Resoconto giornata associativa 2024 – La Sacra di San Michele

Sacra San Michele, Monastero, Torino

di Cristina Rovano

Sabato 13 aprile 2024 ho coronato un piccolo sogno.

Come piemontese, ho vissuto diversi anni in bassa Valle di Susa, dove il panorama quotidiano non può prescindere dall’imponente presenza della Sacra di San Michele. Sabato, sono finalmente andata alla Sacra insieme ad un cospicuo numero di amici dell’Istituto Gea, la nostra associazione di geobiologi.

Amici non solo piemontesi, alcuni sono arrivati dalla Lombardia, dal Veneto, dalla Liguria. Al mattino si è svolta l’assemblea annuale, in centro città, presso il mio studio, poi, a differenza degli altri anni, non abbiamo proseguito con il pranzo a Torino e con la percezione di alcuni punti della Torino “magica”, bensì abbiamo preso la metropolitana per spostarci in direzione della Sacra, ad ovest, al capolinea Fermi di Collegno. Qui un piccolo ristorante di cucina vegetale dalle portate gustose e abbondanti è stato lo sfondo del nostro pranzo sociale e l’occasione di conoscere le nostre guide, Enrico e Monica, che ci avrebbero regalato un punto di vista differente da quello che si legge sulle guide turistiche. Dopo dolce e caffè, abbiamo raggiunto le auto che ci aspettavano al parcheggio già dal mattino e ci siamo messi in viaggio verso la destinazione pomeridiana. Arrivati fin dove è consentito con i mezzi, ci siamo avvicinati a piedi all’Abbazia di San Michele della Clusa, nome corretto dell’edificio. Ricordo quando, alcuni anni fa, sono salita a piedi da Sant’Ambrogio alla Sacra, percorrendo una delle due antiche mulattiere che si inerpicano sul monte Pirchiriano. Per raggiungere i luoghi dell’arcangelo Michele occorreva faticare parecchio.

Era un po’ come doversi meritare il paradiso.

Nel tragitto a piedi abbiamo notato le rocce del monte, soprattutto quelle di un colore verde intenso, più scuro e più chiaro. Sono rispettivamente serpentiniti e pietre verdi, entrambe metamorfiche di origine magmatica provenienti le prime dal mantello e le seconde dalla dorsale oceanica.

Immagine tratta dal dossier didattico Sacra Natura della Sacra di San Michele curato da Meridiani, società scientifica (www.imeridiani.net) per conto della Regione Piemonte

Sono rocce antiche, di 150-200 milioni di anni fa, quando le Alpi non erano ancora formate e vi era invece la presenza dell’Oceano Ligure Piemontese, che divideva l’antica Africa dall’antica Europa. A causa dei movimenti tettonici, le due placche continentali iniziarono ad avvicinarsi finchè, a partire da circa 80 milioni di anni fa, dal loro scontro si sollevarono le Alpi. È quindi diffuso trovare nelle rocce alpine tracce dell’ oceano scomparso e delle placche Paleo-Europea e Paleo-Africana. 

La prima tappa percettiva è stata ai resti di quell’edificio chiamato Sepolcro dei Monaci, che però è privo di sepolture. Un edificio a pianta ottagonale precedente alla Sacra, che si ergeva qualche metro più in basso. Sull’ottagono si leggono ancora le tracce di otto cappelle, quattro a pianta semicircolare e quattro a pianta quadrata, disposte in modo alternato. La parte più conservata è quella verso est.  Appena entrati in quella che era la zona della costruzione si è percepita chiaramente l’emissione forte di quel luogo. Il corpo ha iniziato a formicolare. Un punto particolare è quello che si trova nella cappella alla sinistra della parete ancora in piedi, dove alcuni di noi hanno concordato sulla presenza dell’emissione di una spirale. 

Lasciatoci alle spalle il “sepolcro” ci siamo diretti verso la porta del complesso monastico. Dalla porta fino all’ingresso della chiesa ci sono 202 gradini, contati durante la salita. Una sosta per ammirare la recente statua di San Michele e la facciata della chiesa, illustrate da Enrico, ha spezzato la salita.  Da questo punto si coglie la grandezza della costruzione romanica, il cui ingresso è dallo stesso lato dell’abside. È un caso raro, forse unico, in cui facciata della chiesa ed abside sono entrambe rivolte ad est. È possibile perché si trovano su due piani a quote altimetriche differenti: sembra quasi che la facciata regga l’abside.

