. La rocca venne adibita a carcere e nella sua cella più inospitale nel 1795 morì Giuseppe Balsamo più noto come Conte di Cagliostro figura enigmatica e controversa, medico, alchimista, avventuriero, massone; infatti oltre alle celle carcerarie, con gli inquietanti armamentari di tortura, nei piani superiori sono esposti gli strumenti e i materiali degli alchimisti e le tavole alchemiche.

La rocca mantenne la funzione carceraria fino al 1906 e vi furono imprigionati anche patrioti risorgimentali. 

La percezione già nel primo cortile evidenzia un disagio, un senso di nausea, che conferma  lo stato di instabilità della rupe come si evince dalla sua particolare conformazione geologica. Ormai persa l’ultima navetta che riporta al borgo siamo scesi lungo il sentiero pedonale per continuare nel pomeriggio la visita di San Leo. In particolare ci siamo soffermati nella Pieve preromanica dedicata all’Assunzione di Maria che la tradizione vuole abbia iniziato a costruire lo stesso San Leone. La parte più antica scavata nella roccia è il Sacello di San Leone a cui si accede da una porta esterna, all’interno reimpiegato nello strombo di una monofora si trova il fronte di un sarcofago forse antecedente all’VIII secolo, con la raffigurazione mistica di due pavoni. La chiesa ha una pianta a tre navate con le pareti esterne in blocchi di arenaria, mentre all’interno le colonne e i pilastri che le dividono sono elementi di reimpiego di epoca romana o tardo-antica, come i capitelli corinzi, che sormontano quattro delle sei colonne che si alternano ai sei pilastri. Nel presbiterio sopraelevato sulla cripta, è presente nell’incavo dell’abside centrale, un ciborio datato 882 d.C.  La caratteristica più sorprendente è comunque la facciata cieca a strapiombo sullo sperone a cavallo del quale è costruita la Pieve; si accede all’interno da due portali laterali sormontati da una loggetta cieca richiamo all’arte bizantino-ravennate. L’attuale assetto architettonico risale ai primi anni dell’anno mille quando venne quasi completamente ricostruita dopo un evento distruttivo, probabilmente un sisma.

Dal punto di vista energetico solo il sacello genera una sensazione di benessere, nella cripta si percepisce troppa umidità .  Quasi parallelo alla Pieve sorge poco distante il duomo in stile romanico-lombardo dedicato a San Leo consacrato nel 1173; fu edificato sull’area occupata da una precedente costruzione risalente all’VIII secolo di cui furono riutilizzati i materiali lapidei soprattutto marmi provenienti da un tempio romano di età imperiale. Quest’area era da sempre dedicata al culto, infatti sul fianco nord della cattedrale è presente una vasca lapidea che fungeva da ara sacrificale preistorica; salendo ancora un po’ si trova la  torre civica o campanaria sempre del XII secolo. Come la Pieve il portale d’ingresso è posto lateralmente sul fianco sud, dato che la facciata è posta su un  pendio scosceso.  Altre analogie: la pianta a tre navate con l’abside maggiore molto più ampia di quelle laterali, oltre alla presenza della cripta, la parte più antica e stilisticamente più pura della struttura romanica in cui è conservato il coperchio del sarcofago di San Leo, sul cui spiovente destro il santo incise il suo testamento spirituale.  Le tre navate sono separate da pilastri cruciformi alternati a colonne sormontate da capitelli corinzi del II secolo. Sono presenti singolari irregolarità come differenti livelli altimetrici nei basamenti e le finestre di sinistra che non corrispondono esattamente alle aperture speculari sulla parte destra. Le ricche decorazioni scultoree a bassorilievo, rappresentano animali, piante, fiori e simboli paleocristiani a manifestare la riscoperta della terra e la consapevolezza della bontà del creato. In particolare si distinguono l’uomo (telamone) e la donna incinta (cariatide) simbolo di umanità e fecondità.

Un ampio transetto, accessibile tramite un’elegante scalinata rinascimentale con balaustra, dove si trova l’altare si eleva notevolmente dalla navata a simboleggiare l’immagine biblica del monte dove avviene nella liturgia eucaristica l’incontro col Cristo. Questo schema medioevale delle tre chiese, cripta, aula dei fedeli e presbiterio accessibile solo al clero non è stato stravolto dal barocco a differenza di quanto è avvenuto per la maggior parte delle chiese romaniche.