In effetti quest’opera ardita è stata realizzata sulla punta del monte Pirchiriano, allargando la base d’appoggio grazie alla realizzazione di un basamento a sbalzo rispetto al profilo del monte e sostenuto da un pilastro in pietra alto diversi metri. Il basamento regge quindi la chiesa al di sopra, mentre al di sotto contiene al suo interno il famoso Scalone dei Morti, una scala lunga e ripida che consente di colmare il dislivello tra l’ingresso posto in facciata e il piano di costruzione della chiesa. 

Lo scalone dei Morti, che questa volta si erge davvero nel luogo di sepoltura dei monaci, appare come un grande tunnel al cui fondo si vede la luce. È l’ultimo sforzo per raggiungere il luogo sacro, al quale dà accesso attraverso l’altrettanto famoso portale dello Zodiaco, chiamato così perché vi sono scolpiti i segni zodiacali. Visto dall’alto lo scalone dà la sensazione di un luogo dal quale si viene espulsi con fatica, come durante un parto. Forse non a caso su uno dei capitelli di sinistra delle colonne che fiancheggiano il portale è rappresentata una sirena bicaudata (sirena con due code). Una rappresentazione che abbiamo già trovato in altri siti a rappresentare la presenza di acqua, la fertilità, il parto.

Eccoci pronti per entrare in chiesa.

All’interno l’atmosfera è sempre emozionante e mi riporta ad una messa di mezzanotte di un Natale di tanti anni fa, quando ancora nevicava la Vigilia e la Sacra era meta difficile da raggiungere con la neve, ma le condizioni delle strade non scoraggiavano nessuno. Dalla Chiusa, Chiusa di San Michele, un paese all’ombra del Pirchiriano, partiva anche una fiaccolata che raggiungeva il luogo sacro per l’evento. 

In chiesa abbiamo percepito l’emissione energetica della faglia e delle diverse fratture  e dislocazioni che attraversano la navata. Purtroppo non sono cartografate, anche se ben percepibili. Il punto di più elevata intensità è quello in corrispondenza delle cappellette sottostanti, luogo sacro antecedente l’attuale costruzione.

Non abbiamo individuato alcuno scorrimento idrico e le persone presenti erano troppo  numerose per poter effettuare una ricerca dei campi reticolari. Il tempo è passato molto velocemente ed è arrivata l’ora di lasciare la chiesa. All’esterno però c’è stato ancora il tempo di goderci il panorama dalla terrazza e di avvicinarci alla torre della bell’Alda. Poi a malincuore ci siamo diretti verso l’uscita e poi verso il parcheggio. 

Anche l’avventura alla Sacra si è conclusa, in questa giornata quasi estiva che il tempo ci ha regalato dopo tante di pioggia. Ci siamo salutati con gli occhi che brillavano, pensando già alla prossima occasione per ritrovarsi, in qualche altro posto meritevole di una visita “percettiva” da condividere.

Dal 26 al 29 ottobre 2023 si è svolto il Meeting Associativo “Tuscia tra mistero magia e mostri”

Scritto dai partecipanti al meeting sociale GEA del 2023

Giovedì 26 ottobre – L’arrivo nella Tuscia

Finalmente si parte! Pier inizia il viaggio da Verona e raggiunge Antonella a Mantova per proseguire insieme; Cristina e Luca partono da Torino e incontrano Mariangela ad Alessandria; per Francesco, Rebecca, Adele e il piccolo Amedeo il viaggio è più breve, arrivano da Sinalunga in provincia di Siena, mentre Susanne e suo figlio Rafael aspettano impazienti già a Bomarzo. E intanto la chat su whatsapp creata per il meeting sociale 2023 si riempie di domande: ”A che punto siete?”, “A che ora arrivate?”, “Noi siamo a metà strada… Voi dove siete?”

E poi l’incontro nell’agriturismo prescelto, il Poggio degli Ulivi, tra sorrisi, emozioni, aspettative. E la prima cena insieme in un localino di Bomarzo. Si mangia bene da queste parti! Il primo assaggio è stato ottimo.

Venerdì 27 ottobre – Viterbo e le terme romane

Il vento soffia tutta la notte a pieni polmoni e la mattina una pioggia incalzante ci fa dubitare di riuscire a goderci la giornata all’aperto. Che si fa? In un attimo cambiamo i programmi, invertendo il programma di venerdì con quello di sabato. Risolto. Andiamo oggi alle terme e a visitare Viterbo, dove vi è la possibilità di un tour nella città sotterranea, in modo da non stare troppo all’aperto e riscaldarci alle terme. Partiamo con costume e accappatoi al seguito, ma è bastata qualche telefonata durante il viaggio per comprendere che le agognate Terme dei Papi dispongono soltanto di vasche all’aperto. Pazienza. Rinunciamo al relax termale al caldo e ci dirigiamo verso Viterbo, che ci accoglie, fuori dalle mura, con la statua di un gigante che sprofonda nel terreno. Bel biglietto da visita!
La città è situata su di un’area in cui affiorano travertini circondati da depositi di colata piroclastica. La zona di Viterbo rientra in una vasta area che, dopo essere stata interessata dalle fasi di tettonica compressiva responsabile della strutturazione della catena e dell’impilamento delle principali unità tettoniche*, è stata coinvolta nella dinamica distensiva del Pliocene medio e nel sollevamento della Toscana meridionale e del Lazio settentrionale (Baldi et alii, 1974). L’assetto strutturale del substrato è legato in prevalenza alla tettonica compressiva tardo miocenica responsabile del sovrascorrimento (faglia compressiva) della Falda Toscana sulla Serie Umbro Marchigiana. Ne consegue che al di sotto dei Distretti Vulcanici Cimino e Vicano risulta un sistema a pieghe e faglie (Nappi et al.). Le fasi tettoniche successive, di natura distensiva, del Pliocene inferiore (tra 5,3 e 3,6 milioni di anni fa) hanno disarticolato le strutture precedenti in horst e graben (porzioni di crosta terrestre relativamente rialzata e abbassata a causa di un sistema di faglie dirette in regime tettonico distensivo). A partire dal Pleistocene inferiore (tra 2,5 e 1,8 milioni di anni fa) l’azione di tali faglie ha determinato condizioni favorevoli allo sviluppo di attività vulcanica lungo il margine tirrenico con l’attivazione di diversi centri e distretti vulcanici. Quest’ultime sono inoltre le vie preferenziali per la risalita delle acque calde, risultanti da una circolazione geotermale profonda o controllata dal vulcanismo.

*estratto da “I depositi carbonatici di travertino situati nella zona L’asinello (Viterbo)” di Sensi Stefano.

Questa conformazione geologica giustifica le nostre sensazioni. È proprio vero che in un luogo bisogna esserci nati per riuscire a non avere problemi! Noi “forestieri” fatichiamo un po’ a gestire sia la spinta compressiva presente in città, che si fa sentire sui nostri diaframmi e sui muscoli pettorali, sia la presenza delle faglie distensive che ci provocano reazioni come gambe molli e sensazione di sprofondamento. La somma delle due è uno stato inconsueto che si traduce in un malessere diffuso. Tuttavia non ci lasciamo demoralizzare e decidiamo di andare a percepire a qualche metro di profondità sotto la superficie del suolo. La nostra guida ci conduce anche nella sede dei Templari, ordine ancora attivo a Viterbo, con la sorpresa di noi tutti.

Qui il piccolo Amedeo muove i suoi primi passi in piena autonomia! Ad amplificare le nostre sensazioni va aggiunto anche il colore del materiale da costruzione, il tufo, di un ocra molto scuro. Siamo in presenza di un materiale che in prevalenza assorbe nel visibile e quindi è scarsamente riflettente e non dona luce all’ambiente, mentre riflette nell’infrarosso, regalando un po’ di calore a chi vi si accosta.

Pranzo delizioso in piazza della Morte (poniamo sempre una particolare attenzione alla toponomastica dei luoghi) e poi ci dirigiamo lungo la Cassia, dove ci sono i resti di una serie di terme di epoca romana. Ne vediamo una dalla strada, in mezzo ad un campo agricolo, dalla struttura ancora ben riconoscibile e decidiamo di fermarci. Mentre ci confrontiamo sulle sensazioni del luogo, molto diverse da quelle provate a Viterbo, dall’alto del suo trattore ci viene incontro il proprietario del terreno che stava lavorando la terra. Ci affrettiamo a scusarci per la nostra presenza nel terreno di sua proprietà quando lui, incuriosito dalle nostre bacchette da rabdomante, comprende che siamo lì per cercare l’acqua termale e si offre di condurci nei punti dove ha ingaggiato altri rabdomanti per individuare l’acqua termale, così si crea l’occasione per confrontare i dati da noi raccolti (profondità dell’acqua, temperatura, ecc.) con quella di altri colleghi che hanno indagato il luogo prima di noi. È entusiasmante incontrare perfetti sconosciuti che apprezzano il nostro lavoro, disponibili a interloquire, a scambiare informazioni e soprattutto di mentalità aperta. Questo meeting sociale promette incontri interessanti!