Il duomo, la pieve e il convento francescano di Sant’Igne, che purtroppo abbiamo solo intravisto dato che è in restauro costituiscono un complesso monumentale religioso unico, testimonianza del ciclo romanico, dagli albori ( Pieve) fino ai primi accenni del gotico, presenti negli archi non più a sesto pieno delle navate laterali del Duomo.

La percezione energetica nel duomo è sembrata complessivamente buona.

Rientrati in albergo abbiamo concluso la serata con gli ottimi piatti tipici della zona.

Partenza per il Santuario della Madonna di Saiano che si erge su uno sperone di roccia alto 260 m s.l.m.. Scendiamo da Sant’Agata verso Nova Feltria, attraversiamo il Marecchia per poi risalire attraverso i boschi verso il Santuario. L’ultimo tratto lo percorriamo a piedi su un sentiero lungo il quale si trovano alcune tappe di preghiera e meditazione  a formare un itinerario spirituale per la salita. Il nome Saiano deriva da Saxum Jani , Sasso di Giano, facendo supporre la preesistenza di un tempio pagano in epoca romana. Il complesso è costituito da una chiesa dedicata alla Beata Vergine del Monte Carmelo, meta di pellegrinaggi sin dal 1300, una canonica e una torre circolare di datazione incerta (dal IX al XIV secolo), in origine con la funzione di avvistamento. La bellezza del panorama, e la luminosa giornata di sole infondono pace e serenità.

Francesco, della comunità religiosa Sposa di Sion che gestisce il santuario, racconta che oltre al culto mariano è molto forte la devozione popolare per la fecondità, infatti lateralmente al sagrato,  nella roccia è scavato un sedile che favorirebbe la gravidanza alle donne che vi si siedono.

In seguito ci fa visitare la torre in cui è stata ricavata la cella di un eremo su tre livelli che può ospitare una sola persona per un periodo di preghiera meditazione e silenzio, con la possibilità di partecipare ai momenti di preghiera comunitari del santuario. L’ospite religioso o laico è invitato ad autogestirsi per i pasti che può prepararsi nella piccola cucina con tutto l’occorrente ricavata nel primo vano, al secondo livello si trova un letto con un armadio, un tavolino, una libreria e un piccolo bagno, all’ultimo livello una piccola cappella per la preghiera. Alla fine facciamo incetta dei prodotti del santuario: miele, propoli, caramelle, oli e incensi.

Dalla terrazza sul retro della chiesa si gode la vista sul corso del Marecchia e percepisco un senso di distacco dalla vita quotidiana vorticosa e affannata e il desiderio di contemplazione.

Tra Montebello e Madonna di Saiano si osserva una articolata dorsale che dal crinale tra Uso e Marecchia si sviluppa in modo composito, con selle che ne interrompono la continuità, sino al fondovalle Marecchia. A nord le pareti rocciose segnano il passaggio tra la formazione epiligure di San Marino e le Liguridi sottostanti (Argille Varicolori della Val Samoggia), che in questa zona corrisponde a una superficie di accavallamento. Verso sud invece si osserva il passaggio stratigrafico alla Formazione del Monte Fumaiolo e alle Marne del Termina. Il contesto geologico è quello tipico della colata della val Marecchia. La propaggine di Madonna di Saiano è separata dal resto della dorsale tramite la vallecola del fosso Saiano e da coltri di frane complesse attive e quiescenti (Fonte: https://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/geositi/scheda.jsp?id=2139).

Fonte immagine: https://www.rivieradibellezza.it/emilia-romagna/percorsi-e-itinerari/trekking-montebello-saiano/

Nel pomeriggio ci dirigiamo al castello di Montebello, una poderosa rocca le cui fondamenta poggiano sulla cima del monte a 436 m, posta a guardia della via che collegava il Montefeltro alla Toscana.  La prima costruzione fu una torre a pianta quadrata di epoca romana (III secolo), poi inglobata nella struttura del castello costruito intorno all’anno mille, con funzione strettamente militare; infatti il nome deriva dal latino Mons belli  e per qualche secolo fu teatro di assedi e battaglie. Nella seconda metà del 1400 fu trasformato in residenza signorile quando i conti Guidi Di Bagno, tuttora proprietari, subentrarono ai Malatesta.

La fama del castello è  soprattutto legata alla leggenda di Azzurrina una bimba di cinque anni che, nel solstizio d’estate del 1375, sparì nel nevaio della fortezza rincorrendo una palla e non fu più ritrovata.  Azzurrina era Guendalina la figlia del feudatario, nata albina. La mamma cercava di tingerle i capelli per nasconderne la diversità che in quell’epoca era considerata uno stigma sociale, ma i capelli degli albini assorbono poco il colore e la chioma di Guendalina acquistava solamente dei riflessi azzurrati da cui deriva il nome. Il padre per proteggerla la faceva sempre seguire da due guardie, che riferirono di aver sentito un urlo provenire dalla ghiacciaia quando la bimba sparì. Da allora pare che ogni lustro nella notte del solstizio d’estate, si senta provenire dal cunicolo del nevaio lo stesso urlo.  La leggenda continua fino ai nostri giorni, infatti nel solstizio d’estate del 1990 una troupe di fonici fece delle registrazioni con apparecchiature che catturarono tutte le frequenze; ogni cinque anni vengono ripetute e proposte all’ascolto dei visitatori, lasciando libera interpretazione.

Effettivamente possono essere un po’ inquietanti, anche perché in alcuni anni le condizioni atmosferiche sono avverse. Dopo aver completato il giro del castello ammirando una collezione di mobili, forzieri, cassapanche e bauli risalenti anche al 1300 e visto l’ingresso del famigerato nevaio, ci siamo diretti verso Torriana. Nei pressi di una cava il nostro geologo Francesco ci ha mostrato un affioramento di gessi. Si tratta di un piccolo lembo di gesso selenitico messiniano, tettonicamente compreso nelle Liguridi della colata della val Marecchia, interessato da attività estrattiva, dove affiora una parte della successione evaporitica con elementi di interesse stratigrafico e sedimentologico. Lungo il fronte di cava affiorano 3 banconi di gesso selenitico, nei quali si osservano grandi cristalli a coda di rondine separati da strati sottili di peliti bituminose. Sono la testimonianza di tre cicli evaporitici, di cui il secondo è attraversato da una superficie di dissoluzione. Il ciclo superiore è quello di maggiore spessore, in totale 15-20 m, troncato al tetto da una superficie di dissoluzione molto marcata con morfologie riconducibli a un paleocarsismo di età non precisabile. Il ciclo intermedio è composto da 5 m di gesso selenitico con i geminati a coda di rondine che crescono a partire da un livello di gessoruditi fini, a loro volta giacenti con contatto erosivo su peliti scure. E’ l’unica cava attiva in Emilia Romagna ad estrarre ancora gesso selenitico a grandi cristalli, a scopo ornamentale (Fonte: https://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/geositi/scheda.jsp?id=2139).

Abbiamo concluso la serata con l’ultima cena di piatti tipici all’osteria del Falcon.

E’ arrivato l’ultimo giorno e siamo tutti dispiaciuti di doverci salutare.

Dedichiamo la mattinata alla visita di Sant’Agata partendo dal Convento di San Girolamo costruito nel 1500 per ospitare i padri della congregazione. Dal 2008 ospita il Museo delle Arti Rurali ricchissimo non solo di strumenti, suppellettili e manufatti della civiltà contadina, ma anche di collezioni di orologi, apparecchi radio, macchine fotografiche e macchine manifatturiere. Nelle varie sale sono ambientate un’aula scolastica della metà del secolo scorso, un’osteria, una cantina, laboratori di ebanisteria e stamperia. Sono presenti anche oggetti di Arte Sacra, paramenti e suppellettili provenienti dalla chiesa e dal convento. La chiesa annessa al convento è dedicata alla Beata Vergine delle Grazie e custodisce una bellissima pala d’altare che raffigura la Vergine col Bambino e ai lati genuflessi San Girolamo e Santa Cristina, e anche l’immagine della Madonna di Fontescarino venerata nella chiesa del vecchio convento da cui si trasferirono i frati quando a causa di una frana venne distrutto. Foto

Abbiamo poi proseguito per salire alla Rocca Fregoso che domina Sant’Agata dal Sasso del Lupo o Pietra Anellaria, una rupe di arenaria marnosa grigia, a strapiombo per tre quarti del perimetro, su cui fu costruita intorno all’anno mille dalla famiglia Cavalca dei Conti di Bertinoro che governarono fino al 1100. Con l’estinzione del Casato la roccaforte passò a diverse famiglie nobiliari, Guidi, Tarlati, Brancaleoni, Malatesta e infine ai Montefeltro che nella seconda metà del 1400 iniziarono a rimodernarla trasformandola da baluardo militare a dimora accogliente.  Alla fine  del 1500 la rocca subì ulteriori trasformazioni, venne sopraelevata di almeno due livelli e arricchita con opere d’arte, grazie alla famiglia genovese Fregoso. Nel 1781 venne trasformata in convento.