Torniamo molto soddisfatti a Bomarzo per una cena in un altro locale, questa volta nel centro storico della piccola cittadina.

Sabato 28 ottobre – La “piramide” e il Parco dei Mostri

Oggi il sole splende! La temperatura è eccezionale e assolutamente adatta ai nostri programmi. Stiamo per incontrare una guida locale che, gratuitamente, ci accompagna alla cosiddetta “piramide”. Si tratta di Salvatore Fosci, colui che si è occupato di ripulire il monumento dalle erbe infestanti e lo ha riportato alla luce. Ha anche scritto un libro, Vulcano Nascosto, edito dalla Stamperia del Valentino, e oggi è qui per noi. È il secondo personaggio interessante di cui ci fa dono questo meeting.

Ci accompagna in una escursione nel bosco, denominato anche “bosco sacro” per gli innumerevoli siti cultuali che racchiude, passando inizialmente per una “via cava”, cioè scavata a trincea, e non manca di illustrarci le diverse fasi di escavazione nelle varie epoche grazie all’esperienza maturata sotto la guida del padre scalpellino nell’osservazione della diversa lavorazione delle pietre.

Dopo quasi un’ora eccoci alla meta. La “piramide” è singolare, un manufatto davvero inconsueto che ci rendiamo subito conto essere situato in un luogo particolare dal punto di vista energetico.

In realtà si tratta di un masso ciclopico di Peperino, franato da monti un tempo più alti, nel quale alla base sono state scavate delle rientranze e sulla facciata sono stati intagliati scalini che permettono l’accesso alla sommità. Anche se il manufatto è comunemente denominato “piramide etrusca” è stato sicuramente utilizzato dai vari popoli che si sono succeduti nel territorio. Alcuni studiosi ipotizzano un utilizzo sacro già all’epoca della civiltà Rinaldoniana, (3.000 anni a. C.), per poi essere utilizzato anche in epoca etrusca, romana e medievale. Le nostre percezioni, suffragate da esperienze in altri luoghi con caratteristiche simili, propendono per questa ultima ipotesi. Pier ne è convinto per la sua conoscenza della religione neolitica della Grande Dea e per le percezioni e visioni avute sulla piccola terrazzatura sommitale. L’impressione di tutti è quindi che non si tratti di una realizzazione etrusca, bensì molto precedente e che sia stata dedicata alla dea Madre. Inoltre quanto da noi rilevato e percepito sulla sommità rende impossibile accettare l’idea che i celebranti si rivolgessero a nord-ovest e alle divinità degli inferi, come si legge nelle guide locali e su Internet.

Alla base non si sta benissimo poiché si avverte una leggera spinta compressiva, però sulla piccola area spianata alla sommità si percepisce un’emissione energetica molto piacevole e rara che fa sciogliere le tensioni diventando curativa e in una ristretta area circolare provoca persino l’impressione di sollevarsi.

Difficile staccarsi da questo luogo magico, ma… è quasi ora di pranzo e la fame inizia a farsi sentire.

Nel primissimo pomeriggio ci dirigiamo al Parco dei Mostri, conosciuto anche come Sacro Bosco, un grande giardino cinquecentesco ideato dall’architetto Pirro Ligorio (noi alla fine della visita abbiamo pensato che il progetto sia stato fatto su direttive impartite dalla moglie del Principe Orsini, Giulia Farnese poiché è evidente il riferimento ai temi dell’antica religione della Dea) e realizzato su commissione del Principe Pier Francesco Orsini. Due statue raffigurano lui e la moglie, rappresentati come coppia di piccoli orsi, in linea con il loro cognome. Altre statue rappresentano più in generale il Maschile e il Femminile. Come spesso accade il Femminile, cioè la Madre Terra, è rappresentato nelle tre forme della Dea: vergine, madre e anziana. In altre sculture il Maschile è rivolto al Femminile esplicitando che è la natura femminina che sta al comando per una legge naturale. Inoltre, vi sono riferimenti ai lutti causati dalle guerre con accenni contro la violenza. Messaggi decisamente contrari alle idee e alle convenzioni sociali dell’epoca, non per nulla dopo la morte del Principe Orsini il Bosco Sacro è stato abbandonato e si è cercato persino di cancellarlo. Per fortuna Goethe l’ha riscoperto.