Nel 1835 il crollo della parte alta del Mastio Maggiore rese necessari lavori di restauro. Ulteriori dissesti del masso di arenaria, su cui è costruita la rocca, culminarono nel 1961 con il distacco di un enorme masso roccioso che ne rese instabile il cantonale nord. Gli ultimi restauri risalgono ai primi anni del 2000.  Attualmente il castello è famoso come Rocca delle Fiabe infatti è sede di istallazioni multimediali che in quattro sale raccontano il mondo della fiaba.

La percezione del luogo per quanto mi riguarda non è stata possibile a causa dell’eccessivo affollamento dovuto alla sagra del tartufo che ha fatto disperdere anche il nostro gruppo e dopo essere stati alla rocca, Francesco, Daniela ed io abbiamo deciso di rientrare a Mantova. Dopo aver salutato Cristina e Luca e Paola e Alberto,  ritrovati in mezzo alla ressa, ci siamo diretti verso la macchina attraversando di nuovo il mercato denso di profumi e umori alimentari.

Un ultimo sguardo a Sant’Agata lo diamo visitando il teatro Angelo Mariani costruito nel 1723, ricavandolo dal piano terra del Palazzone, un edificio pubblico commissionato nei primi anni del 1600 da Orazio Fregoso.  La sala è il teatro in legno più antico d’Italia, una graziosa bomboniera che Vittorio Gasmann scelse per registrare il programma televisivo Gasmann legge Dante.

Se non ci fosse stata tutta questa folla avremmo potuto approfondire la visita di Sant’Agata Feltria .

Durante il viaggio di ritorno arrivano le foto di Susanne e Rafael che sono andati a visitare il museo minerario Sulphur,  i messaggi di saluto di Francesco e Rebecca….. e anche il meeting Gea 2024 volge al termine.

SENTIRE LA TERRA

Dal Castello di Montorio al Menhir neolitico (PILOTON) passando per la Fontana delle streghe

FONTE IMMAGINE: https://daily.veronanetwork.it/news/anche-questanno-il-piloton-accoglie-lalba-del-solstizio-destate/

Conducono: Pier Prospero, dottore in architettura ed esperto in analisi energetica dei luoghi dell’Istituto GEA e Marilinda Residori, trainer counselor somatorelazionale esperta in Autoregolazione Bioenergetica

È necessaria solo l’iscrizione inviando una mail a: pierprospero@gmail.com

Il percorso percettivo è aperto a tutti, previa iscrizione, ed equivale a una conferenza divulgativa, perciò ogni partecipante è in tutti i casi responsabile per se stesso e per eventuali minori a suo carico. Gli organizzatori declinano qualsiasi responsabilità in caso di danni materiali o furti.

FONTE IMMAGINE: https://www.montorioveronese.it/90815/

Venite con noi nei pressi di Verona per per un’esperienza impagabile all’insegna della conoscenza e della percezione dello scambio energetico dei luoghi che si instaura tra il territorio e le persone.

CORSO BASE di GEOBIOFISICA e GEOBIOLOGIA ad Albugnano (AT) – 14/15 SETTEMBRE 2024

Propedeutico al corso avanzato

Il Corso Base ad Albugnano, presso la Canonica di Santa Maria di Vezzolano, è l’approccio più completo ai fondamenti della Geobiologia e della Geobiofisica, prima del corso avanzato. Nel suo svolgimento si prevedono lezioni teoriche, che introducono tutti gli argomenti del corso avanzato, e prove pratiche atte a portare i corsisti a valutare le proprie capacità percettive in relazione alla geologia del luogo.   

La parte teorica si svolgerà in una struttura attrezzata per convegni (presso Az. Agricola Sperimentale di Vezzolano), mentre la parte esperienziale si svolgerà all’aperto, in un percorso che si estende lungo la strada ed i sentieri nei pressi della Canonica di Santa Maria di Vezzolano e all’interno della chiesa stessa e del chiostro.

E’ infatti prevista una passeggiata a tappe, in un paesaggio molto gradevole. Si tratta di un percorso percettivo-esperienziale dove sarà possibile vivere in prima persona l’interscambio energetico tra il substrato geologico e noi stessi, cioè sarà possibile percepire “l’energia del luogo” in alcune sue diverse manifestazioni. Al termine della passeggiata si potranno trarre le conclusioni confrontando la geologia del sito e lo scambio energetico percepito da ognuno.

Il complesso architettonico romanico riveste una grande importanza storica, nazionale ed internazionale. La Canonica di Santa Maria di Vezzolano è stata ufficialmente inserita, nel settembre 2008, nel progetto dei percorsi europei della Transromanica, Associazione Internazionale riconosciuta dal Consiglio Europeo come “Major European Cultural Route”, che ha l’obiettivo di preservare il patrimonio romanico europeo e di diffonderne la conoscenza.

Condurranno il Corso Base tre esperti in analisi elettromagnetica dei luoghi dell’Istituto GEA: Mariangela Migliardi, Cristina Rovano, Marino Zeppa.

PROGRAMMA

Sabato 14 settembre 2024 – dalle ore 9,30 alle 18,30

 9,30 – 10,00: registrazione degli iscritti e consegna dei materiali didattici.

10,00 – 12,30: presentazione dell’Associazione/Istituto GEA e del Corso Base.

Lezione teorica su geobiofisica, geobiologia ed elettrobiologia.

12,45 – 14,00: pranzo leggero al punto ristoro presso parcheggio Canonica.

14,15 – 15,30: presentazione del percorso di percezione geobiofisica con l’inquadramento della

Geologia del luogo. 

15,30 – 16,00: esercizi di autoregolazione energetica per il radicamento e la percezione.

16,00 – 18,00: ricerca campi tecnici del trasformatore nascosto;

prova della ricerca dell’acqua all’aperto, nei pressi di un pozzo.

18,00 – 19,00: discussione sui risultati delle prove individuali  

20,00 – 22,00: Cena in Agriturismo “Le Rondini” – Primeglio (Passerano Marmorito).

Domenica 15 settembre 2024    dalle ore 8,30 alle 17,00

8,30 Colazione presso il B&B Lo scudiero

9,00 Spostamento verso il luogo di partenza del percorso a VEZZOLANO

9,30 –10,00: esercizi di autoregolazione energetica per il radicamento e la percezione.

10,00-13,00: inizio esperienza lungo il percorso individuato, percezione campi energetici di faglie,

acqua sotterranea scorrente in frattura e altri punti significativi.

Visita e percezioni alla Chiesa di Santa Maria di Vezzolano e al chiostro.

13,00- 14,00:  pranzo leggero al punto ristoro presso parcheggio Canonica 

14,00-15,30:   prosecuzione percorso e punti di percezione

15,30 – 16,30: condivisione dei risultati e delle esperienze dei presenti e discussione sui risultati

16,30-17,30: conclusione del Corso, discussione sui risultati del test per permettere l’autovalutazione e consegna degli attestati di partecipazione, che danno l’accesso alla prossima edizione del Corso Avanzato di analisi geobiofisica e geobiologica dei luoghi.

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Indicazioni per l’iscrizione

Il Corso Base è riservato ai soci dell’Associazione “GEA, Geobiologia e Ambiente” pertanto per partecipare è necessario essere iscritti all’Associazione ed essere in regola con il versamento della quota per l’anno 2024 di Euro 30.

Per info sul CORRISPETTIVO DELLE SPESE del corso base scrivere a gea@geobiologia.it

Per l’iscrizione, da effettuarsi entro la fine di agosto, inviare un whatsapp al Cell. 333 6637264 (Mariangela) o un e-mail a mariangela.migliardi@gmail.com. Sarete ricontattati al più presto.

Indicazioni per il pernottamento

B&B “Lo Scudiero” – Passerano Marmorito, Borgata Boscorotondo

Cell. 333 891 4751

Costo camera singola Euro 40,00; camera doppia Euro 70,00.

Prenotare direttamente il pernottamento citando l’Associazione  GEA e il Corso presso Santa Maria di Vezzolano

Poiché l’astigiano nel mese di settembre è molto frequentato per rinomati eventi enogastronomici, è necessario prenotare la struttura ricettiva al più presto, e comunque entro la fine di agosto. In caso contrario sarà necessario ricercare un’altra struttura.

Segnalare alla struttura eventuali intolleranze alimentari, per una migliore colazione.

Anche all’Associazione GEA segnalare le eventuali intolleranze alimentari, etc., al fine di organizzare al meglio la cena del sabato in agriturismo “Le Rondini” a Primeglio di Passerano Marmorito.