Per tornare alle nostre percezioni geobiofisiche, l’esperienza che più ci colpisce avviene entrando nella casa pendente. Cosa volevano comunicare gli Orsini con l’eccentrica realizzazione di una casa pendente? La nostra ipotesi è che volessero evidenziare come le persone, in particolare quelle benestanti, si adattino alla stortura della società finendo per credere di essere dritti, quando invece vedono distorta la realtà. Forse la stortura riguarda anche il rapporto tra Maschile e Femminile dove il maschio vuole prevalere sulla femmina, cosa che non accade in natura, ad esempio proprio nelle coppie di orsi!

Mentre Pier e Francesco stanno utilizzando il pendolo dentro la grande stanza di accesso, Luca e Cristina li osservano con attenzione a poca distanza e si accorgono che il pendolo non cade sulla verticale, ma assume una posizione deviata di qualche centimetro. Avvisano subito Pier, Francesco e gli altri. La prima ipotesi è però che il fenomeno sia un effetto ottico, dovuto al fatto che il pavimento, le porte, le finestre e i muri della casa sono tutti inclinati. Ma c’è chi non è convinto e propone di andare all’esterno per verificare, così con grande sorpresa notiamo che in corrispondenza del muro di facciata dell’edificio il pendolo si inclina e più la corda che lo regge è lunga più è evidente il fenomeno. Le nostre percezioni corporee mettono in luce la presenza di una spinta orizzontale che inizia proprio in quel punto. Chi ha realizzato la casa pendente ha sfruttato la spinta geologica per amplificare la sensazione che la casa respinga chi vuole entrare e spinga verso l’esterno chi è dentro. Complimenti!

Nel punto dove proviamo a percepire la spinta è talmente forte da prevalere sulla forza di gravità e sposta lievemente il pendolo dall’asse verticale. Succede anche a noi ma non ce ne rendiamo conto perché correggiamo in automatico la nostra posizione. Siamo tutti attoniti e lo sono anche i passanti che ci vedono sperimentare la situazione. Tra questi si fa avanti un ascensorista, il terzo personaggio di cui ci fa dono il meeting, dicendo di essere abituato per lavoro a usare il filo a piombo in modo professionale e ci chiede di prestargli il pendolo perché vuole provare personalmente. Il risultato che ottiene è identico al nostro e questo ci conforta, poiché non c’era ancora mai successo di osservare una deviazione del pendolo rispetto alla verticale gravitazionale causata dalla forza orizzontale di una spinta geologica.

Non si finisce mai di imparare!

Un’altra sensazione interessante l’abbiamo provata entrando nella bocca del “mostro” scelto a icona del Parco. La grande bocca spalancata pare invitare a entrare invece si fa una certa fatica a salirvi e quando si è dentro si ha la netta sensazione di essere spinti fuori. Un leggero malessere allo stomaco fa associare a questa spinta i conati del vomito. Usciamo velocemente, prima che sia troppo tardi, però il messaggio implicito nell’uso dell’energia tettonica colpisce e ci lascia perplessi.

Dal punto di vista geomorfologico, l’area del Parco dei Mostri corrisponde a un vasto corpo di frana ormai stabilizzato. Dall’ammasso roccioso di ignimbrite (roccia compatta generata da un flusso piroclastico) sul quale sorge l’abitato di Bomarzo, si sono staccati i blocchi rocciosi utilizzati per scolpire i “mostri”. Analizzando un estratto della carta geologica d’Italia (Viterbo Foglio 345) è possibile notare come l’area in esame sia bordata da faglie dirette le quali potrebbero confermare l’ipotesi che abbiamo avanzato in corrispondenza della casa pendente, tramite la presenza di faglie minori, dette vicarianti, a esse collegate e non riportate sulla mappa.

Infatti Mattias (1966) segnala nell’area viterbese la presenza di un sistema di faglie individuate con metodi geofisici, riportate anche nella allegata cartografia, in corrispondenza dell’allineamento delle sorgenti termali e delle placche di travertino, la cui direzione è all’incirca N-S e che danno luogo a un rigetto complessivo, ottenuto sempre mediante metodi sismici, dell’ordine di 500-600 m. Anche la giornata di oggi volge al termine e decidiamo di acquistare un po’ di provviste in un piccolo supermercato di Bomarzo e di cucinare qualcosa nelle cucine dei nostri appartamentini per poi condividere tra tutti la cena nell’appartamento più grande. Una festa è proprio quello che ci vuole!

Domenica 29 ottobre – La città che muore e il rientro a casa

Preparati i bagagli ci spostiamo verso Civita di Bagnoregio. Edificata su un banco tufaceo sovrastante il basamento argilloso, il borgo è conosciuto come “La città che muore” proprio per i crolli causati dai lenti movimenti superficiali diffusi nella coltre d’alterazione delle argille sabbiose, poco consistente e satura d’acqua a seguito di precipitazioni intense e prolungate. Infatti, la mobilizzazione della parte alta dei versanti argillosi causa lo scalzamento alla base della rupe tufacea, con conseguente tendenza a crolli e ribaltamenti di porzioni della rupe stessa. Per raggiungerla attraversiamo a piedi il lungo ponte che la collega al versante opposto della vallata. Il panorama è davvero suggestivo! La città è molto turistica, piena di negozietti e localini. La attraversiamo da nord a sud e da est a ovest, facendoci largo tra la folla di visitatori, per valutare in ogni luogo le nostre sensazioni. Ci accomuna una decisa sensazione di instabilità e disequilibrio, accompagnata da giramenti di testa. Ai bordi dello sperone la sensazione si accentua sensibilmente rispetto al centro della conformazione geologica, ma ovunque sembra proprio di trovarsi a bordo di una nave in porto, che oscilla lentamente confermando ai passeggeri di non trovarsi sulla terra ferma. La sensazione è dovuta alla percezione sottile e quasi inconscia dello scivolamento degli strati geologici che stanno sotto i nostri piedi.

È mezzogiorno, il viaggio di ritorno è lungo e purtroppo non c’è tempo per un ultimo pranzo insieme. A malincuore, dopo lunghi abbracci di commiato, ognuno di noi riprende la strada del ritorno. Durante il viaggio di rientro la chat del meeting si riempie di fotografie dei giorni trascorsi insieme e di avvisi: “Noi siamo a metà strada… Voi dove siete?”

Sabato 4 novembre SENTIRE LA TERRA TRA LE COLLINE DI FREGONA

Seminario di geologia percettiva aperto a tutti

A Fregona, nella cornice delle sue colline,  viene organizzato un Seminario di Geologia Percettiva ossia andare a cogliere con lo strumento più sofisticato di cui disponiamo – noi  stessi – il continuo interscambio energetico tra la Terra e l’Uomo.

Saremo introdotti agli aspetti fondamentali di Geologia e Geomorfologia.  Scopriremo il significato di anomalia geologica e stress tellurico; Gaia, la Terra, il nostro pianeta, si svelerà a noi come un essere vivente che cercheremo di percepire attraverso l’affinamento dei nostri sensi.

Il Laboratorio è un ponte tra il sapere geologico e geofisico attuale e la percezione personale e biologica del diverso scambio energetico del terreno nella varie situazioni geologiche e dei suoi differenti effetti sulle persone. Introduce alla consapevolezza delle variazioni nel proprio benessere psicofisico insorte nel camminare su territori dal substrato diverso ed alla consapevolezza della percezione dello scambio energetico tra territorio ed essere umano.

L’incontro è articolato in una lezione-conferenza esplicativa ed in passeggiate percettivo-esperienziali in siti dai connotati particolari dove sarà possibile vivere in prima persona l’interscambio energetico.

Quando : Sabato 4 novembre 2023 dalle 9 alle 17

Dove: Fregona (TV) – San Vendemmiano – Via Olivera 31

PROGRAMMA


9,00 – 12,30
 
12,30 – 13,30

14,00 – 16,30
16,30 – 17,30
 
Parte teorica e esercizi di potenziamento percettivo

Pranzo al sacco
Percorso percettivo
Condivisione

Percorso teorico-esperienziale aperto a tutti
(purtroppo sono presenti numerose barriere architettoniche insormontabili)
PER INFO E PRENOTAZIONI +39 3496178653

Sabato 30 settembre-domenica 1 ottobre 2023 CORSO BASE di Geobiologia e Geobiofisica a Brugnello (PC), propedeutico al Corso Professionale

SEI INVITATA/O A PARTECIPARE A QUESTA ESPERIENZA MOLTO PARTICOLARE, NON FARTELA SFUGGIRE!!!

Programma del Corso Base di Geobiologia e Geobiofisica al Brugnello (PC) organizzato da Istituto GEA e propedeutico al Corso Professionale 30 settembre e 1 ottobre 2023

Responsabili del Corso : Arch. Giuseppe Marsico; Arch. Mariangela Migliardi; Arch. Cristina Rovano
Cell. Giuseppe 3358007966

La location è l’Albergo Poggiolo in località Poggiolo – 118 cap 29020 – Poggiolo (PC).

Tel / fax +39 0523 931063 – e-mail info@albergopoggiolo.it

Si precisa che la prenotazione delle camere da noi opzionate dovrà avvenire in autonomia. Ogni partecipante può  prenotare  una  camera  personalmente tramite telefono o mail.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE:
per gli Associati è di  € 150,00 per le spese organizzative e il sostegno ai programmi didattici dell’Istituto. Per i Non associati € 150,00 + € 30,00 di adesione all’Associazione (quota da versare in anticipo come caparra)

IBAN: IT37 U030 6909 6061 0000 0122 365  intestato a Istituto GEA

BIC: BCITITMM

QUOTA VITTO E ALLOGGIO:
Il soggiorno in hotel invece sarà al prezzo convenzionato di  € 56 in camera doppia (a persona per la notte di Sabato 27) comprensivo di trattamento mezza pensione (bevande escluse) e prima colazione di Domenica 28. Da considerare a parte il pranzo al sacco di € 6 a partecipante previsto per Domenica 28. La quota totale per vitto e alloggio sarà quindi d € 62 a persona ( escluso sovrapprezzo per la camera singola). A parte il pranzo leggero del sabato per il quale è previsto un menù a € 15 (bevande escluse).

PROGRAMMA:
SABATO  30 SETTEMBRE     ore 10,00-19,00
10,00–10,30: registrazione degli iscritti e consegna dei materiali didattici.
10,30-11,00:  presentazione dell’ associazione Istituto GEA e del Corso Base.
11,00-13,00:  introduzione a geobiofisica, geobiologia ed elettrobiologia (lezione teorica).
13,00 – 14,30: pranzo leggero presso l’agriturismo
14,30 – 15,00: esercizi di autoregolazione energetica per il radicamento e l’aumento della percezione.
15,00 –17,00: prova della ricerca dell’acqua, ricerca del trasformatore nascosto.
17,00 – 18,00: discussione sui risultati delle prove individuali
18,00 – 19,00:  presentazione del percorso di percezione geobiofisica con l’inquadramento della situazione geologica del luogo.
20,00– 22,00:  Cena presso l’Albergo il Poggiolo.

DOMENICA  28 MAGGIO   ore 8,30-17,30
8,00: Colazione presso l’Albergo il Poggiolo.
8,30: Spostamento sul luogo del percorso Brugnello in località Marsaglia.
9,00 – 9,30: esercizi di autoregolazione energetica per il radicamento e l’aumento della percezione.
9,30-12,30: inizio percorso, visita e percezioni alla Chiesa di Cosma e Damiano, ricerca di acqua sotterranea scorrente in una frattura, faglie e altri punti caratteristici alla percezione.
13,00- 14,00: pranzo al sacco in area dedicata lungo il percorso.
14,00–15,30: ritorno verso la partenza sempre sul percorso.
15,30–16,30: condivisione dei risultati e delle esperienze dei presenti e discussione sugli aspetti salienti percepiti e sui test di autovalutazione consegnati alla partenza del percorso.
16,30-17,30: Rientro e conclusione del Corso con consegna degli attestati di partecipazione che danno l’accesso alla prossima edizione del Corso Professionale di Analisi Geobiofisica e Geobiologia.

ADESIONI ENTRO IL 15 SETTEMBRE 2023